Home Aziende in vetrina Sergio Ramasco, il signore delle auto d’epoca: “Per i clienti trovo macchine di ogni tipo”

Sergio Ramasco, il signore delle auto d’epoca: “Per i clienti trovo macchine di ogni tipo”

da Alberto Bruzzone

di DANILO SANGUINETI

Confessatelo che almeno una volta nella vita avete sognato di dire al vostro lei – o lui, che della cavalleria non sappiamo che farcene e il gender gap motoristico è particolarmente insopportabile – “Vengo a prenderti stasera sulla mia Torpedo blu”.

Ebbene, chi abita nel Levante è in grado di levarsi più agevolmente lo sfizio ricorrendo ai servigi di Sergio Ramasco. Un po’ sorprende che il garage delle automobili storiche, dalla vita avventurosa come e più di tante persone, il parco dove le veterane invece di attendere lo sfasciacarrozze nascono a nuova vita, si trovi nel ‘paesone’ di Carasco, noto semmai per vivai, mobilieri e fabbriche assortite.

Il signore che cattura e mette a disposizione i veicoli blasonati è nato lì e da lì non si è mosso. Ha fatto come Morandi, il pittore beninteso: invece che vagabondare alla ricerca di chissà cosa, ha portato il mondo a casa sua. Almeno il suo di mondo, quello che va dal pistone allo pneumatico passando per l’albero a camme. Ha avuto un privilegio sempre più raro: trasformare una passione in una fonte di rendita. Per lui fondare ‘OldTimers srl’ e poi la ‘Sergio Ramasco sas’ è stato naturale e obbligato come continuare a… respirare.

“Dai sedici anni in poi non ho fatto altro che occuparmi di motori, stando sopra due o quattro pure tre, insomma multiple ruote. Non importava. Eravamo negli anni Ottanta e crescevo a pane e olio di pistone. Ho iniziato raccogliendo sei, sette auto che erano destinate alla rottamazione e piano piano mi sono allargato. Nel 2004 ho aperto la prima sede, nel 2011 io e Monica, mia compagna in affari, abbiamo fondato la società in accomandita semplice. Oggi abbiamo un capannone-garage in frazione Terrarossa, salone e showroom in via Piani”.

La progressione è ancora in corso. A sorpresa per chi non è del settore le cose per i rivenditori di auto storiche vanno a gonfie vele, o meglio a manetta, dato l’ambito. “Il nostro è un commercio di nicchia e tiene meglio che altre categorie un po’ perché il volume degli affari risente meno della difficoltà globali, un po’ perché si rivolge a gruppi di intenditori e appassionati. Ci metterei anche che chi come il sottoscritto oltre che un venditore è anche un esperto ha il vantaggio di ispirare fiducia al cliente che riconosce la competenza. Le auto che abbiamo non sono tutte in vendita, c’è anche il Sergio collezionista ‘serio”. Sempre pronto a dare qualche suggerimento, ad aiutare chi cerca qualche pezzo di ricambio per la sua auto d’epoca”.

Indispensabile anche saper fare lavoro di valutazione sull’usato altrui. “C’è chi cerca da molto tempo una certa macchina e non riesce a trovarla, mi contatta e sa per certo che tramite la nostra rete, che lavora in tutta Europa, troverà ciò che stava inseguendo”. Il privilegio di chi si è guadagnato un nome nel mondo delle autovetture d’epoca. “Mi conoscono e capiscono che il mio non è un sito commerciale come tanti, è un vero e proprio punto di incontro fra collezionisti e amanti di auto storiche. A chi mi contatta per la prima volta non sbologno il torrente di parole tipico del concessionario di auto ‘contemporanee’. Preferisco che constatino di persona. Chiunque può venirci a trovare presso il nostro salone oppure controllare le nostre offerte nello showroom online”.

Nella descrizione del suo modo di rapportarsi con la clientela c’è una possibile spiegazione del suo successo, eppure qualcosa ancora sfugge all’osservatore esterno. Possibile che in un momento nel quale si lesina sulle cose essenziali, il suo giro di affari, che il commercialista che si nutre di cifre piazzerebbe sotto la voce ‘varie ed eventuali’ e che un economista catalogherebbe come spese ampiamente voluttuarie, continui a segnare nuovi record? A Ramasco sfugge un sorrisino. “Non c’è niente di più necessario del superfluo. Stiamo parlando di persone che sono disposte a fare follie per mettere le mani su un ‘articolo’ unico o raro”.

Poi c’è una constatazione che sui manuali di microeconomia sta nelle prime pagine e che troppo spesso l’imprenditore dimentica. “In tempi di crisi quale è indubbiamente questo che stiamo vivendo, la forbice tra chi ha molto e chi ha poco si amplia, la piramide delle classi cresce perché la base si allarga e l’altezza aumenta: chi deve spendere per un’auto normale 8-9mila euro ci pensa, chi può investirne 40 o 50mila in un modello fuori serie e fuori tempo lo fa senza timore”. Un’auto d’epoca può essere un investimento come un quadro o un libro, solo richiede un po’ più di fatica per… conservarla.

“C’è anche questo. Poi ci aggiungo la scelta oculata del segmento di compratori e sulla ‘merce’ da proporre loro. Nel tempo ho variato l’età e la provenienza del parco macchine. Certo, tengo sempre degli esemplari di auto di prima della Guerra, e qualcosa di prima degli anni Sessanta, ma il grosso del campionario punta sulle auto e furgoni fabbricati nel periodo che va dai Settanta ai Novanta”. Il perché è intuitivo, sorprendentemente vero, l’Uovo di Colombo su ruote.

“I fuoristrada, le berline che erano il sogno proibito degli squattrinati diciottenni di allora sono la ricompensa che quegli stessi ragazzi diventati agiati cinquanta-sessantenni si possono concedere. Auto che vanno via come il pane. E non sto parlando solo della nostra zona o dell’Italia, vendo alla grande anche in Francia, Germania, Olanda e Svizzera. Per fare un solo esempio tra i tanti: il mese scorso ho ceduto una Panda 4×4, la mitica Rustica della Fiat, nel Canton Ticino. L’acquirente mi ha chiamato un paio di giorni fa: mi ha informato che amici e conoscenti l’hanno visto girare con la Panda e sono impazziti, tanto che ho ricevuto un ordine di 10 macchine da portare a Lugano il prima possibile”. Alla faccia dei Ranger Rover mega-accessoriati…

In attesa che il signor Sergio tiri fuori dal suo antro delle meraviglie un paio di pezzi stupendi, tipo il furgone con cassone in legno della Fiat del 1957, accessoriato con sacchi di juta per fare tanto Italia del Boom economico, non si può non notare che anche l’arredamento del suo showroom è in perfetto stile retrò. Un frigorifero Fiat anni Cinquanta, una macchina del caffè Faema, un telefono con rotore e gettoniera, un televisore Mivar: l’Italia che produceva capolavori di design robusti e pratici al tempo stesso. Insomma la Sergio Ramasco Sas ha scoperto e sfrutta il ‘Fattore Enne’, il fattore nostalgia. Ha intuito che il prezzo di un souvenir da 300 chili di ferro e gomma può essere molto interessante. Avrà anche i piedi piantati nel passato, ciononostante vende sogni e mantiene lo sguardo ben dritto sul futuro. Che si può raggiungere anche a bordo di una Topolino Amaranto sulla quale, è notorio, ‘si va che è un incanto’. Avrà i sedili color melanconia?

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