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Dove nasce l’idea Geo-Storica di Europa

da Mainetti

di RENATA ALLEGRI (geografa e docente)

 Al termine delle celebrazioni per il XXIII Columban’s Day, che si sono svolte nel Tigullio dal 18 giugno al 10 luglio, si propone una riflessione sull’idea di Europa e sulla figura di Colombano (di cui si ringrazia l’Arch.Osvaldo Garbarino per le informazioni e l’immagine ricevute).

“Quando esiti sulla strada da prendere, guarda da dove vieni”, recita un proverbio senegalese.

Per comprendere il presente e provare a fare luce sul futuro, è bene conoscere il passato, nella genetica di realtà e idee che ci sembrano familiari e che spesso ci perseguitano per la loro ricorrenza; non si tratta di esaltare il passato, ma di riuscire a prendere una distanza critica dall’immediatezza delle cose.

È, ad esempio, auspicabile interrogarsi costantemente sulla progressione delle parole dalla loro radice etimologica fino al loro uso contemporaneo; la polisemia, le confusioni semantiche (talvolta maliziosamente mantenute), gli arricchimenti legati a creazioni, mutazioni o evoluzioni storiche caricano le parole di significati che dovrebbero essere districati soprattutto quando si applicano a concetti, o idee chiave, che strutturano i nostri paesaggi mentali e i nostri universi ideologici, o ancor più  aree di confine tra il mondo delle idee e quello dei sentimenti e delle passioni che dominano la nostra psicologia collettiva.

Ne abbiamo un  chiaro esempio con il termine “Europa”; un termine che si può sventolare come una bandiera, ma che può anche essere oscurato da contraddizioni, ambiguità o semplicemente dall’ignoranza.  La stessa recente associazione delle parole Europa con pace può beneficiare e divenire più chiara grazie ad un rimando della nozione di Europa nel passato.

L’Europa “geografica” dell’antichità

Europa è un’eroina mitologica,  una principessa fenicia rapita da Zeus che aveva assunto le sembianze di un toro per sedurla. Dalla loro unione nascerà il Minotauro e la civiltà cretese. Perché mai il suo nome è stato attribuito a un intero territorio, una vasta regione geografica che per fattori storico culturali è considerata un continente? Nel V sec. aC Erodoto si poneva già questa domanda: “La cosa più curiosa è che l’Europa di Tiro era di origine asiatica e non è mai arrivata in questa terra che i Greci ora chiamano Europa. E noi -conclude filosoficamente- useremo i nomi stabiliti dalla consuetudine” (Histoires, VII, 185).

Il nome Europa deriverebbe dal greco antico, indicando quindi un territorio (la regione situata a Nord del mar Egeo) contrapposto al Peloponneso e alle isole. In un primo, arcaico periodo, il toponimo avrebbe proprio designato le terre a Nord dell’Egeo e solo in seguito, quando i Greci conquistarono quei territori, anche i territori posti a Nord del Mediterraneo, nella misura delle conoscenze geografiche dell’epoca: l’intera penisola annessa all’Asia con cui forma un’unica massa continentale, con il suo limite orientale sul Tanaïs, l’attuale fiume Don, come indicato da Erodoto.

Oggi l’Europa si estende fino agli Urali perché nel XVIII secolo uno storico e geografo russo, Vassili Nikititch Tatichtchev,  tracciò lì la linea di demarcazione tra Europa e Asia. Ma si tratta di una definizione arbitraria, non essendo i limiti tra Europa e Asia definiti da un confine geografico indiscutibile, tanto è vero che la massa continentale propriamente detta si chiama Eurasia.[1]

