Home Approfondimento Ma perché Chiavari deve ospitare il depuratore anche di altri comuni? Ieri come oggi, fu Città Metropolitana a decidere. Ecco come andò sette anni fa

Ma perché Chiavari deve ospitare il depuratore anche di altri comuni? Ieri come oggi, fu Città Metropolitana a decidere. Ecco come andò sette anni fa

da Alberto Bruzzone

di ALBERTO BRUZZONE

Ma come c’è arrivato il progetto del depuratore a Chiavari? Com’è che, a un certo punto, l’unico comune del Tigullio che aveva un impianto funzionante in zona Preli si è trovato a dover ospitare quello di tutto un comprensorio? E, soprattutto, com’è che questa versione non la racconta mai nessuno, com’è che non si torna mai indietro nel tempo?

Esattamente come fatto per la Diga Perfigli, come ‘Piazza Levante’ siamo andati a cercare nel passato, per cercare di capire da dove nasce l’esigenza di costruire un nuovo depuratore, di costruirlo proprio a Chiavari e di allacciarlo alle reti nere dei comuni vicini.

Siamo a sette anni fa, esattamente nel 2015, quando si apre l’esigenza, pena l’infrazione europea (già allora come adesso), di costruire impianti di depurazione delle acque per tutti i comuni del Levante genovese. Al momento, Chiavari ha l’impianto di Preli che, per quanto datato, è perfettamente funzionante, quindi è uno dei pochi comuni non in infrazione. Rapallo, Santa Margherita e Recco si sono adeguati o si stanno adeguando da poco, Lavagna e Sestri Levante devono adeguarsi, come gran parte delle cittadine dell’entroterra.

È in Città Metropolitana che, per la prima volta, si fa strada l’ipotesi di un depuratore comprensoriale: perché il depuratore di Chiavari va verso il fine vita e pare molto più conveniente costruire un impianto complessivo dove allacciare le acque reflue di tanti comuni, piuttosto che costruire tanti piccoli depuratori, uno per città.

Siamo ai tempi in cui a Genova amministra il sindaco Marco Doria e, conseguentemente, come da statuto, lo stesso Doria è anche sindaco metropolitano. Con lo stesso atteggiamento di protervia di oggi, Città Metropolitana indica una direzione: lo ha fatto in tempi recenti con la costruzione della Diga Perfigli, che sta devastando la piana dell’Entella e il ‘seggiun’ di epoca napoleonica; lo ha fatto nel 2015 prospettando per il maxi depuratore comprensoriale l’unica area pianeggiante, vicina alla costa, e facilmente servibile per i vari comuni, ovvero la Colmata a mare di Chiavari.

Siamo al 29 settembre 2015 quando la proposta della Colmata, partita dalla Giunta di Marco Doria sindaco di Genova, viene votata in Ato, ovvero l’Ambito Territoriale Ottimale che riunisce tutti i comuni della ex provincia di Genova (sono 67).

Ebbene, in quella riunione la maggioranza dei comuni votò a favore del depuratore alla Colmata. Chiavari, allora presente con il sindaco Roberto Levaggi e con l’assessora alle Acque, Daniela Colombo, votò contro, ma tutto questo non bastò. A suffragare l’indirizzo dato dall’Ato, fu il successivo 7 ottobre 2015 il Consiglio Metropolitano. Tutti votarono a favore del depuratore alla Colmata di Chiavari, tranne Franco Senarega della Lega. Ed ecco che, per peso specifico dei voti, fu Genova a stabilire il destino di Chiavari: ieri come oggi, esattamente allo stesso modo e con la stessa prepotenza.

Chi siede oggi in Consiglio Metropolitano e in Giunta Metropolitana (con ruoli anche piuttosto apicali), ovvero l’avvocato chiavarese Antonio Segalerba, presidente del Consiglio Comunale di Chiavari, dovrebbe conoscere molto bene questa storia, ma nessuno la tira fuori, evidentemente perché non fa comodo.

Ma torniamo al 2015: l’amministrazione Levaggi, che votò contro al depuratore alla Colmata, prende atto del voto sfavorevole a Chiavari da parte dell’Ato e del Consiglio Metropolitano, protesta con l’assessorato all’Ambiente della Regione Liguria (il ciclo di Giovanni Toti era appena iniziato e a occuparsi per delega della questione era ed è ancora l’assessore Giacomo Raul Giampedrone) e, soprattutto, prepara e presenta, a firma dell’avvocato chiavarese Luigi Cocchi, un dettagliato ricorso al Tar, sul perché il depuratore alla Colmata di Chiavari non può e non ci deve stare.

È su questa posizione di stallo tra le parti che comincia la trattativa politica, al termine della quale Città Metropolitana, Regione Liguria e Comune di Chiavari raggiungono l’accordo: l’amministrazione di Palazzo Bianco ritirerà il ricorso a determinate condizioni. Queste sono: la liberazione della Colmata dalla servitù del depuratore, il declassamento da depuratore comprensoriale a depuratore di vallata (con lo scorporo quindi delle fognature di Sestri Levante e di tutta la Val Petronio, che confluiranno invece nell’impianto attualmente in fase di realizzazione in zona Ramaia), l’indicazione del sito sulla sponda destra della foce dell’Entella, in zona non esondabile, accanto allo stabilimento balneare del Lido, che non sarebbe stato toccato e, anzi, si sarebbe visto completamente riqualificato, con la ristrutturazione della piscina olimpionica e la creazione ex novo di una seconda piscina da venticinque metri.

Nei primi mesi del 2017, e cioè quasi due anni dopo il primo verdetto, l’Ato si riunisce nuovamente, per votare queste modifiche: che questa volta passano con 67 voti favorevoli su 67. Chiavari è scesa a patti (perché comunque il depuratore andava costruito, pena le sanzioni in bolletta per tutta la cittadinanza), ha ottenuto un depuratore più piccolo, ha sventato le tubature sul fondo del mare, ha ottenuto importanti contropartite (le due piscine) e ha salvaguardato l’unica area di sviluppo strategico, la Colmata a mare.

Eppure, tutto questo non viene capito, viene anzi attaccato politicamente e alla campagna elettorale del 2017 l’allora candidato sindaco Marco Di Capua imposta tutta la sua corsa a Palazzo Bianco sul tema del ‘no’ al depuratore al Lido. Per dove andarlo a rimettere? Esattamente alla Colmata. Il resto è storia recente: Di Capua vince le elezioni e, come promesso in campagna elettorale, la decisione dell’Ato viene rivista: depuratore (sempre di vallata) via dal Lido e nuovamente in zona Colmata, dove è più vicino alle case, dove costerà un’infinità di più per quanto riguarda le difese a mare, dove scavando nel sottosuolo si potrebbe trovare di tutto (si chiama Colmata perché ospita gli inerti provenienti dai cantieri delle Autostrade per la costruzione di alcune gallerie sulla A12) e dove, soprattutto, qualsiasi progetto relativo alla piastra superiore, a cominciare dal polo scolastico, è vincolato ai pareri della Regione Liguria che non si è ancora espressa in merito e che non lo farà sino a che non si avrà l’esatto impatto dell’impianto di depurazione. Che è prioritario rispetto a qualsiasi prospettiva di sviluppo strategico. L’ultimo ricorso al Tar Liguria ne fa menzione. Di questo e di molti altri particolari in questa incomprensibile scelta di svendere l’area di Colmata, patrimonio dell’intera città di Chiavari. Chissà perché.

Ti potrebbe interessare anche