Home Approfondimento Può l’Italia tornare a essere un paese per giovani? Il dibattito sabato a Chiavari con la giornalista Silvia Sciorilli Borrelli e con Salvatore Poloni del Banco Bpm

Può l’Italia tornare a essere un paese per giovani? Il dibattito sabato a Chiavari con la giornalista Silvia Sciorilli Borrelli e con Salvatore Poloni del Banco Bpm

da Alberto Bruzzone

(r.p.l.) L’articolo 36 della nostra Costituzione recita così: “Il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi”.

È uno dei capisaldi del nostro paese, ma sappiamo che sempre più spesso le retribuzioni non sono affatto proporzionate alla quantità e alla qualità del lavoro, non sono sufficienti ad assicurare un’esistenza libera e dignitosa e anche sul riposo settimanale e sulle ferie annuali c’è molto da dire in senso negativo.

A trattare di questi temi, ma anche di alternanza scuola e lavoro, di Pnrr e nuove generazioni e di Neet, ovvero tutte quelle persone che non studiano, non lavorano e non cercano un impiego, è la giornalista Silvia Sciorilli Borrelli, prima corrispondente italiana del prestigioso giornale inglese ‘Financial Times’.

Il suo volume, edito da Solferino (la casa editrice del Gruppo Rcs), s’intitola ‘L’età del cambiamento. Come ridiventare un paese per giovani’ e sarà presentato sabato a Chiavari, presso il Giardino dei Lettori della Società Economica (in via Ravaschieri 15), nell’ambito della rassegna ‘Il Giardino delle Idee’ promossa dalla stessa Società Economica e dal Banco Bpm. L’appuntamento, a ingresso libero, è alle 16,30 e, in caso di maltempo, l’incontro si terrà al chiuso, presso la Sala Ghio Schiffini, sempre in via Ravaschieri. A dialogare con Silvia Sciorilli Borrelli saranno il condirettore generale di Banco Bpm e presidente del Comitato Affari Sindacali e del Lavoro di Abi (Associazione Bancaria Italiana), Salvatore Poloni, e il giornalista Alberto Bruzzone di ‘Piazza Levante’.

Il volume esamina approfonditamente i vari aspetti di quello che sta diventando un problema sociale rilevante nel nostro paese: l’accesso dei giovani al mondo del lavoro. Secondo Silvia Sciorilli Borrelli, “non è vero che noi giovani ‘non abbiamo avuto voglia di fare niente’, come tanti dicono. Abbiamo preso in pieno crisi finanziarie, cambiamenti scolastici e universitari e il passaggio alla moneta unica, che ha avuto un impatto innegabile sull’economia. Siamo cresciuti tra le riforme del lavoro Treu e Biagi, che portavano flessibilità. Ai tempi era un aiuto, poi è diventata un modo per risparmiare sul costo del lavoro. Gli stage, i co.co.co., i contratti a progetto hanno avuto un impatto devastante sui nostri percorsi. Siamo stati sfortunati. È come se fossimo rimasti a mezz’aria. Poi c’è chi approfitta del reddito di cittadinanza, ma non ci si può concentrare solo su questi casi”.

Il saggio della giornalista è stato definito un libro ‘battagliero’, che suona la sveglia tanto per i ‘vecchi’ al potere quanto per i ‘giovani’ che si credono impotenti, e propone le soluzioni. Perché le soluzioni esistono: “Il cambiamento passa dalle riforme, per cui ci vogliono esperienza, competenza e visione politica. La legislatura che si è appena conclusa non ha fatto le riforme giuste. Sembrava che il problema fosse l’establishment, ma da soli non potevamo fare miracoli. Per far funzionare la macchina dello Stato serve la collaborazione tra generazioni, non lo scontro. Essere giovani non rende automaticamente più capaci, ma, allo stesso tempo, chi raggiunge posizioni apicali prima dei 40 anni non va sminuito, perché ha fatto almeno 15 anni di gavetta. Il nodo è permettere a tutti di poter avere riconoscimenti importanti nelle aziende già a partire dai 30 anni. Poi c’è chi ha meno ambizioni e sta bene nel suo perimetro, ma chi vuole crescere ha il diritto di poterlo fare”. Non solo, perché “ognuno coltiva il proprio orticello lontano dalla cosa pubblica. Ci lamentiamo, all’interno di una bolla di amici, disinteressandoci della condizione della nostra generazione e della società. Siamo scesi in piazza per i diritti e per l’ambiente, ma sui temi del lavoro abbiamo perso le speranze. Forse l’individualismo è un antidoto: permette di emergere in un contesto che non favorisce la collettività”. Di questi e di altri temi si parlerà sabato, nella speranza che diventino sempre più centrali rispetto all’agenda del prossimo governo.

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