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Cronache da Genova – I giorni più difficili del sindaco Marco Bucci, in attesa del pronunciamento dei giudici sulla sua ineleggibilità per il ruolo di commissario

da Alberto Bruzzone

di FABRIZIO DE LONGIS

Marco Bucci e dimissioni. Sono queste le due parole più pronunciate a Genova e in Liguria negli ultimi tre giorni. Mai tanto il nome del Sindaco di Genova è saltato alla bocca dei liguri, nemmeno forse quando è stato eletto per la prima volta espugnando la roccaforte rossa genovese. Neppure quando è diventato commissario per la ricostruzione dell’ex ponte Morandi. Superato anche il successo della rielezione al primo turno con un plebiscito di voti.

Ma questa volta non sono i risultati vincenti di Bucci a muovere l’opinione pubblica genovese. La partita in gioco non è di quelle del sottoterra magmatico della politica. Le voci degli addetti ai lavori. I dettagli di chi segue l’iter giornaliero dell’amministrazione cittadina. Quella che è arrivata lunedì è una bomba pronta a esplodere o a finire in uno sbuffo di fumiciattolo grigio come nei cartoni animati. Bucci decade da sindaco; Bucci si dimette da sindaco; Bucci continua a fare il sindaco con quel suo piglio decisionale e pigliatutto che lo ha sempre contraddistinto e, ammettiamolo, ha messo timore a molti in città. Partendo dalla sua stessa giunta.

Difatti contro il sindaco pochi hanno scelto di andare in questi anni. E quasi nessuno apertamente. E proprio in questa sfida aperta risiede il caos degli ultimi giorni.

Non molte settimane fa, dalle stesse pagine di ‘Piazza Levante’, nell’esordio di questa cronaca genovese, raccontavamo la stabilità e la forza del sindaco di Genova. Forza che va dato atto a Bucci di aver dimostrato anche in tribunale martedì pomeriggio, quando è venuto a contendersi il tema centrale di tutta questa discussione che lunedì nel tardo pomeriggio ha fatto rincorrere le voci delle sue certe dimissioni. Certezza che piano piano è andata sgranando fino al legittimo dubbio.

Facendo un piccolo passo indietro, torniamo alla rielezione di Marco Bucci a sindaco di Genova. Giugno di quest’anno. Chiara vittoria politica con una conferma che arriva al primo turno, solida, di quelle che fanno sentire il loro peso. Il sindaco ha così di diritto il potere che nel primo mandato ha dovuto rivendicare “a spallate e pesci in faccia”, sintetizza un assessore martedì scorso quando in scena va un Consiglio Comunale sui generis, con l’aula rossa impegnata nella discussione dell’ordine del giorno previsto, quello degli affari correnti della città, mentre gli scranni del sindaco, del suo vice e dell’assessore agli Affari Legali risultano vuoti, perché i titolari della carica si trovano in udienza al tribunale cittadino.

Infatti è qui che si annida forse l’unica vera sfida pubblica a Bucci che si registri in città.

Quando a giugno arriva la conferma di Bucci sindaco per il secondo mandato, parte un ricorso in sede civile. Firmatari, fra gli altri, nomi di peso come l’ex rettore dell’Università, Paolo Comanducci, l’ex presidente dello stesso Tribunale di Genova, Claudio Viazzi, e l’ex presidente della sezione genovese della Corte dei Conti, Ermete Bogetti. La tesi è semplice: il Testo unico degli enti locali prescrive un’incompatibilità fra la carica di sindaco e quella di commissario. Condizione che centra pienamente Marco Bucci. Sindaco di Genova e commissario per la ricostruzione del ponte Morandi.

Bucci, ovviamente, non arriva impreparato. Il ricorso se lo aspetta, ma ritiene di avere solide basi a suo favore. Infatti prima di ricandidarsi, proprio in merito, chiede un parere al Consiglio di Stato, al ministero degli Interni e ad Anci. Tutti favorevoli verso una non possibile incompatibilità. Molti a questo punto si sono chiesti, ma perché il sindaco non ha tagliato la testa al toro e non si è dimesso da commissario 40, e si badi bene, soli 40 giorni prima del voto, per farsi rinominare il giorno dopo l’elezione che in città si dava per scontata? Ascoltando il primo cittadino la tesi è semplice: per non prendere in giro i genovesi. E qui allora scattano i maligni. Le lingue taglienti.

