Home editoriale Bene il ritorno delle Province, enti utili e vicini al popolo. W il Tigullio libero!

Bene il ritorno delle Province, enti utili e vicini al popolo. W il Tigullio libero!

da Alberto Bruzzone

di ANTONIO GOZZI

Per molti anni nei confronti delle Province (dell’Ente Provincia) vi è stata una considerazione totalmente negativa da parte dell’opinione pubblica, dei media, di gran parte delle forze politiche: enti considerati inutili se non dannosi, poltronifici per la casta.

Tale giudizio ha portato nel 2014 alla famosa legge Del Rio, che ha ridefinito l’ordinamento delle province e istituito le città metropolitane.

In particolare le province sono state definite, così come le città metropolitane, enti di area vasta, e i relativi organi – il presidente della provincia ed il consiglio provinciale – sono divenuti organi elettivi di secondo grado; analogo impianto è stato previsto per il consiglio delle aree metropolitane, con la differenza che il sindaco metropolitano coincide con il sindaco del comune capoluogo.

La riforma preludeva al progetto di riforma costituzionale che prevedeva l’eliminazione delle province dal novero degli enti costituzionalmente necessari. Venuto meno il progetto di revisione costituzionale, si è aperto il dibattito sull’opportunità di un nuovo intervento legislativo. In tale contesto una legge del 2018 ha disposto l’istituzione di un tavolo tecnico-politico, presso la Conferenza Stato-città ed autonomie locali, per la redazione di linee guida finalizzate ad una serie di obiettivi; tra questi, l’avvio di un percorso di revisione organica della disciplina in materia di ordinamento delle province e delle città metropolitane.

Fino a poco tempo fa l’impostazione era comunque quella negativa che riteneva sostanzialmente questi enti inutili o quasi, tanto da non dare loro la forza che deriva dall’elezione diretta.

Ciò che invece accade oggi è che pare essere in corso una profonda revisione di questa opinione da parte di tutte o quasi le forze politiche. I risultati della riforma Del Rio sono talmente deludenti e negativi che facendo un bilancio oggettivo tra il prima e il dopo sono molti quelli che rimpiangono il ruolo e le funzioni delle vecchie province.

Ci sono ben sei disegni di legge, depositati in Commissione Affari Costituzionali al Senato praticamente da tutti i gruppi, che ripropongono una sorta di ‘ritorno al passato’ con l’elezione diretta di presidenti, sindaci metropolitani e assemblee.

Si dice che la stessa presidente del Consiglio Giorgia Meloni sia molto convinta di questo indirizzo, con un rilancio delle province e relativo riordino di poteri.

Al riguardo siano consentite poche considerazioni che più volte ‘Piazza Levante’ ha sollevato e che nascono dalla pessima esperienza, almeno per il Tigullio, dell’inserimento nella Città metropolitana e dalla conseguente nostalgia, che più volte abbiamo espresso, verso la vecchia Provincia.

La vecchia Provincia non era affatto un ente inutile: al contrario con le competenze che aveva sulle strade, sulle scuole e sulla formazione e sull’ambiente svolgeva in questi ambiti un ruolo fondamentale.

Per una regione come la Liguria che ha il problema di un entroterra sempre più abbandonato a sé stesso, dove soltanto quelli che noi chiamiamo ‘i sindaci eroi’ sono il presidio dello Stato verso la popolazione che resta, la Provincia rappresentava un ente amico e vicino.

Andate a chiedere a quei Sindaci se preferivano la vecchia Provincia o la Città metropolitana, che le valli interne non sa neanche dove sono.

Per la Liguria e in particolare per la provincia di Genova, la Provincia era un ente di riequilibrio dello strapotere della Città capoluogo, e la sua azione era infatti concentrata totalmente sulle parti di territorio non metropolitane della costa e dell’entroterra.

E quindi noi vediamo molto positivamente che si torni a parlare del ruolo e del rilancio di questo ente. Non ci iscriviamo affatto al partito di coloro, soprattutto sui media, che non appena si è ricominciato a parlare di Provincia, hanno alzato un potente fuoco di sbarramento parlando addirittura di ‘delitto’ nel caso vi fosse il loro ritorno.

Le logiche dell’accentramento di funzioni e di servizi, del taglio di enti e corpi intermedi, finalizzati a risparmi che in realtà non vi sono mai stati, è una delle tante balle propalate dalle tendenze populistiche che negli ultimi venti anni hanno afflitto sia destra che sinistra, e che la grande stampa ha spesso fiancheggiato se non sponsorizzato.

Una visione moderna che voglia seriamente affrontare la complessità della nostra società e dei nostri territori vede invece nel decentramento delle funzioni e dei servizi, nei presidi territoriali vicini alle popolazioni, nel rispetto della vocazione economica, sociale e culturale delle diverse realtà una risposta adeguata.

La terribile esperienza del Covid, gestita meglio dove c’era decentramento di funzioni territoriali e medicina di base, ha dimostrato tutto ciò.

La speranza è che nel processo che si sta aprendo, di nuova riflessione su province e aree metropolitane vi sia spazio per il riconoscimento della diversità dei territori e per l’abolizione dell’obbligo che il perimetro delle città metropolitane coincida con quello delle vecchie province, come nel nostro caso.

Il Tigullio non ha niente a che fare con la città metropolitana.

Il Tigullio non si vuol far governare dalla città metropolitana, ed ha bisogno di una sua autonomia e di rispetto. Le vicende della soppressione del Tribunale, della diga Perfigli, del depuratore, dell’appalto sulla rumenta (il cui capitolato è stato impugnato da tutti i comuni del Tigullio tranne che da Chiavari e Zoagli, e dovranno spiegarci il perché), dell’Asl 4 sempre più in difficoltà e marginale, della soppressione di altri servizi tutti concentrati nel capoluogo sono lì a dimostrare che così non si può andare avanti.

Ci deve essere spazio, nel nuovo orientamento sulle province, per correggere questa aberrazione. I cittadini del Tigullio si devono mobilitare, e i rappresentanti politici eletti da noi si devono solennemente impegnare affinché ciò avvenga.

W il Tigullio libero!

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