Home Approfondimento Piste ciclabili a Chiavari, un gran pasticcio. Quante criticità tra parcheggi cancellati, rastrelliere diminuite, tratti pericolosi. E Partecip@ttiva non siede in Commissione

Piste ciclabili a Chiavari, un gran pasticcio. Quante criticità tra parcheggi cancellati, rastrelliere diminuite, tratti pericolosi. E Partecip@ttiva non siede in Commissione

da Alberto Bruzzone

di ALBERTO BRUZZONE

Le piste ciclabili continuano a suscitare polemiche e perplessità, all’interno del Comune di Chiavari. È vero che stiamo parlando di una delle città del Tigullio dove maggiormente si utilizzano le due ruote (anche per la sua naturale conformazione per gran parte pianeggiante), è vero che c’è il plauso della Fiab (la Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta) sulle varie iniziative portate avanti, ed è vero pure che ci sono parecchi finanziamenti, nazionali ed europei, che consentono di portare avanti determinati progetti, oltre a una coscienza sempre più marcata rispetto ai concetti della mobilità alternativa e sostenibile; ma tutto questo si scontra con il consueto atteggiamento da parte di Palazzo Bianco di andare avanti senza condividere le scelte con la cittadinanza, il che sta provocando moltissime discussioni, rispetto ai nuovi tratti.

Le minoranze in Consiglio Comunale hanno chiesto lo scorso ottobre una Commissione apposita, per analizzare i vari punti critici. Punti che sono evidenziati anche dalle decine e decine di post sui social network, e non solo sulla pagina ‘Mugugni del Comune di Chiavari’. Sono anni che sulle piste ciclabili chiavaresi il dibattito è forte ma, nonostante questo, non si è mai registrata alcuna marcia indietro da parte dell’amministrazione comunale, né alcuna disponibilità a discutere eventuali modifiche. Eclatante il caso del percorso per le due ruote sul marciapiede in corso Millo, altrettanto eclatanti le strozzature in corso Colombo, le aiuole cancellate, i parcheggi cancellati, i tratti pericolosi perché si creano situazioni troppo ibride con i pedoni e con le automobili. Eclatante il caso delle biciclette consentite in via Martiri della Liberazione, eclatante il caso del tratto all’interno del sottopassaggio di corso Millo.

Le piste ciclabili ‘costi quello che costi’ sono uno degli indirizzi dettati da Partecip@ttiva, lista alleata dell’attuale maggioranza, sin dai tempi del mandato di Marco Di Capua. Quando ci fu da accordarsi per il ballottaggio, nella sfida tra Levaggi e Di Capua del 2017, una delle condizioni imposte fu appunto la realizzazione dei percorsi dedicati alle biciclette. Fu scelto Giorgio Canepa, già candidato sindaco, come consigliere con delega. E ora, non essendo stato rieletto, ecco che a occuparsene c’è Alessandro Monti, pure lui storico esponente di Partecip@ttiva, nonché tra i suoi fondatori. Peccato che alla Commissione Consiliare apposita, finalmente ottenuta dalle minoranze, Monti non fosse presente.

È toccato quindi all’onnipresente presidente del Consiglio Comunale, Antonio Segalerba, difendere le scelte dell’amministrazione, mentre il sindaco Federico Messuti, pur seduto al tavolo della riunione, non ha fatto alcun intervento. È il modus operandi di Palazzo Bianco: far parlare l’avvocato / presidente del Consiglio (nonché recentemente nominato vicesindaco della Città Metropolitana) quando Palazzo Bianco viene messo sotto attacco.

