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Perché il voto utile è quello dato al terzo polo

da Alberto Bruzzone

(r.p.l.) Questa torrida estate ha portato alla caduta del Governo Draghi, causata dai giochi elettorali e opportunistici del partito di Conte (ciò che resta del M5S), della Lega e di Forza Italia.

E così, con il Pnrr da seguire e ultimare per non perdere le enormi risorse messe a disposizione dall’Europa, con il Covid non debellato ma insidiosamente latente, con una crisi energetica mai vista prima che colpisce duramente famiglie e imprese, con la guerra in Ucraina, anziché concentrarsi sull’azione di Governo guidata da un fuoriclasse come Draghi, le forze politiche si devono preparare al voto del 25 settembre.

“Disturbati mentali” ha sentenziato con la consueta verve il Governatore della Campania De Luca, interpretando il sentimento degli italiani di buon senso e di tutti quegli stranieri che non capiscono cosa succeda da noi e che, senza dirlo, spesso pensano che l’Italia sia un malato incurabile.

Per la prima volta nella storia della Repubblica si farà una campagna elettorale sotto l’ombrellone; il rischio di disattenzione e di un ulteriore allontanamento dei cittadini dalla cosa pubblica è reale.

Fondamentale è allora la chiarezza del messaggio, lo sforzo di parlare di contenuti, il confronto tra opzioni e programmi sui quali costruire il nuovo Governo che dovrà fronteggiare un autunno difficilissimo.

Per noi di ‘Piazza Levante’ i temi e le questioni sono molto chiari e riprendono quella che è stata definita ‘l’Agenda Draghi’. Vogliamo ricordarli con semplicità.

  • La collocazione internazionale del nostro Paese con la sua opzione strategica europea e atlantica e l’appartenenza alla Nato, e il conseguente sostegno, senza se e senza ma, alla resistenza dell’Ucraina contro l’invasione russa;
  • La necessità di non disperdere l’eccezionale occasione del Pnrr con la realizzazione delle riforme che l’Europa ci chiede di fare e con l’attuazione di un programma straordinario per la modernizzazione dell’Italia;
  • Il sostegno a famiglie e imprese costruito guardando all’equilibrio dei conti pubblici e senza generare altro debito, ma con la promozione della ripresa e della crescita economica, così come è avvenuto nell’anno e mezzo del Governo Draghi;
  • Il curare i bisogni ma anche premiare i meriti; il che significa che le competenze sono fondamentali e vanno promosse e sostenute ad ogni latitudine, e che le politiche di inclusione e gli strumenti per la cura della povertà, come il reddito di cittadinanza, vanno profondamente modificati;
  • L’azione continua e coerente per diminuire la nostra dipendenza energetica dal gas russo che comporta certamente lo snellimento di tutte le procedure per realizzare sempre di più impianti per la produzione di energie rinnovabili, ma anche l’immediata realizzazione dei rigassificatori di Piombino e Ravenna, il potenziamento del Tap, la ricerca di altre fonti di gas tenuto conto che il gas sarà energia fondamentale per la transizione;
  • Una gestione pragmatica della transizione energetica ed ecologica senza isterismi e ideologie, consapevoli che bisogna raggiungere l’obiettivo della decarbonizzazione ma anche che questi processi vanno gestiti con razionalità e senza lasciare morti lungo la strada; e che solo le imprese, l’innovazione e le tecnologie possono essere le protagoniste di questa transizione, secondo un approccio di “neutralità tecnologica”, e cioè a dire che tutte le tecnologie vanno bene se abbattono le CO2.

Questi sono i temi e gli obiettivi praticati dal Governo Draghi, che si è voluto far cadere prima del tempo per meschini calcoli di bottega.

Nella prossima campagna elettorale sono necessari serietà e coerenza. Non si può dire tutto e il contrario di tutto, assemblando per mere ragioni di tecnica e convenienza elettorale posizioni distanti e addirittura contrastanti che mai reggerebbero alla formazione di un programma di Governo degno di questo nome.

