Home Attualità Gianni Berrino, da Sanremo a Palazzo Madama: “Sono un senatore della Liguria e penso anzitutto alla mia regione. Attenzione massima su Ilva e Ansaldo Energia”

Gianni Berrino, da Sanremo a Palazzo Madama: “Sono un senatore della Liguria e penso anzitutto alla mia regione. Attenzione massima su Ilva e Ansaldo Energia”

da Alberto Bruzzone

di ALBERTO BRUZZONE

“Ho aderito a Fratelli d’Italia pochi giorni dopo la sua fondazione. Era il 30 dicembre del 2012. Allora eravamo in pochi e non c’era nulla da guadagnare, se non rincorrere un sogno. Ma la politica l’ho sempre intesa così: passione e cuore prima di tutto”. Poi, in realtà, i risultati sono arrivati: e oggi Fratelli d’Italia veleggia oltre il 30% dei consensi (secondo gli ultimi sondaggi), ha vinto in maniera importante le ultime elezioni politiche, ha portato Giorgia Meloni alla presidenza del Consiglio dei Ministri (prima donna premier nella storia d’Italia) e ha permesso a tante di quelle persone che nel 2012 ‘rincorrevano il sogno’ di arrivare a toccare gli scranni più alti della politica nazionale.

Uno di questi è Gianni Berrino. Classe 1964, originario di Sanremo, avvocato di professione, è stato assessore regionale con deleghe ‘pesanti’ al Turismo, ai Trasporti e al Lavoro e si è fatto ben apprezzare nel primo mandato di Giovanni Toti da governatore della Liguria e anche nel secondo. Poi, candidato al Senato nel collegio uninominale della Liguria, ha vinto la sfida con il centrosinistra e staccato un biglietto per Roma, dove resterà per i prossimi cinque anni (salvo stravolgimenti). È membro della Seconda commissione permanente (Giustizia) e della Decima commissione permanente (Lavoro, Previdenza, Sanità e Affari Sociali). “Rispetto all’assessorato è diversa la prospettiva, ma io sono ligure, sono stato eletto in Liguria e intendo portare avanti le istanze della nostra regione”.

Senatore Berrino, come sono questi primi giorni in Parlamento?
“Diciamo che siamo partiti subito con i dossier pesanti. La Finanziaria, la discussione sul Decreto Rave, quella sul carcere ostativo. Dipende dal fatto che siamo in autunno e quindi nel pieno dei lavori, mentre in quasi tutte le altre occasioni si votava poco prima dell’estate. Quindi questi primi giorni sono davvero molto impegnativi”.

Ha mantenuto le competenze legate al lavoro, rispetto alla Regione Liguria, in più si occuperà di giustizia.
“Giustizia fa parte della mia professione di avvocato. Sui dossier del lavoro, invece, ho lavorato negli anni da assessore in Regione. È chiaro che qui la visuale è differente e pure il ruolo, che è meno operativo nel breve periodo. Ed è altrettanto chiaro che non rinuncerò a quegli interessi che sono prioritari per la Liguria”.

Per esempio?
“Tutta la partita dei trasporti e delle infrastrutture. Il primo discorso che mi viene in mente è l’efficientamento della stazione ferroviaria di Ventimiglia, per poter far arrivare i nuovi treni regionali. È un problema molto serio”.

Il viceministro alle Infrastrutture, l’altro ligure Edoardo Rixi, ha indicato un’agenda per le principali opere, a cominciare dalla Gronda.
“Rixi ha indicato un’agenda e noi siamo tutti d’accordo. Va benissimo per quanto riguarda le opere principali, poi bisogna mandare avanti anche tutte le altre. Penso al raddoppio ferroviario a Ponente, ai lavori per il tunnel del Colle di Tenda, alla bretella tra Carcare e Predosa. Noi parlamentari faremo da controllo e da pungolo affinché gli impegni del Governo siano rispettati”.

Le sue prime iniziative parlamentari?
“Sono stato tra i firmatari della proposta di legge per istituire una festa nazionale il 4 novembre, giorno in cui terminò la Prima guerra mondiale. La vera unità nazionale si fece nelle trincee del Carso, dove si trovarono uniti veneti e napoletani, piemontesi e siciliani: una festività celebrata per quasi settant’anni in maniera sentita e partecipata, che sarebbe importante ripristinare”.

Altri fronti?
“Ricevo sollecitazioni quotidianamente. Da ultime, quelle dei lavoratori del settore agricolo. Le richieste sono tante”.

Sui temi del lavoro, sono molto caldi i fronti di Ansaldo Energia e di Ilva.
“Seguo entrambe le vicende e anche il ministro Urso è molto sul pezzo, quando si tratta di siderurgia. Non ha senso togliere le commesse alle aziende italiane. Bisogna creare le condizioni perché si torni a richiedere lavoro competente e qualificato: su questi temi non siamo secondi a nessuno”.

È diverso il suo ruolo da senatore, rispetto a quello di assessore regionale?
“Dell’assessore regionale adesso non ci sono più le pressioni e i problemi da risolvere nell’immediato e non ci sono le arrabbiature conseguenti. I problemi restano, ma con un raggio differente. Bisogna lavorarci tutti insieme, noi parlamentari e i ministri. Diciamo che a Roma si respira più politica. A qualcuno piacciono ruoli più operativi. A me, che mi interesso di politica sin da quando avevo 15 anni, piace anche così”.

Si sarebbe mai aspettato un partito al 30% nel giro di dieci anni?
“Non credo che se lo sarebbe mai aspettato nessuno, nemmeno nelle più rosee previsioni. Ma il momento difficile è adesso che siamo al Governo. Sentiamo addosso una grande responsabilità. Io ho sposato sin da subito il progetto di Fratelli d’Italia perché c’era bisogno dieci anni fa di una nuova destra. Non ho mai condiviso l’impostazione del PdL, né si poteva riproporre il modello di Alleanza Nazionale e, men che meno, quello dell’Msi. Fratelli d’Italia è stata ed è la perfetta sintesi: la destra moderna con Giorgia Meloni, la destra storica con Ignazio La Russa, la destra liberale con Guido Crosetto, di cui ho una grandissima stima. Pensiamo a lavorare bene e a fare in modo che arrivino i risultati”.

Ti potrebbe interessare anche