L’opinione dei Greci

Secondo Erodoto, si tratta di una “terra straordinariamente bella, che porta ogni sorta di alberi da frutto” (VII, 5). Ma né lui, né alcuno degli autori greci attribuisce un significato politico all’Europa. Un greco è orgoglioso di essere greco, si sente superiore agli altri popoli, che chiama uniformemente barbari. I Greci abitavano la parte Ovest dell’Asia Minore, gli arcipelaghi del Mar Egeo, l’attuale Grecia continentale, l’Italia meridionale e la Sicilia, possedevano grandi colonie nell’Africa nord-orientale, nel Mediterraneo occidentale, sulle coste del Mar Nero. Aristotele riteneva che “le nazioni che abitano luoghi freddi e quelle d’Europa sono piene di coraggio, ma a volte mancano di intelligenza” che “i popoli dell’Asia sono intelligenti e abili nel temperamento, ma mancano di coraggio […]. Ma il popolo greco possiede entrambi i caratteri, proprio perché occupa la posizione geografica media, per cui è insieme coraggioso e intelligente” (Politica, VII, 6, 1327 bq.). Se è esistito sicuramente un “pannazionalismo” greco, non troviamo traccia di una nozione di solidarietà tra i greci d’Europa e i popoli dello stesso continente.

L’eredità romana

Al contrario, Roma fu sicuramente una città europea, tuttavia la straordinaria espansione dei Romani ebbe come asse il Mediterraneo, il Mare Nostrum, di cui raggiunse e oltrepassò tutte le coste a partire dal I sec. dC.

Caratteristica unica dell’Impero romano fu proprio quella di compiere un processo di integrazione e assimilazione dei territori e delle culture assoggettati, valore geopolitico che lo rese così duraturo. Secondo il geografo Strabone, che scrisse poco prima dell’era cristiana, i romani “detengono quasi tutta l’Europa, tranne la parte che è oltre l’Istro (il fiume Danubio) e le parti che si affacciano sull’oceano tra il Reno e il Tanaïs”. Due grandi aree europee gli restano sconosciute: i paesi scandinavi  (confonde infatti il Baltico e l’Oceano) e le vaste pianure del Nord situate tra il Baltico e il Don. I Romani, inoltre, non riusciranno mai a conquistare la Germania ed è solo sotto Traiano (98-117 dC.) che supereranno notevolmente il Danubio sottomettendo la Dacia, l’attuale Romania, dove lasceranno in eredità la lingua neolatina.

Il toponimo “Europa” appare poco nella letteratura greco-latina. È quasi riservato ai geografi, che peraltro ne hanno una certa predilezione e ne comprendono l’interesse. Prima di descrivere gli altri continenti, ancora Strabone così si esprimeva: “Devo cominciare dall’Europa perché è varia nelle forme e mirabilmente adattata per natura allo sviluppo dell’eccellenza negli uomini e nei governi e anche perché, grazie alle sue risorse, ha contribuito al miglioramento degli altri continenti” (Geographia, II, 5, 8).

Il laboratorio europeo nei cosiddetti “secoli bui”

In seguito alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente, la cultura che si sviluppò rimase legata al latino e alla chiesa cristiana e iniziò ad associarsi ad un’idea di “Europa”. Divenne, in questo modo, una vera e propria definizione culturale che indicava le terre della cristianità latina che si unirono nell’VIII secolo, a significare del nuovo condominio culturale creato dalla confluenza delle tradizioni germaniche e della cultura cristiano-latina. In parte il fenomeno avvenne anche grazie al contrasto in atto con Bisanzio e l’Islam e territorialmente si limitò all’Iberia settentrionale, alle Isole Britanniche, alla Francia, alla Germania occidentale cristianizzata, alle regioni alpine e all’Italia settentrionale e centrale.

In questo momento storico era possibile spostarsi, percorrere i territori, avere contatti con altri popoli e altre civiltà. Era un momento caratterizzato dal fermento culturale e dalla progettazione da parte di uomini di grande levatura intellettuale e con visioni politico-religiose dell’Europa ora vista come un luogo distinto da una propria identità culturale, piuttosto che un’immagine semplicemente geografica o fisica.