Il sussurro che fa eco alla risposta del sindaco è quello che la gestione a turbo spinto della ricostruzione del ponte, il rinominato ‘Modello Genova’, con di mezzo due aspetti fondamentali, l’esenzione sostanziale dalla legislazione in materia di concorrenza e trasparenza e il pagamento a piè di lista da parte di Autostrade, avrebbe potuto comportare qualche dubbio nella riconferma a commissario. Questo perché, se Bucci si fosse dimesso da commissario, l’intera struttura sarebbe decaduta. Struttura che anche per un così breve interregno sarebbe stato necessario affidare a un altro commissario che avrebbe preteso ben più di 40 giorni di interregno e prendendo le carte in mano, avrebbe costituito i propri uffici. Scelto lui i tecnici. Nominato collaboratori e consulenti di sua fiducia. E questo interregno si sarebbe sicuramente allungato e probabilmente riempito di valutazioni terze su quanto già fatto. Insomma, Bucci non sarebbe tornato al timone del ponte in 40 giorni e il suo operato sarebbe finito, se non al microscopio, basta sotto un occhio pigro. Con tutto quello che può voler dire alla vigilia di numerosi interventi infrastrutturali strategici per la città come la gronda di ponente, lo spostamento della diga foranea del porto e via dicendo.

Di qui, dunque, l’avvenuta elezione a sindaco da commissario in carica. E quindi, secondo i ricorrenti, la sussistenza dell’incompatibilità che ne dovrebbe comportare la decadenza da sindaco.

A conti fatti quello che martedì a Genova è andato in scena non è da poco. E non solo per i cultori del diritto e per gli studiosi di giurisprudenza (molti, infatti, i nodi di merito da sciogliere), ma per la politica e la democrazia tutta. Vedere il sindaco di una delle principali città di Italia rieletto a grande plebiscito, simbolo di un presunto modello di costruzione e ricostruzione delle infrastrutture di una nazione, primo personaggio di riscatto da un dramma collettivo come quello del crollo del ponte Morandi, andare a processo per un cavillo, ma di quelli che sanno pungere, in punta di diritto, su cui però la democrazia si regge, non è poco. Se si aggiunge che a difendere il sindaco, in aula, non sono tanto gli avvocati del Comune che guida, ma il suo vicesindaco e l’assessore agli Affari Legali, entrambi avvocati, e che il sindaco in udienza, contro quanto previsto dal procedimento, si alza in piedi ed espone la propria posizione, parliamo di storia della politica cittadina.

Su tutto, quindi, verte la spada di Damocle della sentenza. Ricorso rifiutato, rinviato alla Consulta, accettato con decadenza del sindaco. Ma molto più centra il personaggio Bucci, uomo e politico. Conta come viene interpretata la carica di sindaco. E qui la dinamica, per chi conosce il primo cittadino genovese, sembra chiarirsi. Per questo, le strade che conducono alla sua uscita da palazzo Tursi sembrano maggioritarie.

Fino a una settimana fa Bucci sembrava destinato a un portafoglio di grande crescita. In Regione, al Governo e chi più ne ha più ne metta. Oggi invece pare che questa realtà si possa scontrare con l’opportunità. Perché, se da un lato vige il diritto, la giustizia, quindi le sentenze, dall’altro vi è il carattere di un uomo che alla guida della città o di qualsiasi cosa lo si voglia mette, come al timone delle sue amate barche a vela, ci va, ci resta e ci torna solo con pieni poteri. “Un Bucci zoppo io non lo vedo nemmeno se si rompe una gamba”, sintetizza un membro del suo staff.

Sta tutta qui la partita. Nell’insieme di voci e dubbi. Dell’incrementare del pettegolezzo sullo stato di salute dell’uomo, recentemente operato (il che non è un segreto), o su eventuali altri temi giudiziari (dopo un confronto a porte chiuse con i magistrati di settimana scorsa ad oggi imputabile a un ruolo da persona informata dei fatti per irregolarità altrui). Ma tutto questo brusio a Bucci è arrivato e con chiarezza. “O Bucci esce dal tribunale di Genova con in mano le redini salde del comune, o lascia”. Questo il must di chi lo conosce. Magari lasciando in favore di un buen retiro dorato come quello della presidente dell’Autorità portuale di Genova. Che molto si confà ad un appassionato velista quale è Bucci.

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