Home Attualità La Scuola del Mediterraneo, Villa Palme a Recco e la storia di Constance Weil: il bel libro ‘La terra promessa di Clara Farber’ presentato lunedì 8 agosto

La Scuola del Mediterraneo, Villa Palme a Recco e la storia di Constance Weil: il bel libro ‘La terra promessa di Clara Farber’ presentato lunedì 8 agosto

da Alberto Bruzzone

di ALBERTO BRUZZONE

Recco è uno dei comuni della Riviera di Levante maggiormente legato alla Resistenza e, ancor prima, alle persecuzioni degli ebrei. Una storia particolarissima, in questo senso, è quella della Scuola del Mediterraneo, che fu attiva nella Villa Palme, sulle colline di Recco, dal 1934 al 1938 e che fu fondata da Hans Weil, professore dell’Università di Francoforte, al fine di accogliere ragazzi e ragazze ebrei tedeschi al riparo dal nazismo in Germania.

Questa scuola – che ancora adesso stupisce per la modernità dei metodi didattici adottati, con l’alternanza di studi teorici e attività pratiche come la cura di orti e giardini, l’insegnamento del nuoto e della fotografia – dovette cessare l’attività nel 1937, ancora prima che l’arrivo delle leggi razziali fasciste ne imponesse la chiusura.

Come ultimo gesto da ‘educatore’, Weil riuscì a salvare quasi tutti i suoi allievi facendoli ‘adottare’ da famiglie che lui stesso da Recco aveva contattato in varie parti del mondo, rifugiandosi poi egli stesso negli Stati Uniti, dove raggiunse la sua famiglia.

Da questa storia è stato tratto un film girato con gli studenti dell’Istituto comprensivo Bogliasco Pieve Sori dal regista Adel Oberto e coordinato dalla professoressa Carla Debarbieri, grazie anche al contributo delle amministrazioni comunali di Recco e di Bogliasco e da tantissimi donatori conosciuti e anonimi.

Ma il film non poteva rispondere ai molti interrogativi sulla sorte del professore e della sua famiglia al di là dell’Oceano. A tutti questi, invece, risponde un bellissimo libro. S’intitola ‘La terra promessa di Clara Farber’ ed è scritto dalla figlia del professor Weil, per i tipi di Jaka Book.

L’autrice si chiama Constance Weil Rauch (Clara Farber era il suo pseudonimo): nata a Francoforte (in Germania) nel 1933, aveva trascorso i primi anni dell’infanzia a Recco, dove il padre Hans, filosofo allievo di Max Weber, aveva appunto fondato la Scuola del Mediterraneo. Nel 1938, in seguito alla promulgazione delle razziali, era emigrata negli Stati Uniti con la madre Senta e il fratello Anselmo, giungendo a New York nel 1939. Compiuti gli studi, aveva intrapreso la carriera di scrittrice e copywriter. Il suo primo romanzo, ‘The Landlady’, pubblicato nel 1975, è diventato un bestseller tradotto in più lingue. È morta nel 2015 ad Albany, capitale dello Stato di New York, all’età di 82 anni.

‘La terra promessa di Clara Farber’, che è tradotto in italiano ed è corredato da bellissime foto risalenti agli anni Trenta e Quaranta, rinnova l’interesse per tutta questa vicenda. La prima versione del testo fu donata dalla stessa autrice a Maria Pia Abbracchio e Angelo Reggiani, scienziati e proprietari di un appartamento nella villa, che grazie allo storico del territorio Sandro Pellegrini avevano recuperato il contatto con Constance Weil, ospitandola poi più volte a Recco.

Il Comune di Recco, nel 2014, l’ha insignita della cittadinanza onoraria e con questo titolo Constance Weil, deceduta nel 2015, riposa nel cimitero di Polanesi com’era nei suoi desideri.

