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La scelta della scuola: una sfida di sviluppo

da Alberto Bruzzone

Prosegue con questo numero di ‘Piazza Levante’ la nostra rubrica bisettimanale dedicata al progetto ScuolAscolta on air, ideato e promosso dalla psicologa e psicoterapeuta Erika Panchieri sulle frequenze di Radio Aldebaran: a ogni puntata un tema di attualità, declinato per insegnanti e famiglie. Appuntamento in Radio venerdì 18 novembre alle ore 9,50.

di ERIKA PANCHIERI *

Nella puntata del 4 novembre di ‘ScuolAscolta on air’ è stata posta la questione della scelta dell’Università, descritta come momento critico in quanto potenzialmente disorientante.

La scelta dell’università, così come quella della scuola secondaria di secondo grado, è un processo complesso.

Basti sapere che ‘prendere una decisione’ per l’Oms (Organizzazione mondiale della Sanità) è tra le cosiddette Life skills, e cioè le competenze di base necessarie per migliorare il nostro benessere psichico.

Per capirci, gestire lo stress e le emozioni e comunicare in modo efficace (insieme ad altre) sono considerate capacità essenziali, proprio come la capacità di decidere.

Quest’ultima è complessa perché richiede buone funzioni esecutive e una affidabile consapevolezza di sé (nello specifico, conoscere i propri punti forti e punti deboli, interessi, valori, passioni, ecc.).

Le funzioni esecutive sono processi che ci consentono di avviare, portare avanti e controllare un’azione finalizzata a uno scopo. Sono funzioni esecutive, tra le altre, l’attenzione, la pianificazione, la memoria di lavoro. Quest’ultima è una memoria che fa da contenitore temporaneo per le informazioni che vengono trattenute il tempo utile per farci qualcosa. Per esempio, tenere a mente tutte le variabili da considerare per compiere una scelta.

Oltre a tutto questo, quando un ragazzo o una ragazza sceglie la scuola, si muovono anche diverse componenti emotive: la propria autostima e il senso di autoefficacia dicono quanto ci si sente all’altezza di certe traiettorie di vita. Possiamo sottovalutarci, non scommettere su di noi o viceversa sparare le nostre aspettative nell’iperuranio.

Le aspettative… e se fossero quelle dei genitori? La faccenda si complica perché anche gli adulti chiedono di dire la loro.

Come dipanare la matassa?

I ragazzi che fossero nella nebbia più fitta possono procedere per esclusione, sulla base delle caratteristiche più importanti che la scuola, dal loro punto di vista, dovrebbe avere (logistica, piano di studi, opinioni altrui, ecc.). A colpi di cesoia, rimarranno da due a quattro alternative e a quel punto quelle stesse caratteristiche diventeranno la bussola per valutare le scuole.

Insomma ogni ingrediente, individuato come soggettivamente importante (quindi per lo studente e per nessun altro), diventerà per ciascuna alternativa un pro oppure un contro.

Sarà fondamentale, però, considerare il peso specifico di ogni elemento: quanto è importante quel contro? E quanto quel pro? Una scuola potrebbe aver ricevuto dalla valutazione dello studente diversi pro ma di poco conto e, d’altro canto, avere un contro molto pesante.

Gli adulti possono affiancare i ragazzi (che si parli di secondaria di secondo grado o di università poco cambia) nel processo decisionale aiutando a mettere sul tavolo tutte le variabili. È importante, però, non spingere il contenuto finale della scelta, onde evitare di assumersene la responsabilità.

Non solo per questo, però.

Il percorso di studi deve poggiarsi più di tutto su una solida motivazione personale, se la scelta fosse spinta da altri a un certo punto del percorso ci si potrebbe bloccare. Proprio come se si fosse stretti (e incastrati) in un vestito che non è il proprio.

In ultimo, ricordiamoci che l’esito del percorso di scelta non sarà mai certo e sicuro a priori: bisognerà scegliere ciò che mette sufficientemente comodi. Si scoprirà la bontà della decisione solo quanto questa si concretizzerà diventando realtà.

Di quelle che si possono andare a vedere solo con i propri occhi.

(* Psicologa, psicoterapeuta e ideatrice del progetto ScuolAscolta)

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