Home Attualità Post pandemia e conflitto russo-ucraino: cresce il volume di richieste di aiuto alla Caritas di Chiavari: “Da inizio 2022 abbiamo effettuato oltre tremila colloqui”

Post pandemia e conflitto russo-ucraino: cresce il volume di richieste di aiuto alla Caritas di Chiavari: “Da inizio 2022 abbiamo effettuato oltre tremila colloqui”

da Alberto Bruzzone

(r.p.l.) Proprio nel momento in cui gli effetti disastrosi della pandemia si stavano progressivamente riducendo, nuove criticità hanno colpito il nostro vivere quotidiano: l’invasione russa in Ucraina ha dato inizio a un concatenarsi di problematiche che hanno prodotto una situazione di emergenza che da tempo non interessava il nostro continente.

Il tutto mentre gli effetti sociali ed economici della pandemia avevano già contribuito ad aumentare in modo significativo le quote di disagio e la fragilità dei nostri territori, investendo anche persone e famiglie non sempre provenienti da vissuti di povertà e disagio sociale.

Secondo i dati Istat, in Italia ci sono 5,6 milioni di persone che vivono in condizioni di povertà assoluta, di cui 1,4 milioni minorenni. Quasi 2 milioni di famiglie non possono permettersi le spese minime per condurre una vita accettabile, il 7,5% del totale.

Sale anche l’incidenza della povertà relativa, ovvero quella che esprime le difficoltà economiche nella fruizione di beni e servizi. L’11,1% delle famiglie sono sotto questa soglia, con un incremento di quasi 300.000 unità rispetto al 2020. I dati Eurostat evidenziano che nel paese il 25,2% delle persone è a rischio povertà o esclusione sociale, in Liguria il 17,6%.

È in fasi delicate come questa che una rete territoriale attenta e presente diventa ancora più importante per attenuare il carico economico ed emotivo sulle famiglie a rischio. Chi, come la Caritas Diocesana di Chiavari, è attiva sul territorio dal 1974, rappresenta un osservatorio privilegiato sulle situazioni di fragilità ed esclusione. Ne abbiamo parlato con don Stefano Traini e Rita Compagnoni, rispettivamente direttore e segretaria della Caritas Diocesana di Chiavari.

Durante la pandemia la Caritas istituì un fondo di prossimità per aiutare le persone e le aziende in temporanee situazioni di necessità. Questa esperienza verrà replicata anche per far fronte alle attuali difficoltà?

“Il fondo pandemia aveva carattere di emergenza, ora il contesto è diverso, le difficoltà attuali, almeno per ora, si inseriscono in un contesto economico e sociale che ha caratteri cronici. Come Caritas rimaniamo in ascolto dei parroci per capire se iniziano a presentarsi situazioni straordinarie che richiedono quindi interventi particolari per persone che non si avvicinano già ai nostri sportelli”.

Secondo don Stefano e Rita Compagnoni, “negli ultimi anni l’aumento di accessi ai nostri servizi è evidente. Nelle persone notiamo un forte senso di frustrazione. La pandemia ha cronicizzato alcune situazioni o comunque le ha rese più faticose da sostenere, le dinamiche attuali non vanno che a peggiorare una situazione già molto difficile. Le persone sono stanche, si fa molta fatica a tenere una luce accesa, una speranza sul futuro. Dall’esterno arrivano molti input che generano parecchia ansia. Si è diffusa la percezione di non essere ascoltati e accompagnati nella realtà di tutti i giorni”.

Parte proprio dal soddisfare l’esigenza di essere ascoltati l’attività di Caritas sul territorio. “Tutto inizia dall’ascolto nei nostri centri di Chiavari, Cicagna, Lavagna, Sestri, Rapallo e Santa Margherita Ligure. Apparentemente può sembrare una cosa non immediatamente efficiente, ma non è così. Ogni intervento non può che partire dall’ascolto delle persone e delle loro necessità. L’essere ascoltati è un bisogno fondamentale di tutti e un servizio importante, anche se non immediatamente quantificabile”.

Il momento storico che stiamo vivendo ci insegna una volta di più che in ogni tempo e in ogni latitudine è rilevabile la presenza di anelli deboli che, se sganciati da meccanismi di solidarietà e accompagnamento, rischiano di isolarsi e staccarsi dal resto della compagine sociale. Per questo, nel contesto appena descritto, appare di fondamentale importanza dare a tutti la possibilità di essere ascoltati, non solo come indice di attenzione, ma soprattutto come stimolo ed incoraggiamento, momento di speranza ed espressione di solidarietà che offra poi soluzioni concrete per il superamento delle difficoltà.

“Questo ascolto si traduce in aiuti diretti ai nuclei famigliari, a una serie di politiche di integrazione, nel sostenere le mense e la raccolta di abbigliamento, nel supporto ai servizi di casa Bruzzone per le persone senza fissa dimora, oltre ad altre forme di accoglienza temporanee al momento del bisogno”.

Ogni giorno decine di persone si rivolgono agli sportelli o ai parroci sparsi sul territorio per ottenere assistenza e, dopo un primo colloquio, i bisogni manifestati vengono valutati e presi in carico. È un supporto quotidiano e concreto quello messo a disposizione da Caritas, che fornisce un sostegno economico diretto alle famiglie per le necessità di tutti i giorni come il pagamento di utenze, spese d’affitto, medicinali, ticket per esami e visite specialistiche.

“La maggiore affluenza è sulla fascia tra i 40 e i 60 anni e sugli ultrasessantenni non ancora in pensione, disoccupati o con un’occupazione part time. Principalmente si rivolgono a noi famiglie monoreddito, ma anche plurireddito con part time o lavori precari. C’è un tema fondamentale legato alla residenza. Al cittadino non residente, italiano o straniero che sia, sono chiuse tutte le possibilità di accesso ai servizi sociali. Ci sono persone che hanno perso la residenza perché non hanno potuto mantenere la casa in cui vivevano e che ora vivono per strada o condividono un affitto senza poter prendere la residenza. Queste persone vengono quindi escluse dall’assistenza pubblica e possono trovare assistenza solo da noi e da altri enti e associazioni”.

Dall’inizio del 2022 la Caritas Diocesana di Chiavari ha sostenuto direttamente oltre 800 nuclei familiari ed effettuato più di 3.000 colloqui. Un presidio fondamentale per la nostra comunità, ancor di più, se possibile, in questo periodo di grande incertezza.

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