Ogni anno, in agosto, le figlie Katie ed Emily si ritrovano a Recco per incontrare di nuovo gli amici che hanno sottratto all’oblio questa bellissima vicenda vera e, in questo caso, per partecipare alla presentazione del libro, che si svolgerà presso la Libreria Capurro di Recco lunedì 8 agosto, alle ore 18,30, a ingresso libero. Parteciperanno, oltre alle figlie e a Mapy Abbracchio e Angelo Reggiani, anche Giuliana Bendelli, docente universitaria e curatrice del romanzo, e Carla Debarbieri, ideatrice del film ‘Ritorno a Villa Palme’. Di seguito proponiamo la testimonianza dei due amici di Constance da cui è partita tutta questa storia.

Una bella storia da Recco a New York e ritorno – La nostra ricostruzione della storia della Scuola del Mediterraneo di Recco (di Angelo Reggiani e Maria Pia Abbracchio)

Andammo ad abitare a Villa Palme a Recco nel dicembre 2009 e avvertimmo subito che quel posto era speciale, ma all’inizio non prestammo particolare attenzione. Qualche tempo dopo, navigando casualmente in rete, trovammo un articolo a firma Laura Gottlob sulla Scuola del Mediterraneo di Recco fondata nel 1934 proprio nella nostra villa. La lettura di quell’articolo fu il momento preciso in cui la storia cominciò ad interessarci davvero.

Le ricerche in Italia – L’articolo di Laura, pubblicato sul bollettino della comunità ebraica di Milano, riportava che la Scuola era stata fondata dal prof. Hans Weil, un ebreo tedesco membro della Facoltà di Sociologia dell’Università di Francoforte e allontanato nel 1933 per motivi razziali. Lo scopo della Scuola era dare a ragazzi ebrei dai 6 ai 18 anni provenienti dalla Germania un rifugio sicuro ed un’educazione basata su un progetto pedagogico che si rifaceva alle idee dell’umanesimo sociale ispirate dalla tzedakà, termine ebraico che significa giustizia.

L’articolo di Laura illustrava in maniera completa e affascinante quello che accadeva nella Scuola. Il programma educativo era molto avanzato per quel periodo. Oltre a studiare le classiche materie, i ragazzi imparavano le lingue straniere, tra cui l’ebraico moderno, quale preparazione ad una vita futura dentro e fuori dell’Europa. Poi studiavano poesia, musica, disegno e fotografia, recitazione. Storia e fatti politici erano dibattuti nelle ‘Sonntagsansprachen’, gli incontri domenicali con gli insegnanti o con invitati esterni. Facevano molta attività fisica, gite e nuoto, allevavano animali e coltivavano il terreno circostante la Villa.

L’articolo si concludeva affermando che la villa non esisteva più in quanto distrutta dai bombardamenti durante la guerra. Questo ovviamente non era vero, dato che nella villa noi ci abitavamo! Quindi, scrivemmo al giornale dell’errore e questo ci permise di entrare in contatto con Laura che non ci disse molto di più di quanto scritto nell’articolo, ma ci informò che uno storico del territorio, Sandro Pellegrini, aveva molte informazioni in merito alla Scuola.

Pellegrini sapeva della Scuola da molto tempo, e nei primi mesi del 2006 era entrato in possesso dei recapiti di Constance Connie Weil Rauch (la figlia del prof. Weil che ora viveva in Usa). Pellegrini cercò di stabilire un contatto con Connie, ma la comunicazione fu difficile. In una autobiografia non pubblicata, che Connie ci regalò successivamente durante gli anni della nostra amicizia, questo periodo era ricordato così: “Dopo i primi contatti con Sandro non successe più nulla e cominciai a disperare di potere tornare in Italia”. Nella primavera del 2010 conoscemmo Pellegrini che ci fornì il numero di Connie e poco dopo la chiamammo. “Maria Pia si presentò al telefono con il suo splendido inglese. Lei ed il marito volevano ospitarmi a Villa Palme!”.

