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Genova e il Mediterraneo, qui sta il futuro

da Alberto Bruzzone

di ANTONIO GOZZI

Il Presidente di Confindustria Genova, Umberto Risso, in occasione dell’Assemblea Annuale della Associazione degli Industriali genovesi tenutasi lunedì scorso al Palazzo Ducale, ha svolto una bella relazione dal titolo ‘Città’, concentrata sull’importanza crescente delle città e dei contesti urbani nella trasformazione dell’economia e della società.

In particolare ha sottolineato come le città esistenti stiano vivendo continue metamorfosi allungandosi nello spazio per connettersi ad altre città, dando vita a nuove reti metropolitane nelle quali sono più i tempi di percorrenza che le distanze fisiche a disegnare questa nuova geografia.

In tali reti metropolitane sorgono nuove attività industriali sempre più immateriali, innovative e tecnologiche e si sviluppa un’economia della conoscenza che costituisce, insieme a un capitale umano sempre più qualificato, il vero substrato di questo sviluppo.

Risso giustamente si è posto la domanda di come sia messa Genova in tale processo di trasformazione. E nonostante la drammaticità dei tempi di percorrenza liguri ha sostanzialmente dato una risposta positiva, evidenziando alcuni punti di forza che appartengono alla storia della città ed alla sua tradizione, ma soffermandosi anche sull’oggi e sulla dotazione di asset, primi fra tutti il porto, l’Università e l’IIT, ma anche ragionando su ciò che arriverà nei prossimi anni: dal terzo valico, alla nuova diga portuale, ai cavi sottomarini 2Africa e BlueMed e speriamo alla realizzazione della Gronda.

Ragionando su questa dotazione, Risso ha cercato di proporre una visione più che soffermarsi sulla contingenza stretta, ed ha rilanciato il legame con Milano e Torino, il vecchio triangolo industriale, rappresentato anche fisicamente dalla presenza del Presidente degli Industriali di Torino e dal Presidente di Assolombarda.

Porre la questione in questi termini, cercando di essere realistici e pragmatici, significa anche misurare il gap maturato da Genova negli ultimi trent’anni in termini di velocità di trasformazione soprattutto nei confronti di Milano, e davvero cercare di proporre una ‘vision’ su cosa debba essere e debba servire Genova non tanto ai liguri e ai genovesi ma alle grandi aree industriali del Nord e in definitiva all’Italia intera.

C’è un passaggio nella prima parte della relazione di Risso che a mio avviso è centrale, e che però poi non è stato sviluppato e sul quale invece voglio ritornare e soffermarmi.

Genova – è scritto nella relazione – ha la naturale e storica vocazione ad essere un porto, una porta aperta sul Mediterraneo, una cerniera naturale tra il Mediterraneo e l’Europa, tra il mondo che le rotte marittime connettono e l’oltre appennino.

Da qui per me bisogna partire.

L’ho sostenuto tante volte e continuerò a farlo: il ruolo di porta sul Mediterraneo e di connessione con l’Europa è in fondo non solo la vera vocazione di Genova ma quella del nostro Paese, dell’Italia.

Genova e la Liguria, oggettivamente periferiche e marginalizzate in questi anni da molti dei processi di trasformazione e modernizzazione del Paese, possono tornare a svolgere una funzione e un ruolo primari se comprendono ciò che sta accadendo nel Mediterraneo, specie nella sua sponda sud, e se decidono di giocare in questo contesto un ruolo strategico.

Ricentrare il focus sul Mediterraneo significa scoprire che nonostante una dimensione relativamente modesta (contiene appena l’1% delle acque del globo) le dinamiche degli scambi commerciali, degli investimenti e delle attività produttive sono molto importanti anche a livello globale.

