Home editoriale Dalla parte dell’Ucraina, senza se e senza ma. Le dimissioni dal direttivo dell’Anpi di Maria Grazia Daniele, Roberto Pettinaroli, Francesca Perri, Cristina Pitruzzella e Giorgio “Getto” Viarengo

Dalla parte dell’Ucraina, senza se e senza ma. Le dimissioni dal direttivo dell’Anpi di Maria Grazia Daniele, Roberto Pettinaroli, Francesca Perri, Cristina Pitruzzella e Giorgio “Getto” Viarengo

da Mainetti

di ANTONIO GOZZI

Il malessere covava da tempo ma nei giorni scorsi si è palesato ufficialmente. Una parte consistente della dirigenza dell’ANPI di Chiavari si è dimessa dalle cariche in segno di esplicito dissenso nei confronti della presidenza nazionale a proposito delle posizioni da questa assunte nei confronti dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.

“Esprimiamo la nostra contrarietà rispetto alla linea tenuta dalla presidenza nazionale ritenuta ambigua (almeno all’inizio) nell’attribuzione delle responsabilità di questa tragedia e contraddittoria nel momento in cui sostiene il diritto all’autodifesa del Paese aggredito, contestando però la legittimità dell’invio allo stesso di aiuti militari.”

Il dissenso interno sul punto è stato talmente forte da indurre al gesto clamoroso i dimissionari, che non se la sentivano più di continuare a rappresentare all’esterno una linea per loro inaccettabile.

Conoscendo gran parte di loro e il loro storico legame con l’ANPI, immagino il travaglio e la sofferenza del gesto, che lo rendono ai miei occhi ancora più importante.

La presidenza Daniele, tra l’altro, è stata una presidenza molto attiva ed efficace: 34 iniziative in due anni, alcune delle quali abbiamo avuto l’onore di ospitare a Wylab, una formidabile crescita degli iscritti da 60 a 200, molti dei quali giovani, una fitta rete di rapporti con Enti, associazioni e scuole affinché la memoria sia una cosa viva, quotidianamente praticata, spiegata alle giovani generazioni e non soltanto un rito da feste comandate.

Il dissenso clamoroso di chi ha fatto così bene fa pensare.

Il perdurare della guerra con comportamenti russi definibili come crimini internazionali a partire dalle stragi compiute e che si continuano a compiere (il presidente Pagliarulo ha chiesto una commissione di inchiesta sui crimini compiuti dai soldati russi a Bucha quando tutta la stampa indipendente del mondo li ha documentati e provati); i continui bombardamenti russi sulla popolazione civile ucraina che fino ad oggi hanno fatto migliaia di morti; il rifiuto da parte russa di qualsiasi negoziato prima che “l’operazione speciale” si concluda (Quando? Con la conquista del Donbass? Con la conquista anche di Odessa e l’eliminazione di ogni sbocco a mare dell’Ucraina? Con la conquista dell’intero Paese come i russi pensavano di fare all’inizio?) testimonia che le posizioni assunte dalla maggioranza dell’ANPI su questa odiosa invasione non reggono e sono profondamente sbagliate.

Molta sofferenza allora, ma anche tanto coraggio da parte di Daniele, Pettinaroli, Perri, Pitruzzella e Viarengo che con il loro gesto ci dicono che ci sono verità, principi e valori a cui non si può derogare primo fra tutti quello della libertà e dell’autodeterminazione dei popoli, del ‘sacro dovere di difendere la Patria’ come recita la nostra Costituzione.

Questa vicenda ci ricorda anche che l’ANPI non può agire come un partito.

Non è questa la natura dell’Associazione che abbiamo conosciuto e a cui siamo iscritti. L’ANPI è nata plurale, così come plurali furono la Resistenza, la nascita della Repubblica e la Costituzione. La ricchezza della Resistenza italiana e della lotta al nazifascismo fu proprio questo pluralismo: formazioni partigiane di diversa impostazione politica, le Garibaldi di orientamento comunista e di sinistra, Giustizia e Libertà di orientamento azionista e liberale, formazioni cattoliche e financo formazioni monarchiche. Ci furono tra queste tendenze anche forti tensioni che spesso la retorica e l’agiografia resistenziale non evidenziano.

L’ANPI storicamente ha cercato di mantenere questo pluralismo e questa libertà ispirandosi allo spirito costituente in cui tutti si possono riconoscere. In presenza di dissensi radicali come quelli sulla invasione russa in Ucraina si sarebbe dovuto, saggiamente e prudentemente, accettare la legittimità delle diverse posizioni senza pretendere di prenderne una ufficiale come Associazione. Alcuni hanno voluto insensatamente forzare. Tutta la terminologia usata in questa circostanza: ‘il presidente, la maggioranza congressuale, la linea’ ricorda tristemente linguaggi e liturgie da ‘centralismo democratico’ che nulla hanno a che fare con la natura dell’ANPI, che appunto non è un partito.

Come iscritto all’associazione, proveniente da una famiglia antifascista, mi piacerebbe partecipare a un congresso e dire la mia sul punto; così come mi piacerebbe dire la mia sull’Ucraina all’interno dello stesso congresso, o di un’assemblea come si fa in ogni organizzazione democratica. Finora di assemblee o congressi non si sente parlare.

Ho solo ricevuto per e-mail un invito non firmato da parte di un non meglio identificato ‘Comitato di sezione’ che chiedeva di discutere con me del contenuto dei miei editoriali sull’Ucraina e sulla posizione ufficiale dell’ANPI. Non ho risposto perché non è mia abitudine rispondere a missive non firmate, ma sono ovviamente pronto e disposto a ogni confronto che però mi piacerebbe fosse fatto in assemblea e con tutti gli iscritti o addirittura aperto al pubblico.

 

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