Home Attualità Chiavari, il mare sempre più lontano: già ai primi del Novecento era sorto un comitato per la difesa del litorale. I danni provocati dalle cementificazioni

Chiavari, il mare sempre più lontano: già ai primi del Novecento era sorto un comitato per la difesa del litorale. I danni provocati dalle cementificazioni

da Alberto Bruzzone

di GIORGIO ‘GETTO’ VIARENGO *

Vorrei tornare sul tema affrontato due settimane orsono, l’occasione fondamentale è data dall’impattante opera del nuovo depuratore, impianto posto nell’area di Colmata con una nuova poderosa mantellata verso il mare.

Per facilitare la lettura di questo nuovo articolo, desidero ribadire l’oggetto della riflessione precedente: verificare nel tempo come si sono articolate le opere che hanno consumato gran parte dello sviluppo del litorale, oggi fortemente ridotto e compromesso. Un’indagine storica con alcuni presupposti tutti documentabili: la tavola di Matteo Vinzoni, realizzata nel 1758, con l’intero fronte, compreso tra Le Grazie e Rocche Sant’Anna, totalmente sgombro, un litorale di quattro chilometri percorribile tra i due estremi indicati. La seconda documentazione riguardava la prima opera che ha intaccato il litorale sopra richiamato: la strada del mare del Doge Grimaldi, un progetto del 1786, viabilità capace di collegare l’intero litorale, realizzato a pochi metri dal fronte mare. L’ultima infrastruttura è rappresentata dalla strada ferrata, una linea posizionata a ridosso della via del mare, progettata e realizzata tra il 1868, primo treno a Chiavari da Genova, e il 1874, con il treno che collega Chiavari a La Spezia.

Su questa opera è stato pubblicato un’editoriale, firmato con l’editore di ‘Piazza Levante’ Antonio Gozzi, la scorsa settimana. Ebbene queste due opere cambiano l’intera dinamica del litorale, attivando un processo d’erosione che comprometterà da subito la grande spiaggia, mettendo a rischio la stessa linea ferrata.

Ancora una volta sono i fatti a dimostrare questi rilievi: l’intero tratto, Le Grazie – Preli, doveva essere riprogettato e spostato più a monte. Stessa sorte seguiranno altri tratti della linea, sia verso Zoagli che Sestri Levante – Riva – Moneglia. Perciò, il dibattito sullo spostamento della ‘servitù’ ferroviaria, non è uno sfizio, ma una realtà già affrontata nel tempo.

Alle origini, siamo nel primo Novecento, il fronte mare subisce un declino tale da richiedere provvedimenti urgenti. Ci saranno due raccolte firme per richiedere una nuova viabilità tra gli Scogli e il centro città, il comune rispose con la progettazione della nuova strada dalla piazza Nostra Signora dell’Orto a Preli: l’attuale viale delle Palme – corso Buenos Ayres. Questo provvedimento non bastava, perché l’erosione marina comprometterà gli edifici posti sul lato sud della via del Mare, cioè corso alla Marina – via al Cantiere. Da alcuni rilievi storici possiamo verificare che gli edifici, oggi rappresentati dai soli tre caseggiati Quattro Archi – Ancora – Nelson Pub, erano ben più numerosi, circa diciassette sino alla foce dell’Entella. Il municipio e i privati erano corsi ai ripari finanziando diverse opere di difesa, ma tutte insufficienti per contenere la furia del mare e l’erosione della costa.

Il primo grande intervento trova l’organizzazione del ‘Convegno sulle condizioni della spiaggia di Chiavari e Lavagna’: i risultati sono pubblicati nel 1912 e vedono la presenza dei maggiori studiosi del tempo, tra loro Issel e De Marchi. Tra i maggiori e attivi protagonisti il Comitato per la Difesa della Spiaggia di Chiavari, con amministratori, impresari e cittadini.

Il danno economico era tale da richiamare un vero stato d’emergenza, questo è confermato dalla relazione stessa dove si riportano i circa 5.000 mq, l’area occupata dalle abitazioni andate perdute, con una cubatura di circa 47.000 metri perduti. “Ai danni sofferti dalle proprietà private aggiungasi quelle risentite dalle Ferrovie, che dopo aver consumato enormi somme in costosissimi ripari, si sono trovate nella necessità di dover abbandonare la vecchia loro sede per trasferirsi completamente più entro terra. Il comune di Chiavari perdette soltanto in questi ultimi 36 anni una zona litoranea di circa 80.000 mq.”.

La relazione prosegue richiamando le prime osservazioni eseguite dai ricercatori, il primo grave errore era stato l’aver compromesso lo spazio dell’attività ondosa, realizzando la strada del mare e la ferrovia troppo vicine al bagnasciuga, compromettendo gli spazi di deposito durante le mareggiate. Gli studiosi rilevavano lo spostamento e la conseguente riduzione della nevralgica zona della foce, sia del Rupinaro che dell’Entella, e la riduzione dei materiali per le eccessive opere di prelevamento artificiale dal bacino dei due corsi d’acqua.

La tensione era alta, tale da scrivere parole preoccupate: “Le popolazioni vivono in uno stato di viva agitazione e volgono uno sguardo pieno di ansiosa speranza al Patrio Governo perché salvi dalla grave iattura che minaccia la loro città”. La relazione è completata da un rilievo che illustra la regressione dell’intera costa, conclude la pubblicazione un’immagine fotografica, l’esplorazione della stessa restituisce immediatamente ‘la minaccia’ alla città: la spiaggia era regredita di circa 60 metri agli Scogli, di 80 metri all’altezza di via Prandina, alla foce del Rupinaro l’arretramento misurava 95 metri, 75 al Conservatorio Gianelli, ben 150 alla foce dell’Entella.