Il Mediterraneo è un mare che intercetta il 20% del traffico marittimo globale e gestisce il 27% delle rotte commerciali di container. Questa area continuerà a crescere nel periodo 2021-2026 e diventerà la seconda del mondo (dopo la Cina) a registrare i maggiori tassi di incremento del traffico portuale: 3,7% il Mediterraneo Orientale, 3,9% il Mediterraneo Occidentale.

La congiuntura internazionale sta inoltre accelerando il processo di regionalizzazione delle economie e di rallentamento della globalizzazione, determinando un aumento dei traffici marittimi circoscritto in specifiche zone (come il Mediterraneo ) con rotte di breve-medio raggio. Questa dinamica rappresenta un’importante opportunità per l’Italia, che in quest’area è leader per movimentazione nello Short Sea Shipping con 244 milioni di tonnellate gestite e una quota di mercato del 38%.

Genova, la sua logistica, il suo armamento devono avviare progetti strategici come le ‘autostrade del mare’ e cioè i collegamenti regolari con Israele, Egitto, Tunisia, Algeria e Marocco, armati di navi moderne e digitalizzate per il trasporto di merci via trailer e di persone, supportati da procedure doganali semplificate.

Per il porto di Genova nei prossimi anni la vera sfida è quella di diventare il protagonista assoluto dei collegamenti con il Nord Africa.

Questa può davvero essere la specificità competitiva, lo spazio differenziale che gli altri non possono avere. Per rendere credibili nuovi traffici merci e di persone che dalla nave, senza rotture di carico, passano su gomma oppure vanno via ferrovia bisogna risolvere rapidamente tutti i nodi infrastrutturali che soffocano Genova e la Liguria.

Il legame forte con le altre economie del Mediterraneo, l’investimento in rapporti di cooperazione a lungo termine con Paesi in sviluppo, la formazione di giovani classi dirigenti di cui bisogna promuovere, attraverso l’Università e le imprese, la permanenza a Genova e in Liguria per periodi di specializzazione, il supporto a startup che provengono da quei Paesi e che lavorano sull’economia del mare sono le direttrici su cui impostare il futuro.

Genova deve diventare una capitale cosmopolita del Mediterraneo e i giovani del Mediterraneo devono sentirsi a casa a Genova e in Liguria.

Un’ultima notazione sulla transizione energetica.

Essa può diventare un altro terreno di questa cooperazione. Algeria, Tunisia, Egitto e Marocco stanno avviando grandi programmi sulle energie rinnovabili e sull’idrogeno e chiedono collaborazione tecnologica e finanziaria che spesso dall’Europa non arriva.

Le imprese genovesi e liguri hanno in questo campo hanno tutte le competenze con le quali supportare questi programmi, promuovendo in essi le migliori tecnologie per la decarbonizzazione e trasferendo know how di prim’ordine. Le imprese genovesi e liguri possono diventare investitrici in questi progetti.

Cosa significa far diventare Genova la capitale della transizione energetica del Mediterraneo e dei suoi porti?

  • Sviluppare un distretto industriale di ricerca e formazione per lo sviluppo delle tecnologie della transizione energetica nei campi della produzione, distribuzione e dispacciamento, componentistica, digitalizzazione ecc. mettendo in rete tutti i soggetti coinvolti nella filiera;
  • Favorire le relazioni e l’interscambio tra questo distretto industriale e l’Università e gli altri enti di ricerca e formazione presenti sul territorio al fine di promuovere la ricerca scientifica e l’eccellenza tecnologica.

La città e la regione hanno importanti player che possono lavorare insieme sulla creazione del distretto industriale e della ricerca e formazione connessi. Solo per citare alcuni nomi senza alcuna pretesa di esaustività: Erg, Iit, Iren, Fincantieri, Leonardo, Ansaldo Energia, Duferco Energia, Abb, Rina, Axpo, Cisco, Ericsson.

Confindustria Genova dovrebbe diventare il pivot di questo progetto, collegando i vari soggetti in campo e promuovendo l’elaborazione di un programma di iniziative e attività coerenti con l’obiettivo.

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