Finalmente, nell’estate del 2010, accompagnata dalla figlia maggiore Katie, Connie ritornò a Villa Palme, 72 anni dopo la sua ultima volta. L’incontro fu molto emozionante per tutti. Intanto, con Connie fu amicizia a prima vista, e con lei, fin dal primo momento, fu come se ci fossimo conosciuti da sempre. Da lì in poi, Connie avrebbe fatto parte della nostra vita, e con lei avremmo condiviso molti altri momenti sia in Italia che in Usa.

Connie riconobbe i luoghi dove aveva vissuto molti anni prima e con i suoi racconti era come se ogni angolo della villa si animasse e tornasse a vivere. Durante quella prima visita, Connie ci mostrò tante fotografie della sua infanzia a Villa Palme che aveva portato dagli Stati Uniti. Ci parlò moltissimo di sé e della sua famiglia, della loro vita a Recco e della nuova vita a New York. Tre mesi dopo questa prima visita, Connie tornò in Italia accompagnata dalla figlia Emily per ricevere la cittadinanza onoraria di Recco.

Le ricerche in Usa – In parallelo a questa attività in Italia, nei primi mesi del 2010, avevamo anche attivato un filone di ricerca negli Stati Uniti. Coinvolgemmo un nostro caro amico della comunità ebraica di Washington, il Dr Kenneth (Ken) Jacobson, eminente scienziato del prestigioso NIH americano. Grazie a Ken entrammo in contatto con Judith Cohen, Direttore del Museo dell’Olocausto di Washington.

Quando Ken cominciò a parlare della Scuola di Recco, Judith lo fermò e disse: “Qui al museo forse abbiamo qualcosa a nome del prof. Weil”. Ricordava bene, perché’ nelle cantine del museo, dimenticato da tutti, c’era un baule con un’etichetta con il nome di Hans Weil e le sue date di nascita e di morte, donato da una certa Nina Weil nel 1995, e mai reclamato da nessuno.

Questa scoperta elettrizzò tutti e cominciammo un serrato dialogo con Judith per aprire il baule. Non avevamo titoli per chiederlo e quindi dovemmo convincere delle nostre buone intenzioni e soprattutto garantire un uso proprio del contenuto. Alla fine, anche grazie a Ken, il baule fu aperto ed il contenuto ci fu mandato per scansione.

Il baule conteneva moltissimi documenti con informazioni straordinarie sulla vita della Scuola, sulle persone che la frequentarono e sulla famiglia Weil. Quando mostrammo a Connie la nostra scoperta anche lei ne fu sorpresa: molte di quelle cose non le conosceva. Connie ci aiutò a decifrare il significato di vari documenti. Poi ricostruì che il materiale proveniva da Anselmo Charlie Weil, suo fratello. Alla sua morte, la moglie Nina aveva raccolto tutti i documenti del marito e li aveva donati al museo. Nel museo il baule era rimasto ignorato per vent’anni nell’attesa che noi, da Recco, lo ritrovassimo e ne chiedessimo l’apertura.

La storia della Scuola finisce – A detta di Connie, il periodo di Recco fu il più bello per la famiglia Weil. Erano tutti insieme in un posto bellissimo e, soprattutto, il prof. Weil aveva potuto mettere in atto il suo progetto educativo. Purtroppo questo bel periodo finì presto. Nel 1938, dopo soli quattro anni, l’avvento delle leggi razziali in Italia impose la chiusura della Scuola ed i Weil si trasferirono a Pieve Ligure presso la famiglia Brunetto. Nel marzo 1939, il prof. Weil emigrò in Gran Bretagna. A fine del 1939, Senta Weil (che non era ebrea) riuscì ad ottenere un visto di ingresso per gli Stati Uniti e partì con i figli da Genova sulla nave Vulcania alla volta di New York. Infine ai primi del 1940, Hans Weil riuscì a raggiungere la famiglia a New York, imbarcandosi clandestinamente via Belfast.