Quali furono gli avvenimenti fondanti della nuova idea di Europa in questo periodo? Nell’Alto Medioevo, periodo storico che ha una delimitazione geografica e che facciamo cominciare con la caduta dell’Impero Romano di Occidente, la romanità non conosce discontinuità nella sua parte occidentale: scomparve l’Impero, ma fu sostituito dai Regni barbari. Popoli provenienti da oriente, in particolare Franchi e Visigoti, vi si erano già insediati per diversi secoli e che ci fu continuità tra il mondo romano e quello merovingio, per esempio, lo narra la storia di Clodoveo, re dei Franchi, grazie al gesto politico del suo battesimo, avvenimento utile per rivisitare i rapporti tra i cosiddetti popoli barbari e l’Impero Romano. Il nuovo processo geopolitico proseguì con la sedentarizzazione di popoli germanici a seguito delle loro migrazioni e con l’affermarsi dei territori islamici geograficamente collocati in Occidente, come al-Andalus nella penisola Iberica e Ifriqiya (da cui il termine Africa attribuito al continente, fin qui chiamato Lybia) che rappresenta parte dell’attuale territorio del Nord Africa corrispondente alla provincia dell’Africa nella tarda antichità[2].

L’unità del mondo romano, la celebrata Pax Romana, si evolse in un mito che avrebbe ispirato a lungo il mondo occidentale, in attesa di una qualche forma di rinascita. La data simbolica del 476 d.C. che segna la caduta dell’Impero, ebbe notevoli ripercussioni per la Civiltà occidentale che rivendica una comune cultura latina.

Alcuni nuovi Regni barbari saranno effimeri, altri dureranno nel tempo e l’Alto Medioevo  divenne perciò un periodo caratterizzato dalla comune ricerca di stabilità che Regni durevoli (come quello Anglosassone, o il Visigoto e il Longobardo) e Regni effimeri (quelli dei Burgundi, degli Alamanni e quello Ostrogoto in Italia) cercarono di conquistare con l’equilibrio politico e con la costruzione di un’identità comune attraverso l’associazione con la nobiltà locale.

Per giungere a questo era necessario riuscire a condividere la stessa religione e, dopo un passaggio dall’omeismo all’arianesimo[3], la maggior parte dei re barbari si convertiranno al Cristianesimo (già proclamato da Costantino religione romana, nel primo Concilio di Nicea nel 325 dC) per avviare un’unità religiosa dei loro regni.

Altro avvenimento fondamentale fu l’istituzione di leggi scritte, come il codice di Eurico tra i Visigoti  e la ripresa del diritto romano per un’unificazione giuridica; infine fu essenziale la costruzione di un’identità comune attraverso la Historiæ gentium.[4] Si passò in questo modo all’acquisizione, da parte dei re barbari, del sistema amministrativo romano, il cui anello centrale era costituito dai conti e dai vescovi, inclusi nell’amministrazione. Più tardi, ci fu la legittimazione dei poteri grazie alle insegne imperiali (cioè diadema, scettro, toga ricamata in oro, spada e paludamentum porpora) o la messa in scena del potere nei palazzi. In questo modo e con queste modalità riprese dall’antichità romana, i re barbari hanno potuto porsi a capo dei loro popoli e, contemporaneamente, delle popolazioni di origine romana.

Così assistiamo a un periodo di grandi costruzioni, a un vero e proprio laboratorio di quella che sarebbe divenuta un’impronta indelebile e geograficamente molto connotata. Un’impronta su cui oggi discutiamo ancora.

Un monaco irlandese che ha sostenuto l’idea dell’Europa nel Medioevo e ha ispirato il movimento europeo di oggi

Nato a metà del VI secolo, Colombano trascorse diversi decenni presso l’Abbazia di Bangor nella contea di Down, prima di chiedere il permesso di recarsi nel continente, dove si occupò di una successione di re e fondò monasteri ad Annegray, Luxeuil e Fontaine, prima di fondare il monastero di Bregenz sul Lago di Costanza in quelle che oggi sono le Alpi austriache, fondando infine la sua ultima comunità a Bobbio in Lombardia. Oltre allo spirito missionario il monaco irlandese aveva un chiaro senso dell’Europa come un luogo distinto da una propria identità culturale, piuttosto che un concetto semplicemente geografico o fisico, tanto è vero che fu ripreso da uno dei padri fondatori dell’Europa, Robert Schuman[5], che la sovranazionalità europea si adatta in qualche modo all’identità nazionale ed è complementare ad essa, ma non è in concorrenza con essa.