È per questo che ci è parsa del tutto comprensibile e condivisibile la rottura del patto con il Pd da parte di Carlo Calenda nel momento in cui quel partito, invece di sposare un programma e un’alleanza autenticamente riformisti, ha imbarcato posizioni e soggetti del tutto contrari ai contenuti dell’Agenda Draghi.

Ancora una volta il Pd non sa scegliere. Abbiamo sollevato da queste pagine il tema poche settimane fa; c’è in quel partito un’ambiguità congenita che non ha mai consentito di chiarire fino in fondo la sua opzione strategica: il Pd vuole essere l’aggregatore dei riformisti, il partito della modernizzazione del Paese o invece l’indistinto e confuso contenitore di una sinistra vetero, in cui albergano ancora giustizialismo, ambientalismo estremista, moralismo, antiamericanismo? Basti sentire cosa dicono Fratoianni e Bonelli in questi giorni, ma soprattutto misurare l’ambiguità della sinistra del Pd che non ha ancora rinunciato a imbarcare nell’alleanza anche ciò che resta del M5S.

Come si fa a sposare il programma dell’Agenda Draghi e contemporaneamente sostenere un’alleanza con chi a Draghi ha fatto sistematicamente opposizione su temi interni e internazionali, fino a votare contro l’adesione alla Nato di Svezia e Finlandia?

Bene quindi la coerenza e l’attenzione ai contenuti e il rifiuto dell’ammucchiata elettorale. Bene la realizzazione di un terzo polo fatto da Azione e da Italia Viva che sono state le forze politiche più chiare nel sostegno a Draghi e al suo Governo.

È già iniziata, da parte della sinistra e del Pd, la campagna propagandistica che demonizza Calenda (Renzi è già stato demonizzato a suo tempo). Si grida al tradimento, si dice che la scelta di Calenda favorirà la vittoria della destra, si chiama il voto utile a scongiurare la vittoria delle destre e così via.

In realtà non è così perché Calenda e Renzi hanno già dato prova (vedi le elezioni al Comune di Roma) di saper intercettare un voto moderato che non ne vuol sapere né dell’estremismo di Salvini né di Fratelli d’Italia, sottraendo così consensi alla destra senza essere schiavi della sinistra. Gli insulti e le contumelie continueranno per tutta la campagna elettorale.

Ma non se ne può più dell’isteria, non si sa se reale o tattica, che a ogni piè sospinto evoca presunte minacce alla democrazia  e derive autoritarie.

Sono più di trent’anni che una sinistra priva di programma e di contenuti, ma mossa dall’eterno motto comunista del ‘pas d’ennemis à gauche’ ha come unico collante e argomento la demonizzazione dell’avversario di turno. È stato così con Craxi poi con Berlusconi poi ancora con Renzi (ve la ricordate la campagna violenta contro la riforma costituzionale proposta da Renzi?).

Il confronto deve avvenire invece sui contenuti politici e programmatici e non sul denunciare future catastrofi e nel proclamare il voto agli altri come voto inutile.

In realtà noi pensiamo che un voto al terzo polo di Renzi e Calenda sia tutt’altro che inutile: al contrario, è l’unica novità possibile delle prossime elezioni. Un voto per sostenere l’area delle competenze e dei meriti, dei contenuti programmatici seri e responsabili, dei bisogni e dei doveri.

Un voto per la creazione di una vasta area liberal-democratica e riformista capace di interpretare e governare pragmaticamente l’esigenza di modernizzazione del Paese e di diventare punto di riferimento per l’indispensabile ristrutturazione del sistema politico che avverrà sia a destra che a sinistra.

Un’area capace di superare lo schematismo e la rigidità di un sistema maggioritario che non ha dato buona prova di sé in tutti questi anni, e che ha generato governi deboli e instabili perché pieni di ambiguità politiche e programmatiche.

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