Home Approfondimento Covid, la quarta dose vaccinale non decolla, i numeri dell’Asl 4: negli over 60 la percentuale è inferiore al 10%. Il dg Petralia: “Non ha alcun senso aspettare”

Covid, la quarta dose vaccinale non decolla, i numeri dell’Asl 4: negli over 60 la percentuale è inferiore al 10%. Il dg Petralia: “Non ha alcun senso aspettare”

da Alberto Bruzzone

(r.p.l.) Una tendenza nazionale e regionale che trova conferme anche nel nostro territorio: a quasi un mese dal via per la quarta dose di vaccino anti Covid agli over 60, l’adesione fatica a decollare.

Nell’Asl 4 sono state somministrate 5.345 quarte dosi su una platea potenziale di 54.341 persone. Una percentuale inferiore al 10%, ben lontana dal 92% raggiunto con i primi tre cicli vaccinali.

Nella fascia di età 60-70 anni i vaccinati con quarta dose sono stati 935 su 19.945 (4,68%); nella fascia 70-80, 1.608 su 17.549 (9,16%) e tra gli over 80 sono state somministrate 2.665 dosi su 16.847 aventi diritto (15,81%).

Il direttore generale dell’Asl 4, Paolo Petralia, spiega: “Si è diffusa la convinzione sbagliata che sia in arrivo un vaccino aggiornato per le nuove varianti. La notizia non trova alcuna conferma e se ciò avverrà, non sarà in tempi brevi. I vaccini che abbiamo a disposizione, è stato dimostrato, sono estremamente efficaci nel prevenire le forme gravi della malattia anche per le nuove varianti. Aspettare l’autunno non ha alcun senso”.

Nelle persone si sta diffondendo la convinzione che la malattia sia ormai endemica e meno pericolosa, e che quindi si possa affrontare anche senza protezione vaccinale. “Il Covid oggi è meno pericoloso solo ed esclusivamente per le persone che hanno completato il ciclo vaccinale. I morti non sono spariti, i ricoveri ospedalieri per chi si ammala di Covid sono un dato di fatto. Continuare a fare il richiamo è fortemente raccomandato per chi ha superato i 120 giorni dalla guarigione o dalla somministrazione dell’ultima dose ricevuta. Io ho 56 anni, ma se ne avessi 60 lo farei subito”, commenta Petralia.

L’utilità della quarta dose viene confermata anche da un maxi-studio condotto in Israele su 29.611 operatori sanitari. La percentuale di re-infezioni è stata del 6,9% fra le persone vaccinate con 4 dosi, mentre è risultata più alta – cioè del 19,8% – nei vaccinati con 3 dosi.

Non sottovalutare la malattia e non attendere l’autunno per il richiamo booster, l’appello della scienza è chiaro e, come il recente passato ha dimostrato, i vaccini continuano a rappresentare l’unica arma a nostra disposizione nella lotta al Covid.

Secondo Maria Rita Gismondo, direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell’ospedale Sacco di Milano, “le quarte dosi di vaccino anti Covid non decollano perché la gente è stanca. Da un lato nota che anche moltissimi anziani, in caso di contagio, in questa fase hanno delle forme assolutamente asintomatiche o paucisintomatiche, quindi questa necessità del secondo booster adesso la gente non la sente. E poi le persone vogliono aspettare un vaccino nuovo, per fare in autunno una vaccinazione coerente con il virus circolante”.

“Con il Covid, per ogni variante di Sars-CoV-2 che spunta, prima ancora di conoscerla scatta il panico – prosegue la dottoressa – Si è cercato di diffonderlo anche con le epatiti a eziologia sconosciuta, e non ci si è riusciti. Si è provato a scatenarlo poi con il vaiolo delle scimmie, che però pare non faccia morire nessuno. E adesso la West Nile. Spero davvero non si voglia strumentalizzare un’infezione che conosciamo ormai da tempo, che si è insediata nel bacino del Mediterraneo da almeno 30 anni e che sì, in pochi casi provoca una patologia seria, un’encefalite, ma che non rappresenta assolutamente una novità né un motivo di allarme”.

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