Home Attualità Gli antenati della Val Graveglia di Giuseppe Garibaldi: una mostra nel Comune di Ne celebra le scoperte fatte dal professor Gianluigi Alzona

Gli antenati della Val Graveglia di Giuseppe Garibaldi: una mostra nel Comune di Ne celebra le scoperte fatte dal professor Gianluigi Alzona

da Alberto Bruzzone

di ALESSANDRA FONTANA

Una storia che ha il sapore della leggenda, una ricerca tra archivi, chiese e monumenti. Un viaggio tra le frazioni sulle tracce di Giuseppe Garibaldi, l’eroe dei due mondi. Un lavoro paziente quello del professor Gianluigi Alzona che nei primi anni Duemila, dopo pazienti ricerche, ha scoperto che gli antenati del condottiero erano davvero della Val Graveglia. Alzona, scomparso a febbraio di quest’anno, riuscì a risalire ad Angelo, il nonno di Garibaldi, grazie a un Atto di Battesimo.

Il documento è conservato presso i Registri della Parrocchia di Garibaldo in località Chiesanuova di Ne e recita: “Il 10 gennaio 1741, Angelo Maria Garibaldo, figlio dei coniugi Domenico e Giulia, nato la notte antecedente, è stato battezzato dal R.D. Giuseppe Garibaldo, su licenza di me Giovanni Francesco Ghio, Rettore di questa Chiesa di San Biagio di Garibaldo. Padrini furono Battino Danero figlio di Bartolomeo della Parrocchia di San Lorenzo di Cogorno e Geronima Raffo figlia di Silvestro della Parrocchia di Sant’Apollinare di Reppia”.

Da allora la Val Graveglia non ha mai perso tempo e ha cominciato a costruire, su questa certezza, progetti futuri e segni tangibili del passaggio dell’eroe. Per citare alcuni esempi tra tutti le opere dello scultore Franco Casoni, una proprio a Chiesanuova e una a Conscenti di fronte al Comune. La scultura riporta le parole della scrittrice e poetessa Elena Bono: “In questa nobile e fiera immagine scolpita nel bel marmo locale dalla forte mano di Franco Casoni ritorna alla terra dei suoi regali esuli progenitori Giuseppe Garibaldi, l’esule combattente in ogni terra, su ogni mare per il diritto degli uomini ad essere cittadini del luogo natio a vivere in esso ed in esso morire”.

A giugno di quest’anno però la Val Graveglia ha voluto fare le cose ancora più grande e ha deciso di coinvolgere tutto il tessuto territoriale per i 140 anni dalla morte dell’eroe. Comune, associazione Veterani e Reduci Garibaldini, biblioteca Scolastico Civica Hugo Plomteux, volontariati associativi e semplici abitanti, hanno dato vita a proposte tematiche, culturali e anche turistico ricettive che potessero omaggiare Garibaldi e portare conoscenza e turismo nella vallata allo stesso tempo.

Di queste iniziative una è rimasta attiva, attivissima, grazie a un riscontro imprevisto: la mostra ‘Evviva Garibaldi’. Sono state coinvolte persone del posto, turisti, scolaresche e l’esposizione ha avuto più successo di quello che si aspettavano gli organizzatori che hanno deciso di lasciarla aperta fino alla fine di ottobre. Anima e braccia dell’iniziativa, tra gli altri, l’insegnante Anna Garibaldi che da anni si adopera per rilanciare culturalmente il territorio attraverso iniziative legate al mondo della letteratura, per grandi e piccini, e attraverso gli omaggi a Giuseppe Garibaldi.

L’esposizione, che non a caso si trova proprio in via Risorgimento, è ben visibile dalla strada: “In vetrina, sempre illuminata, ci sono i numeri di telefono. Chiunque volesse visitarla può chiamare”, spiega Garibaldi. “Abbiamo adottato la scelta della vetrina per i presepi pop up lo scorso Natale e abbiamo visto che ha funzionato”, racconta con soddisfazione l’insegnante che snocciola gli ingredienti che compongono questa raccolta ma ricca esposizione.

Ovviamente gli amanti della letteratura saranno accontentati ma parlare dei volumi sarebbe riduttivo: “All’interno non  ci sono solo libri e kamishibai a tema, per adulti e per ragazzi – continuano a raccontare – Nelle diverse sezioni dedicate alla vita di Giuseppe Garibaldi e a quella della moglie Anita, con oggetti del passato, albi e cd, saggi o narrativa realistica e fantastica per diverse età”.

Sono infatti piacevolmente interessanti i teatrini artigianali, che illustrano gli autentici racconti su persone con il cognome Garibaldi, vissute in Val Graveglia nell’ultimo secolo. E di nuovo quell’aria di leggenda si mescola alla realtà che supera la fantasia. Nella rassegna anche le statuine di Giuseppe Garibaldi in diversi materiali e una nuova tavola colorata, da collezione, sulla storia relativa all’albero genealogico dei suoi avi, nati e cresciuti nel nostro entroterra così ricco di storia e soprese. Per i più piccoli, ma non solo, sono presenti ingrandimenti di cartoline del 1911, con le cui scene ingigantite, messe assieme come un puzzle, si compone la figura di Garibaldi, oppure quella dell’Italia unita. In mostra anche una medaglia, con Anita Garibaldi in rilievo, donata proprio da Annita Garibaldi Jallet, pronipote vivente dell’Eroe, e gli ultimissimi libri da lei scritti.  Gli anni passano ma per Annita Ne è una certezza. Ogni anno fa visita ai luoghi dell’antenato e partecipa con entusiasmo e impegno alle iniziative proposte.

‘Evviva Garibaldi’ è una mostra che coinvolge emotivamente, in pieno spirito garibaldino e dunque l’invito non potrebbe essere più sentito: “Nel territorio i turisti potranno scoprire altresì le confezioni di artigiani locali, oppure passeggiare nel verde, assaporando antichi piatti locali a km zero, acqua di fonte, vini e prodotti naturali, soggiornando in camere con le finestre aperte sulle fronde”, conclude Garibaldi.

I numeri da contattare per visitare la mostra sono: 339 8422126, oppure 339 8694643, i visitatori troveranno un’accoglienza che difficilmente dimenticheranno. Oltre agli oggetti esposti ci saranno l’entusiasmo, la forza di volontà, l’orgoglio di appartenere a una terra che non si è accontentata di essere soltanto ‘La culla di Garibaldi’, ma è una terra riconoscente, che lotta ogni giorno affinché non venga dimenticato. Ancora una volta l’entroterra con i suoi abitanti separati nelle frazioni, ma uniti per la comunità, dimostra che per mantenere la memoria è necessario coinvolgere scuole, enti, volontari, non lasciare nessuno indietro, creando così una tradizione che si rinnova ogni anno.

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