Come visto, i tempi in cui visse Colombano erano di profondo cambiamento. Mentre in Oriente ciò avveniva rimaneva la direzione politica di un Impero che, forte di un apparato amministrativo (soprattutto di carattere militare) ancora efficiente, continuava a essere visto col timoroso rispetto dovuto ad un’istituzione di natura divina, in Occidente la debolezza dello Stato imperiale aveva attratto popolazioni provenienti dalle pianure nord orientali, costrette a spostarsi vero Occidente anche per la pressione di altri popoli come gli Unni e che cercavano con la migrazione una vita più facile nelle terre opulente degli antichi dominatori.

Quando Colombano si incamminò sul continente, venne in contatto con una realtà ben diversa da quella da cui proveniva. L’Irlanda era un microcosmo periferico scampato all’assimilazione romana, ma sempre in contatto, soprattutto commerciale, con i vicini paesi romanizzati; che aveva mantenuto la propria cultura insulare, ma aveva anche in parte acquisito gli strumenti essenziali per dialogare, sempre e soprattutto a scopo commerciale. In Irlanda non esisteva un organismo di potere unitario e l’isola era divisa in piccoli regni spesso corrispondenti agli ambiti territoriali di un unico clan e dei suoi alleati. L’elemento unificante era diventato il Cristianesimo, con numerosissimi monasteri distribuiti all’interno di distretti territoriali con ambiti limitati. Con il suo viaggio, Colombano venne a conoscenza dell’organizzazione statale merovingia che si profilava già come uno Stato unitario e con l’ingresso in Italia, al termine della sua peregrinazione, conobbe lo Stato Longobardo, il quale si trova in conflitto sia con i bizantini, sia col papato. Tale situazione di incertezza politica si evolve positivamente anche grazie all’azione svolta dal monastero di Bobbio (l’ultima comunità fondata da Colombano nel 614), che mira non solo alla conversione del popolo longobardo, ma anche a stabilire rapporti politici tra la monarchia e il papato per ottenere una pace duratura e si pone in costante dialogo fra le due istituzioni.

Bobbio diventa un monastero multietnico e un laboratorio del colloquio e della formazione dell’Europa occidentale: ente che affianca la monarchia per fornire quei servizi civili che erano venuti a mancare dopo la dissoluzione dell’apparato amministrativo romano. Dopo Colombano i primi cinque abati furono Attala (proveniente dal monastero di Lerin in Provenza), Bertulfo, Bobuleno (entrambi merovingi) e Cumiano  (irlandese), mentre i monaci provenivano dall’Europa occidentale e dall’Italia Settentrionale. L’attività del monastero conservò un respiro sovralocale sia per i contatti che le diverse comunità fondate in Europa da Colombano mantennero fra loro, sia per i contatti con Gerusalemme (testimoniati dalle eulogie conservate nel museo dell’abbazia) e di conseguenza con gli stessi Bizantini. I monaci si spostavano in questi territori portando con sé conoscenze e idee. In tal senso testimonianze archeologiche locali come l’abbazia di Oneto (i cui resti testimoniano si tratti di un edificio di rito orientale probabilmente ascrivibile al sec. VIII) forse appartenuta a un gruppo di monaci orientali in fuga dagli iconoclasti, oppure come la chiesa dell’abbazia di Borzone, il cui stile architettonico rivela appartenenza a quello delle chiese mudejar toledane del sec.IX, e presumibilmente portato da esuli anch’essi in fuga dalla conquista musulmana, testimoniano ancora una volta l’attrazione delle terre appartenenti al monastero di Bobbio e la loro apertura verso l’ospitalità e lo scambio con gruppi del mondo europeo in fermento.

