Home Aziende in vetrina ‘Giochimparo’ di Chiavari, il regno del divertimento e dei giochi che fanno crescere

‘Giochimparo’ di Chiavari, il regno del divertimento e dei giochi che fanno crescere

da Alberto Bruzzone

di DANILO SANGUINETI

Quando il bambino era bambino, quando non era indispensabile appollaiarsi sulla Porta di Brandeburgo per osservare il mondo, i giochi erano parte integrante e indispensabile del progetto educativo e potente stimolo per la crescita intellettuale dell’individuo. In tempi nei quali il bambino è il target di un mercato che non ha né limitazioni né remore scovare delle aree protette, delle oasi del pensiero libero non normalizzato, è arduo ma non impossibile.

In via Gagliardo 2-4 a Chiavari per esempio c’è ‘Giochimparo’ di Stefano Cantoni. Nel nome del negozio due azioni che i migliori pedagoghi abbinano con convinto entusiasmo quando teorizzano l’apprendimento fattivo perché variegato e viceversa. Niente di meglio che un approccio ludico alle nozioni da accumulare e ai procedimenti logico-manuali da assimilare.

Chi si rivolge a ‘Giochimparo’ è un genitore, un parente, un tutore che ha ben chiaro cosa è meglio per l’infante-bambino-ragazzino, persona piccola ma non piccola persona, un potenziale che va preservato a ogni costo. Impegnato nella missione di sostegno alla migliore educazione c’è un signore di mezza età che non era certo nato con questa vocazione, anzi che le traiettorie esistenziali avevano portato da tutt’altra parte. Una scelta tarda, meditata, che alla fine si rivela più solida e tenace di tante ‘inclinazioni naturali’. Il racconto di un chiavarese per scelta, commerciante per caso.

“La storia parte in un’altra città e un altro tipo di vita. Nel 1999 a Milano, per la precisione. Appena nato il primogenito, oggi 23enne, abbiamo pensato che per una coppia giovane, come eravamo, con figlio in fasce, ci volesse qualcosa di diverso da una megalopoli. La colpa della migrazione è da attribuirsi a due amici, un’altra coppia milanese che qualche anno prima si era trasferita qui ed aveva aperto una enoteca. Io e mia moglie eravamo già dei patiti della Riviera Ligure, da tempo prendevamo in affitto per l’intero anno una casa nel Ponente e ci passavamo quasi tutti i weekend. A Natale ci invitarono a passare del tempo con loro a Chiavari e fu amore a prima vista. Ci sembrò subito il luogo perfetto: una cittadina tranquilla, delle dimensioni adatte (non troppo piccola, poco ‘borgo’ o ‘paesotto’) per poter sopportare lo sbalzo dalla grande città”.

Il salto almeno dal punto di vista lavorativo ci fu. “A Milano facevamo: io ero agente di viaggio in una grossa agenzia turistica, mia moglie, che arrivava dall’Umbria, trasferita a Milano per lavoro come insegnante di scuola materna”.

Ecco forse il nesso è scovato nella specializzazione della consorte. “Sì e no perché all’inizio mi ha dato una mano ma poi c’era da tirare su il bambino, al quale due anni dopo si è aggiunto il fratello (lui si è che è chiavarese per ius soli…). Quindi ho proseguito da solo”. L’adattamento intanto proseguiva a gonfie vele. “Con i bambini piccolini i ritmi molto meno frenetici di qua ci andavano a meraviglia. Nei primi anni l’abbiamo sfruttata al cento per cento, oggi per i ventenni, quali sono i nostri figli, magari si rivela un po’ più problematica”.

I pro sono rimasti più dei contro. “Senza alcun dubbio. Io poi sono un milanese atipico, i ritmi frenetici non fanno per me e questo mi permette di legare molto con la gente di qui. Anche se ancora oggi, debbo confessarlo, in tantissimi mi dicono ‘Lei non è chiavarese’”. Il fatto è che Stefano Cantoni ha un carattere che fa a pugni con la tradizionale ‘chiusura’ del ligure, che nel levantino raggiunge vertici di insuperata scontrosità.

“Forse all’inizio si fa un po’ di fatica, ma è vero che alla fine gli sforzi sono ripagati, e nascono legami e amicizie veramente solide”. Tornando al 1999 la sua cordialità è stata decisiva per il passaggio di testimone. “‘Giochimparo’ era stato aperto e gestito per 15 anni dalla signora Nova, moglie di un dottore molto conosciuto in città; per ragioni personali aveva deciso di cedere l’attività, sperando di trovare un continuatore. Mi piacque subito, tutto, il posto, l’atmosfera, la merce da vendere. Un’impresa commerciale con uno scopo ‘alto’ o almeno io lo vedo così. È un onore poter dire che il negozio festeggia i suoi 38 anni senza aver mai perso di vista le ragioni di partenza”.

Qualche modifica nelle traiettorie seguite c’è stata. “L’impostazione di fondo è stata mantenuta, abbiamo tolto tutti gli articoli più commerciali, i brand troppo conosciuti, anche perché va detto sono quelli dove c’è meno margine, dato che il prezzo è imposto dalla casa madre e dove il guadagno per il dettagliato è risicato”.

