Home SportCalcio Un’altra chiamata in Nazionale per un giovane atleta dell’Entella Chiavari. Manuel Montali: “Per noi sta diventando la regola e non l’eccezione”

Un’altra chiamata in Nazionale per un giovane atleta dell’Entella Chiavari. Manuel Montali: “Per noi sta diventando la regola e non l’eccezione”

da Alberto Bruzzone

di DANILO SANGUINETI

Sarà anche vero che un campione non lo si giudica oltre che da come tira un calcio di rigore anche dal numero di convocazioni nelle varie nazionali e che tanti promettenti calciatori si sono persi per strada dopo aver raggiunto l’ambita maglia di colore azzurro, e però altrettanto vero che la via per il professionismo e per diventare qualcuno in questo sport passa anche attraverso il riconoscimento di tecnici qualificati e la convocazione o la partecipazione ad eventi delle selezioni giovanili nazionali, tappa indispensabile in questo processo di maturazione e di salita verso la gloria.

Se le cose stanno in questo modo il settore giovanile dell’Entella Chiavari ha un altro motivo di vanto. Per un club limitato ai campionati di Lega Pro il numero delle chiamate in azzurro di suoi allievi è sorprendentemente alto. La conferma che per il vivaio guidato da oltre un decennio con immutabile successo da Manuel Montali sia ‘stretto’ in una categoria che esclude i club di A e B dalle competizioni.

Mihai Ahile Calitoiu

L’ultimo colpo in ordine di tempo è l’ingresso in pianta stabile nella selezione della Romania Under 14 di Mihai Ahile Calitoiu, centrocampista classe 2008, figlio di Mihai sr, allenatore della Under 14. Il bello è che i due non sono nello stesso team. “Perché Mihai Ahile – spiega il responsabile del settore giovanile – gioca con l’Under 16 di mister Scotto, quella che difende lo scudetto vinto la scorsa estate. Nella nazionale del suo paese naturalmente combatte con i pari età ma qui date la classe e la serietà dimostrate si batte ‘sotto leva’. Un centrocampista che ha ottime potenzialità, nel suo paese lo hanno inserito tra i venti elementi selezionati in pianta stabile e che verranno seguiti con particolare attenzione”.

Montali ci tiene a sottolineare come il ragazzino sia la regola non l’eccezione da queste parti. “Ci sono diversi elementi che sono stati chiamati o stanno per rispondere a chiamate delle varie selezioni nazionali. Noi lo riteniamo un onore e lo interpretiamo come un segnale che stiamo lavorando bene l’essere seguiti ad alto livello”.

D’altro canto non ci sono solo le convocazioni in azzurro o altre maglie, ci sono i risultati a dire che il settore giovanile biancoceleste continua a essere il fiore all’occhiello dell’intera società. “In questo avvio di campionato con le varie categorie abbiamo disputato 17 incontri: il bilancio dice 15 vittorie e 2 pareggi. Una media impressionante ma non sorprendente. Sappiamo di avere tra le mani un materiale eccellente e sappiamo che l’essere limitati alla Lega Pro ci favorisce”. Montali sull’argomento non si nasconde dietro fumisterie dialettiche. “Da quando la Federazione ha deciso che le squadre giovanili di un club debbono partecipare ai campionati della stessa categoria della prima squadra, la strada per noi è diventata in discesa. Eravamo abituati a confrontarci con i vivai ‘top’ e nella categoria Lega Pro siamo avvantaggiati. Purtroppo non possiamo farci molto: cerchiamo di fare il meglio possibile nella regular season e di prepararci a dovere per i play off quando ci confronteremo con i club dai vivai più forti, contro i Padova e i Cesena, come accadde per le finali della scorsa stagione”.

Manuel Montali

Nel pre campionato le squadre dell’Entella hanno affrontato formazioni di categoria superiore, ed hanno sempre fatto bella figura e spesso hanno pure vinto. “Quello che conta è far crescere i ragazzi, tecnicamente e atleticamente. In modo da essere pronti per il salto di qualità, sia quando sia. Certo l’essere in Lega Pro forse ci crea qualche intoppo quando andiamo a parlare con i genitori che vorrebbero per i loro figli club dai nomi altisonanti o che militino nelle categorie superiori. Per fortuna ne convinciamo molti facendo loro vedere dove siamo, cosa facciamo e che cosa abbiamo ottenuto in 15 anni di costante crescita”. L’essere ‘confinati’ nella categoria ha anche altri vantaggi meno evidenti a chi non è del mestiere: “Lo faccio notare ai procuratori e ai tutori più scettici: giocare contro formazioni di A e B o di livello qualitativo superiore sarà più impegnativo dal punto di vista tecnico ma affrontare avversari che ti temono, ti vedono come una corazzata e che contro di te sono pronti a dare il centouno per cento ti obbliga a tirare fuori l’agonista a combattere con la sciabola anziché tirare di fioretto. Ed anche questo è importante per la formazione di un futuro professionista”. Perché nonostante tutto il calcio è ancora uno sport per uomini e donne ‘veri’, non mammolette.

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