Colombano aveva nominato l’Europa nell’epistola a Gregorio Magno, quando ancora si trovava in Gallia,   così esprimendosi: “Al Signore santo e Padre in Cristo, al magnifico splendore della Chiesa romana, a colui che è come fiore luminosissimo di un’Europa tutta (totius Europae) in decadenza” (San Colombano, Le opere, Epistula I). Quel totius indica per la prima volta una precisa connotazione geografica e politica.

Conclusioni

Se queste sono le premesse, perché ci si riferisce a questo fermento geopolitico definendolo come periodo oscuro, i cosiddetti “secoli bui”?

La percezione di un’età oscura per descrivere questo tempo storico è in gran parte il risultato di una visione orientata della descrizione della storia creata nei secoli XVIII e XIX, in un’epoca in cui il riferimento culturale assoluto era l’antichità greco-romana. Tutto ciò che non era influenzato dalla cultura greco-romana era visto come qualcosa di negativo e percepiva la caduta dell’Impero Romano come la fine di una grande civiltà, percezione che rimane purtroppo ancora in molti testi. Gli storici attuali, invece, non differenziano la storia in grandi movimenti in corso (come ad esempio l’acclamato Rinascimento ) o in regressione (come appunto le famigerate età buie ): la percezione contemporanea è che, a seconda della regione e delle circostanze, vi siano esperimenti in opera, alcuni di breve durata e altri decisivi.

Fornire un contesto cronologico e geografico è importante per descrivere adeguatamente questo periodo storiografico: ad esempio, la persistenza dell’Impero Romano d’Oriente, evoluta gradualmente verso l’ Impero bizantino di lingua greca, suggerisce una convivenza con la tarda antichità in Oriente. Questo impero rappresenta un blocco orientale dell’Europa sotto la protezione dell’esercito bizantino, nel momento in cui le prime caratteristiche di quello che sarà il Medioevo si stanno sviluppando nei primi regni stabiliti nell’Occidente cristiano. Costantinopoli, già Bisanzio, finirà per esaurire economicamente e demograficamente il suo progetto di restaurare il vecchio ordine imperiale sul Mare Nostrum e sarà anche duramente attaccata da coloro che avrebbe dovuto proteggerla: una delle crociate, la quarta del 1204, terminò tragicamente con il sacco e la distruzione della città da parte degli stessi Crociati.

Quando la città ormai indebolita cadde definitivamente nel 1453, dopo due mesi di assedio da parte del  sultano turco Maometto II, l’Europa stava per iniziare una nuova era storica, proiettata verso Occidente dal viaggio di Colombo. Il patriarcato di Costantinopoli  (da sempre un unicum con il potere imperiale del basileus e a esso sempre asservito)  si trasferì in un’altra capitale: Mosca, che fu da allora definita la “terza Roma”.

 

 

[1] Il termine continente implica la geografia fisica di una grande massa di terra completamente o quasi completamente circondata dall’acqua ai suoi confini.

[2] Il territorio di Ifriqiya corrisponde oggi alla Tunisia, alla parte orientale della regione di Costantina (Algeria) e alla Tripolitania (Libia).

[3] Gli omeisti furono il gruppo degli ariani seguaci di Acacio di Cesarea e il nome deriva loro dal fatto che affermavano il Figlio “simile” (gr. ὅμοιος) a Dio Padre, mentre l’arianesimo fu una dottrina trinitaria, elaborata dal presbitero monaco e teologo Ario (256-336) e condannata come eretica al primo Concilio di Nicea.

[4] Le historiae gentium sono opere che raccontano l’origine e la storia dei cosiddetti popoli barbari. La stesura delle historiae costituì sia la fase finale del processo di unificazione dei popoli sia il fattore di consolidamento dei regni nati dall’Occidente fino alla fine del V secolo.

[5] Robert Schuman fu lo statista visionario che nel discorso del 9 maggio 1950 proponeva una Comunità europea del carbone e dell’acciaio. Questo è riconosciuto fino ad oggi come il documento fondamentale del moderno movimento europeo, ed egli stesso si riferiva a Colombano, nel luglio 1950, come un “illustre irlandese” che “volse e realizzò un’unione spirituale tra i principali paesi europei del suo tempo”.

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