Mese dopo mese Stefano Cantoni diventa padrone della materia, si appassiona e si mette alla ricerca di proposte originali. “Un impegno ma anche una soddisfazione personale. Ho studiato i cataloghi, mi sono messo alla ricerca di idee e proposte da far conoscere. Il vero nodo è che di ditte italiane che propongono giochi e giocattoli ‘di nicchia’ ce ne sono pochissime. Gli articoli vincenti arrivano soprattutto dalla Francia dove ci sono decine di ditte e imprese specializzate che si fanno concorrenza, e dove la qualità è altissima, il materiale e la sua confezione è di altissima qualità. Da segnalare anche le linee di realizzazioni in legno dalla Germania, anche qui siamo nel campo dell’eccellenza”.

Passi tra gli scaffali e verrebbe la tentazione di mettersi su un tavolo, meglio sdraiati per terra e fare un salto indietro nella propria fanciullezza. Sugli scaffali ben disposti nel relativamente angusto spazio del negozio trovi veramente di tutto: il gioco da tavola, i pupazzi, le carte per le gare, i kit da costruzione, i libri da colorare, il pezzo da montare e quello da smontare se non distruggere in assoluta sicurezza… “Il target di ‘Giochimparo’ va da zero a dodici anni. Abbiamo pezzi per neonati, giochini da ragazzini, e sfide per quelli un po’ più grandi. La nostra idea è quella di trovare genitori che preferiscano giocare con i loro figli invece che parcheggiarli davanti a un device elettronico”.

Una sfida nella sfida. “Il primo accorgimento è stato quello di cercare giochi da svolgere in un tempo limitato, diciamo tra i 10 e i 20 minuti, che siano divertenti, simpatici, con regole semplici, regole che il bambino possa imparare senza eccessivo sforzo in modo che in un domani possa giocarci anche da solo”. Una costante mantenuta sin dall’apertura è stata quella di privilegiare il cartaceo. “Non si poteva prescindere dal libro. Per ogni tipo di bambino. Quello piacevole per gli occhi e quello fattivo per la mente, oggi abbiamo libri-gioco che sono degli autentici capolavori. Purtroppo dobbiamo proporli ai singoli e non più come una volta come materiale per le scuole”.

Ecco un cambiamento doloroso quanto deleterio. “Forse l’unico dato realmente negativo in questi 23 anni. Sino al 2010 le scuole materne e del primo ciclo educativo compravano qui da noi. Avevamo un catalogo apposito, una ditta che faceva materiale per asili, arredo e corredo delle aule, era il nostro fornitore. Lo stop improvviso e il crollo delle ordinazioni è stata una conseguenza del taglio dei fondi, gli istituti pubblici hanno dovuto fare i conti, in tutti i sensi, con budget rivisti al ribasso”. Verrebbero in mente molte cose riguardo a uno Stato che non investe adeguatamente in questo campo, non è questo però il luogo per invettive. “La chiusura di questo canale di vendita è stata compensata dall’incremento degli acquisti dei privati. Anche senza considerare le eccezionali condizioni del ‘biennio Covid’, anno dopo anno registriamo un incremento. Mi pare che siano tanti i genitori, i nonni, gli amici dei piccoli consci che questo tipo di gioco sia utile e profittevole”.

L’indole meneghina del signor Cantoni esce solo per contrastare l’eccessivo trionfalismo derivante dal suo entusiasmo: “Questo era, è e resterà un negozio di nicchia che si è guadagnato un suo posto e una sua clientela. Gente del posto, gente che viene da Genova e persino qualche turista, spesso milanese. Così chiudo il cerchio. Logico che non si facciano mega fatturati, nel piccolo abbiamo spese contenute ma pur sempre costanti (affitto, luce, gas, ecc. ecc.) Ci accontentiamo di quello che riusciamo a fare, puntiamo a sfruttare al meglio lo spazio, contenuto ma caratteristico, concessoci. Siamo in una traversina del più frequentato Carruggio Dritu e questo ci consente di risparmiare qualcosa e allo stesso tempo di essere facilmente rintracciabili. C’è di che andare avanti, con un sorriso e un po’ di ottimismo. Grazie al fatto che la consorte ha un altro lavoro, qui ce la faccio da solo, e ne sono soddisfatto”. Che chiedere di più? La missione del cordiale Stefano Cantoni è ‘accomplished’. Ha portato molti, che non lo sapevano o lo avevano dimenticato. a riconsiderare la parola ‘divertimento’. Il cliente ideale del suo negozio potrebbe essere colui che gioca come se fosse una cosa seria e affronta le cose serie come se fosse un gioco. “Quando il bambino era bambino, per nutrirsi gli bastavano pane e mela, ed è ancora così. Quando il bambino era bambino, ad ogni monte sentiva nostalgia di una montagna ancora più alta”. E una piccozza, nella piccola bottega delle meraviglie di via Gagliardo, volendo si scova.

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