Home Approfondimento Transizione ecologica e crisi energetica: le rinnovabili non bastano. E Federacciai e Ansaldo investono sul nucleare

Transizione ecologica e crisi energetica: le rinnovabili non bastano. E Federacciai e Ansaldo investono sul nucleare

da Alberto Bruzzone

di ALBERTO BRUZZONE

Le sole energie rinnovabili non bastano e il processo di transizione ecologica va gestito senza ideologie e sfruttando ogni tipo di opzione, anche l’eventuale ricorso al nucleare. Il presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, ne ha parlato nei giorni scorsi al Giardino dei Lettori della Società Economica di Chiavari, nell’ambito di uno degli incontri organizzati dalla stessa Economica insieme al Banco Bpm, per il ciclo ‘Il Giardino delle Idee’. Insieme a Gozzi, in questo appuntamento molto partecipato, erano presenti Carlo Stagnaro, direttore delle ricerche dell’Istituto Bruno Leoni, e Domenico De Angelis, direttore generale del Banco Bpm.

È un momento nodale per parlare di processi energetici e di transizione ecologica, vista anche la prospettiva di un inverno con il gas ridotto e visti gli enormi aumenti dei costi delle bollette di luce e gas. “Ma – avverte Gozzi – sul processo di decarbonizzazione sino a questo momento c’è sempre stata parecchia ideologia. Un eccessivo rigore ambientalista ha condizionato le decisioni da parte dell’Europa, influendo sui processi di transizione. Ci sono dei fenomeni che non si possono affrontare con quell’ambientalismo ‘religioso’ alla Greta Thunberg”.

Secondo Gozzi, “non esiste il problema di scarsità di gas nel mondo, anzi. Esiste però il problema geopolitico di un signore che ha deciso di usare l’arma energetica per ricattare l’Europa e per provare a dividerla dopo la scelta della stessa Europa di schierarsi dalla parte dell’Ucraina”. Ed è esattamente questo blocco del gas da parte della Russia la questione più urgente da superare. “Il tema è quello di ridurre le emissioni di anidride carbonica in atmosfera, perché si è visto ormai su tutti i fronti che è questa la responsabile del riscaldamento globale. Benissimo: allora l’obiettivo è ridurre le emissioni, non è importante una tecnologia piuttosto che un’altra. Per l’Europa invece sì, e in quell’elenco di tecnologie ne sono entrate alcune e altre no, perché continua a prevalere l’ideologia”.

Gozzi fa degli esempi: “Nella tassonomia europea ha trovato spazio il nucleare di quarta generazione, voluto dalla Francia, ma non hanno trovato spazio le tecnologie di cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica che consentirebbero di continuare a usare le centrali elettriche a turbogas gestendone le emissioni. Su questo fronte gli inglesi sono molto avanti: si può stoccare la CO2 nei vecchi giacimenti esauriti di gas, oppure è possibile investire in ricerca e sviluppo sull’utilizzo delle CO2, per provare a trasformarle in qualcosa di utile. Ma tutto questo nella tassonomia non è entrato perché c’è una barriera ideologica contro gli idrocarburi”.

Il presidente di Federacciai fa sue le parole del premier Mario Draghi, all’apertura della Cop 26 di Glasgow: “Ha ragione: le energie rinnovabili vanno bene, ma non bastano. Non bastano per far funzionare le industrie, gli ospedali, i servizi. La parte mancante di energia deve giungere da quella di base, che si può produrre senza emettere CO2, con i processi tecnologici dello stoccaggio, oppure con l’energia nucleare. Noi industriali vogliamo farla la decarbonizzazione, non siamo scettici, ma bisogna andare sulla strada giusta”.

E a questo proposito, l’energia nucleare, Gozzi come presidente di Federacciai ha annunciato una importantissima partnership: “Insieme ad Ezio Palmisani, che è amministratore delegato di Duferco Engineering, abbiamo fatto nelle ultime settimane diversi incontri con Ansaldo Energia. Questa azienda sta aiutando la Slovenia a mantenere una delle sue centrali nucleari e a raddoppiarla con un nuovo impianto da 1200 mega watt. Come Federacciai intendiamo partecipare a questo processo, fornendo un terzo del capitale per arrivare a utilizzare un terzo dell’energia elettrica prodotta a un prezzo molto più basso. È un processo che durerà una decina di anni, ma intanto è importante iniziare. Tutto ciò consentirebbe all’Italia di essere la prima nazione al mondo a produrre un acciaio completamente green: ovvero tutto da forno elettrico e senza emissioni di CO2”.

Quanto alle prospettive di breve periodo, invece, “siamo sulle montagne russe, sino a che non ci libereremo dalla dipendenza del gas russo. Servono almeno ventiquattro mesi: Draghi ha fatto partire la strada per l’indipendenza energetica. I rigassificatori potrebbero risolvere la buona metà del problema, ma bisogna anche spiegare alle persone che sono tecnologie senza rischi. Speriamo che in questi ventiquattro mesi non si facciano stupidaggini”.

L’INCONTRO CON GOZZI, STAGNARO E DE ANGELIS AL GIARDINO DEI LETTORI

Ti potrebbe interessare anche