Home Attualità Ripartono i lavori per realizzare la Diga Perfigli, Silvia Garibaldi: “Non lasciamo da solo il sindaco Mangiante, non ho più sentito interventi contro il progetto”

Ripartono i lavori per realizzare la Diga Perfigli, Silvia Garibaldi: “Non lasciamo da solo il sindaco Mangiante, non ho più sentito interventi contro il progetto”

da Alberto Bruzzone

(r.p.l.) Un silenzio assordante spezzato solo dal rumore delle motoseghe. Silvia Garibaldi, consigliere comunale di opposizione a Chiavari, sprona le amministrazioni del territorio a fare quadrato sulla Diga Perfigli con un appello arrivato dopo la ripresa dei lavori sulla piana. Dal blitz delle ruspe a quello delle motoseghe, le manovre per la realizzazione della discussa opera sono ripartite la scorsa settimana con il taglio di alcuni ulivi nella zona del ‘seggiun’.

I lavori sulla piana sono ripresi nonostante il vincolo in itinere. Gli amministratori locali erano stati informati?
“Nessuna informazione è stata resa pubblica da Città Metropolitana. Questo conferma come gli enti sovraordinati prevarichino e si disinteressino delle legittime istanze sollevate dal territorio”.

Lei chiede di non lasciare solo il sindaco di Lavagna Mangiante, ha notato un disimpegno da parte degli altri amministratori?
“Durante la campagna elettorale in tanti si proclamavano contrari all’opera, ma ora, anche se i lavori sono ripartiti, non ho letto o sentito interventi da parte degli amministratori di Chiavari o di altre città interessate”.

Città Metropolitana continua a insistere su un’opera criticata da più fronti…
“Città Metropolitana parte da un presupposto giusto, mitigare il rischio idrogeologico, ma la risposta che da è totalmente anacronistica e inadeguata. La cosiddetta Diga Perfigli è un progetto vecchio e allo stato attuale, con la sola realizzazione del primo lotto, persino dannoso e pericoloso per Chiavari”.

Cosa chiede quindi?
“Chiedo che si metta mano alla mitigazione del rischio idrogeologico senza continuare a perdere tempo come avviene da vent’anni a questa parte. Ci si sta impuntando su un progetto ormai superato e criticato da amministratori, ambientalisti, tecnici e cittadini. Occorre riprogettare in tempi brevi e in maniera sostenibile l’opera”.

Di una riprogettazione si era già parlato, che fine ha fatto quel progetto?
“Ho protocollato una richiesta di accesso agli atti alla Città Metropolitana per verificarlo, spero di ottenere qualche risposta già nelle prossime settimane”.

Diga e depuratore, due dossier ben distinti ma accomunati da un ‘non sentire ragioni’ da parte di Regione e Città Metropolitana. Come può rispondere il territorio?
“I Comuni del Comprensorio devono unirsi per far valere le loro ragioni e fare in modo che le infrastrutture vengano realizzate in maniera sostenibile e non tanto per farle. Sia la battaglia sulla mitigazione del rischio idrogeologico che quella sulla depurazione delle acque devono essere portate avanti insieme, così da tutelare gli interessi dei Comuni del Comprensorio. Gli enti sovraordinati non possono imporre i progetti ‘prendere o lasciare’”.

Non si può però dire ‘no’ a tutto…
“I Comuni devono pretendere le riprogettazioni non il blocco di tutte le opere, non appartengo alla categoria del ‘partito del no’ a prescindere. Occorre opporsi ai progetti scellerati ma pretendere che vengano rapidamente sostituiti da opere in linea con i tempi e le esigenze. Ad esempio, il depuratore di Preli allo stato attuale non è più efficace e una soluzione va trovata, ma perché, invece di imporre ai comuni una soluzione così impattante e costosa come il depuratore in Colmata non viene presa in considerazione l’opzione che prevede di ammodernare Preli e di realizzare un depuratore a Leivi per la Fontanabuona?”.

C’è però il rischio infrazione all’orizzonte, così non si allungherebbero i tempi?
“Io credo che facendo delle progettazioni sensate e in location con minori criticità i tempi sarebbero analoghi ma con vantaggi indiscutibili dal punto di vista economico, ambientale, paesaggistico e di riduzione dei disagi dovuti a lavori e manutenzione. Se andremo in infrazione sarà perché in questi anni si è insistito e forzato su un sito e su un’opera con enormi criticità e costi. Anche per la diga vale lo stesso principio, se ne parla da vent’anni e nulla è stato realizzato, ora abbiamo un fiume che presenta dei rischi, anche in vista di un autunno che si preannuncia estremamente piovoso, e un’opera non ancora realizzata ma che già sappiamo sarà del tutto inadeguata”.

Come pensa evolverà questa situazione?
“Io spero che spezzare il silenzio serva a riportare l’attenzione sul tema e che dal 2 ottobre, data in cui si rinnoverà il Consiglio della Città Metropolitana, ci sarà più attenzione al nostro comprensorio e finalmente si possa partire con progetti sensati”.

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