Negli Stati Uniti, il prof. Weil non riuscì mai più ad insegnare, però sapendo di fotografia sfruttò questa conoscenza per vivere. Nonostante la non brillante condizione economica, egli rifiutò sempre ogni forma di risarcimento che dagli anni ’60 in poi il governo tedesco volle offrire a esuli forzati come lui, per la carriera universitaria perduta. Hans Weil morì a New York nel 1972. Dopo gli studi Connie lavorò come redattore pubblicitario. Nel tempo libero scrisse anche tre libri, uno dei quali, ‘The Landlady’, fu un best seller per diverse settimane, e fu tradotto in italiano con il titolo ‘L’inquietante signora del piano di sopra’. Il fratello di Connie, Anselmo ebbe una vita molto tribolata. Morì molto presto, ma non prima di avere sofferto la tragica perdita del figlio Glen Douglas, amato nipote di Connie.

Gli studenti – Non abbiamo trovato prove sicure su ciò che accadde agli studenti dopo la chiusura della Scuola. Sappiamo che il prof. Weil ne salvò molti, perché’ molti ex-studenti fecero visita alla famiglia Weil a New York negli anni successivi, ma non sappiamo con certezza come si salvarono.

Connie ricordava molto bene il momento in cui era arrivata la notizia che la Scuola doveva chiudere, e ricordava anche che per diversi giorni suo padre, che era molto preoccupato, aveva fatto partir da Recco tantissimi telegrammi diretti agli Stati Uniti, al Regno Unito, al Sud America e anche al Sud Africa, alla ricerca di famiglie che ospitassero i bambini, che ovviamente non potevano tornare in Germania.

Secondo documenti trovati nel famoso baule il prof. Weil avrebbe portato in salvo molti studenti guidandoli attraverso le Alpi fino in Svizzera. Quando ne parlammo a Connie lei espresse dubbi, poiché’ non riteneva il padre capace di simile impresa a causa delle sue difficoltà di deambulazione. Poi si ricordò della gita in montagna. Aveva 4 anni ed un mattino si alzò e vide che un nutrito gruppo di studenti era vestito con scarponcini, maglioni e sci. I ragazzi stavano partendo per una gita sulle Alpi a sciare, le dissero, ma a lei non fu permesso andare e di questo Connie si arrabbiò moltissimo. Connie era troppo piccola per ricordare se quei ragazzi ritornarono alla scuola.

Per sapere degli studenti ci rivolgemmo ancora alla comunità ebraica americana di Washington. In effetti, nello stato americano del Rhode Island fu trovata una superstite della scuola. La signora aveva 16 anni all’epoca dei fatti e sarebbe stata una testimone perfetta. Tuttavia, nonostante le pressioni anche dal rabbino della comunità, lei non volle mai parlare. Forse aveva assistito a cose che era meglio non ricordare.

Ritorno alle origini – Connie aveva preso l’abitudine di tornare a Recco con le figlie per le vacanze estive. In una di queste visite, nel 2014, ci confidò per la prima volta il desiderio di essere sepolta vicino al mare di Recco perché’ sentiva che lì era la sua vera origine. Era arrivata a Recco a pochi mesi di vita, le sue prime parole erano state in italiano, e il primo mare della sua vita era stato il Mar Ligure davanti a Recco. Lunedi 23 novembre 2015, dopo alcuni giorni di coma dovuto ad una serie di mini-ictus cerebrali che l’avevano colpita a partire dalla settimana precedente, Connie è spirata in un ospedale dello stato di New York con accanto le due amate figlie Katie ed Emily.

Questa è la storia della Scuola del Mediterraneo come l’abbiamo ricostruita sulla base delle nostre ricerche e soprattutto delle interminabili conversazioni con Connie. Ci piace concludere ricordando le parole di Connie sul nostro lavoro: “Mi ci è voluto un po’ di tempo per comprendere come due scienziati vedevano mio padre e mia madre. Sapevano cose che io non avevo mai saputo. Forse alcune delle cose che loro pensavano di sapere erano solo in parte vere, ma forse cose che io pensavo di sapere erano solo frutto della mia interpretazione di bambina”.

Ti potrebbe interessare anche