A dare evidenza della Commissione sono i consiglieri comunali di minoranza, attraverso una voce congiunta. Il comunicato porta la firma di Nicola Orecchia, Giovanni Giardini, Silvia Garibaldi, Alessandro Calcagno, Mirko Bettoli e Antonio Bertani. Tre le sezioni della pista ciclabile prese in esame (quella che, complessivamente, il Comune di Chiavari sul suo sito ufficiale chiama, anche un po’ trionfalisticamente, Bicipolitana, altro termine tanto caro a Partecip@ttiva): tra corso Colombo e via Tito Groppo, tra piazza Leonardi e corso Valparaiso e tra corso Gianelli e corso Assarotti. Secondo i consiglieri, “a livello generale abbiamo potuto verificare che l’amministrazione non ha ancora un progetto complessivo di piste ciclabili, ma sta procedendo a spot e, ad oggi, c’è confusione sul senso di marcia e sui collegamenti con Sanpierdicanne e con il Comune di Lavagna”.

Inoltre, “in riferimento al progetto ‘ex area Rissauto’ di via Bontà, non è stata data nessuna informazione in merito al parziale utilizzo di un milione di euro di oneri di urbanizzazione per la mobilità sostenibile, considerato anche l’imminente e probabile inizio del cantiere, essendo venuti a conoscenza che entro la fine dell’anno chiuderà l’attuale autorimessa. Singolare che il sindaco da noi espressamente convocato a illustrarci la pratica pur essendo presente e avendo la delega ai lavori pubblici non sia mai intervenuto e la maggioranza si sia espressa solo tramite il monologo del presidente del consiglio comunale Antonio Segalerba. Altro aspetto singolare è ‘l’assenza’ durante la discussione dell’unico rappresentante di Partecip@ttiva. Ci chiediamo se sia stata un’assenza per sottolineare il dissenso al lavoro svolto nella passata amministrazione dall’allora consigliere Giorgio Canepa delegato alle piste ciclabili o alle risposte che ha fornito il presidente Segalerba. Comunque, due silenzi assordanti”.

Sul primo tratto, quello tra corso Colombo e via Tito Groppo, è stata evidenziata dalla minoranza la scelta degli oleandri come essenza arborea inserita nelle aiuole spartitraffico tra la pista e la careggiata veicolare. “L’oleandro è una pianta che può provocare effetti tossici e velenosi per le sue varie componenti. La tossicità può dar vita a sintomi di diversa entità, mentre gli effetti più pericolosi sono quelli a carico cardiaco. Inoltre, la crescita della pianta deve essere sostenuta da tutori verticali in modo che questa non vada ad invadere la corsia della pista ciclabile. Abbiamo segnalato, inoltre, la criticità per chi da via Jacopo Rocca (pedoni, ciclisti e automobilisti) si immette su corso Colombo”.

Il secondo tratto, quello tra piazza Leonardi e corso Valparaiso, è anche il più contestato: “Le opere finanziate dalla Città Metropolitana riguardano anche il sottopasso di corso Millo che collega la ciclabile del mare con corso Assarotti. Solo quest’ultimo intervento è costato ben centoventimila euro, quando poteva a nostro parere benissimo essere evitato, vista la presenza del percorso a scivolo utilizzabile non solo da persone disabili o mamme con passeggini ma anche dai ciclisti conducendo la bici a mano, cosa consentita e in uso in altre città, oppure in alternativa si poteva prevedere il passaggio già esistente in Marina Giulia”.

Infine, il terzo tratto, tra corso Gianelli e corso Assarotti: “Abbiamo segnalato la scarsa visibilità a causa della presenza dei portici e una criticità del tratto di fronte alla stazione. Infatti, la pista ciclabile dal marciapiede di corso Assarotti passa davanti all’ex edicola davanti all’attraversamento che da viale delle Medaglie d’oro porta alla stazione, davanti alla fermata del bus e davanti al bar San Marco, eliminando nelle sue vicinanze un gran numero di rastrelliere per le biciclette”.

C’è da chiedersi se, ora, Palazzo Bianco vorrà tenere in conto le segnalazioni della minoranza e, soprattutto, le tante rimostranze da parte dei cittadini. Si può essere amanti delle due ruote e della mobilità sostenibile anche difendendo le scelte di buon senso, e non ogni decisione che viene assunta tanto per fare e poi dire che si è fatto questo o quello.

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