Con la Seconda guerra mondiale la costa sarà ulteriormente cementificata e l’effetto ‘respingimento’ dell’attività del mare amplificherà ulteriormente l’erosione della costa. Nel 1963 si avviano i lavori per la costruzione del porto di Chiavari, la realizzazione è supportata dalla necessità di difendere la costa dall’erosione marina, l’opera, seguita dalla successiva costruzione del porto di Lavagna, peggiora ulteriormente la situazione. Nel 1976 una forte mareggiata interrompe la linea ferroviaria Genova – Roma all’altezza di Lavagna, le foto dell’epoca illustrano i binari sospesi nel vuoto, il mare non perdona la ripetizione degli errori storici compiuti. Nel maggio del 1979, il Consiglio Nazionale delle Ricerche organizza uno specifico convegno a Cavi di Lavagna, il tema è ‘La difesa del litorale di Chiavari, Lavagna e Sestri Levante dall’erosione marina’.

Credo utile riportare alcuni passaggi tra i più significati, il sindaco di Lavagna Gianluigi Barbero sosteneva: “Non possiamo più credere, per l’esperienza negativa avuta in passato, ad interventi sporadici, isolati, discontinui nel tempo e spesso basati su indicazioni del tutto approssimative. Potremmo chiederci perché ci preoccupiamo tanto dei nostri litorali. Essi fanno parte di una unità paesaggistica fra le più belle del mondo, basta guardare l’arco tra Portofino e Sestri Levante”. Barbero, nella sua saggezza, comprendeva e sottolineava la necessaria attiva collaborazione tra i tre comuni coinvolti nel congresso: “Ci si aspetta che le relazioni riescano ad analizzare i problemi dei nostri litorali, gli studi e le diagnosi già fatte, per la cura preventiva, la difesa, la ricostruzione, ove necessaria, ed il potenziamento dei nostri litorali”.

Al convegno partecipavano tutti i governi del territorio, dalla provincia alla regione, i comuni e le aziende autonome di soggiorno, gli enti di controllo governativi e demaniali, due giorni di dibattito per avere un nuovo quadro di riferimento. L’ammiraglio Luigi Gatti, sindaco di Chiavari, interveniva portando la sua competenza e una visione nuova delle recenti emergenze. “È un dato acquisito di come la spiaggia costituisca, più ancora della scogliera, la migliore difesa dell’abitato. È per questo che nell’eccezione, consolidatasi attraverso l’esperienza, occorre, una volta tanto, aver la possibilità di stabilire che la difesa delle spiagge costituisce la difesa dell’abitato”.

Gatti comprendeva che il mare non può essere contenuto da barriere, scogliere, muraglioni, ma deve poter scaricare la sua forza in spazi tali da poter depositare le sabbie delle spiagge. Le sue parole confermavano l’intera storia qui riassunta, le opere troppo vicine al mare offrono la possibilità dell’erosione, questo confermava quanto intuito dal congresso e dai dati pubblicati nel 1912.

Nel prosieguo del confronto interveniva il professor Remo Terranova: lo studioso portava alcuni dati che saranno rilevanti per comprendere la portata economica del danno dell’erosione, la spiaggia rappresentava una ricchezza economica per i flussi turistici. Nel periodo rilevato, il 1978, si contavano circa 1.500.000 di presenza sulla sola spiaggia di Cavi di Lavagna, con una densità di 1,5/2 persone a metro quadrato. Lo studioso confermava l’erosione della spiaggia e un nuovo avanzamento grazie alle discariche di materiali litici durante la costruzione dell’autostrada, in tale occasione venivano riversati in mare circa cinque milioni di metri cubi di materiali lapidei.

Questi passaggi confermavano che il fiume Entella non partecipava più alla naturale funzione d’approvvigionamento, anzi, oggi il materiale resta depositato solo nella zona della foce e deve essere rimosso da ingenti lavori annuali. Continuava Terranova: “Negli ultimi tempi, successivi alla costruzione della diga foranea e al molo sottoflutto del porto turistico (di Lavagna), si sono avute le maggiori incentivazioni dei processi erosivi, a partire dal tratto di litorale contiguo al porto stesso e con direzione Cavi”.

Con questo passaggio tornava agli occhi l’immagine già richiamata dei binari del treno sospesi nel vuoto dopo la mareggiata del 1976. Grazie al prezioso lavoro di Remo Terranova si sono potuti contenere i danni e ripristinare i profili del litorale, ma il lavoro non è terminato. Ho potuto verificare, durante gli scavi all’ex Hotel Astoria, come erano articolati i piani di deposito sulla spiaggia prima della costruzione della strada del mare e della linea ferroviaria. La potenza del mare, le libecciate e le sciroccate, potevano contare sull’intero sviluppo sino al piede della collina, lo scavo ha messo in piena visione questa secolare attività, non è un caso se la così detta Via Romana transitava nell’immediato collinare. Eppure continuiamo ad allontanare il mare, pretendiamo di spingerlo dove noi desideriamo, ma spesso non risulta obbediente e sorgono paurose emergenze. La nuova prevista mantellata sull’area di Colmata pretende che il mare sia ubbidiente: forse è bene ripassare la storia.

(* Studioso e cultore di storia e di tradizioni locali)

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