Home Attualità Monteverde, direttore dell’Osservatorio Meteo Raffaelli di Casarza: “È l’estate più calda di sempre e dovremo farci i conti almeno per tutto agosto e settembre”

Monteverde, direttore dell’Osservatorio Meteo Raffaelli di Casarza: “È l’estate più calda di sempre e dovremo farci i conti almeno per tutto agosto e settembre”

da Mainetti

di ALBERTO BRUZZONE

È l’estate più calda di sempre, per lo meno da quando si fanno le rilevazioni. La tendenza a livello nazionale viene confermata, dal punto di vista locale, anche da Claudio Monteverde, direttore dell’Osservatorio Meteo Raffaelli, che ha sede a Bargone, nel Comune di Casarza Ligure, e che rappresenta una vera eccellenza dal punto di vista meteorologico e scientifico per il nostro territorio, per la puntualità delle previsioni, la storicità, la competenza, l’enorme quantità di materiali negli archivi.

“Siamo di fronte – sostiene Monteverde – ai valori più anomali degli ultimi sessant’anni, cioè da quando si fanno le misurazioni e le statistiche. La media dice che siamo con una temperatura stabilmente di un grado centigrado superiore, e molto spesso di un grado e mezzo. E mi spiace dover dire che sarà così anche per tutto agosto e per tutto settembre. La morsa del caldo non finirà: potranno esserci dei momentanei cali, ma niente di continuativo”.

In questo momento, osserva Monteverde, “c’è stato un leggero indebolimento dell’anticiclone di origine africana. Ma l’alta pressione con temperature tutto sommato miti è ormai un lontano ricordo. Dobbiamo e dovremo abituarci sempre più alle ondate di caldo. Non sono i picchi giornalieri che devono preoccupare, ma la loro durata nel tempo: e questa è progressivamente superiore. Il disagio da caldo è pressoché continuo”.

Il direttore dell’Osservatorio Raffaelli commenta: “In quest’estate 2022, lo zero termico si è spostato sopra i quattromila metri d’altitudine, a volte anche sopra i cinquemila, quindi ben al di sopra pure del nostro sistema alpino. Non esiste più un luogo che non sia caldo. Qualche esempio della nostra terra? Noi studiamo le faggete, cioè i nostri boschi di faggi che sono nell’entroterra: pure qui i valori sono stati completamente stravolti. Qualche mattina fa, nella foresta del Monte Penna, c’erano 25 gradi alle 10 del mattino. È chiaro che così non si può più andare avanti, perché i boschi soffrono, tanto quanto soffrono le persone”.

Il monitoraggio delle faggete è uno dei focus dell’Osservatorio Raffaelli. L’altro è il pluviometro: “Le piogge sono calate del 70% rispetto al clima tradizionale ligure. Ci stiamo sempre più tropicalizzando. Poi, come abbiamo visto nei giorni scorsi, ci sono scariche enormi di pioggia in pochi minuti. Dovremo imparare a convivere sempre di più con questi eventi meteorologici estremi: se non si riesce ad adottare una politica globale contro i cambiamenti climatici, credo proprio che non ci sarà nulla da fare”. L’estate, ormai, “dura dal mese di maggio a quello di ottobre, l’inverno praticamente non esiste più, la primavera che era una stagione di passaggio è sparita pure essa. Abbiamo superato tutti i record del 2003 e, come temo, anche il 2022 è destinato a essere superato dagli anni a seguire”.

Intanto, il caldo record di questi giorni sta presentando e continuerà a presentare un conto salatissimo per l’agricoltura, per l’allevamento e per la pesca nella nostra regione. Perdite dal 40 all’80% e un danno economico stimato, per il momento, in circa 200 milioni di euro rispetto al 2021. “E siamo appena a metà luglio – è il commento amaro di Luca Dalpian, presidente di Coldiretti Genova – Se agosto resterà con queste temperature, le conseguenze saranno ancora peggiori”.

A livello nazionale, Coldiretti ha stimato una perdita per tutto il comparto che si aggira sui tre miliardi di euro. In Liguria, la situazione più emergenziale è legata alla produzione dell’olio: “Ci sarà un calo del raccolto – prosegue Dalpian – dal 35 all’80% e purtroppo la zona maggiormente colpita è l’Imperiese, dove la produzione dell’olio è importantissima, oltre che di eccellente qualità. Questo succede perché gran parte delle olive sono ormai cadute a terra: la pianta, per difendersi dal gran caldo e per rilasciare meno acqua, lascia cadere i frutti a terra. Quindi ne rimangono meno sull’albero e meno olive saranno destinate ai frantoi”. Se scenderà la produzione, aumenteranno inevitabilmente i costi “ed è veramente un peccato perché questo doveva essere un anno molto ricco per l’olio. Invece il caldo ha rovinato tutto”.

Gli agricoltori sono ormai abituati alle emergenze: “Diciamo che sono la quotidianità: dall’aumento del costo delle materie prime, all’aumento del costo dell’energia. Ma una siccità a questi livelli ci ha messo veramente in ginocchio. Consideriamo che anche in primavera non è che sia piovuto molto”. Meno fieno, meno erba, meno mangime per gli animali, meno acqua per i bovini da latte: “È tutto un segno meno – osserva Dalpian – e a soffrire di più sono quelle aziende che lavorano a ciclo chiuso, che in Liguria sono le più numerose: ovvero quelle aziende che stanno in piedi da sole e che non hanno bisogno di forniture esterne. Anche comprare da altre parti è diventato complicato: basti guardare a cosa sta accadendo in Pianura Padana”.

Olive a parte, per le quali la situazione è di vera emergenza, calano in produzione anche ortaggi e frutta: “Quei frutti molto esposti al caldo vengono bruciati: come albicocche e pesche. Giù pure la produzione di pomodori e melanzane: la media del calo in Liguria è del 35/40%”.

Coldiretti continua a chiedere “un piano per avere più invasi: se ormai queste sono le condizioni, dobbiamo essere in grado di raccogliere sempre di più l’acqua quando c’è, per poi utilizzarla quando non c’è”. Secondo Dalpian, “è molto peggio rispetto anche al 2003, perché ne veniamo da un inverno senza neve. E anche agosto sarà duro. Poi avremo il problema opposto: cioè i danni per la troppa acqua. Inoltre, ci tengono in apprensione gli incendi”.

La Coldiretti segnala anche danni al foraggio destinato a capre, pecore e mucche, oltre che per il basilico. Gianluca Boeri, presidente di Coldiretti Liguria, dichiara: “Attendiamo risposte concrete dalla Regione Liguria, a cui abbiamo esposto le problematiche più rilevanti, poiché le nostre imprese si stanno già facendo carico della situazione difficile generata dalla guerra in Ucraina, con i conseguenti sconvolgimenti di mercato e speculazioni lungo le filiere. È necessario costituire un tavolo permanente regionale che affronti, nel medio-lungo periodo, gli interventi strutturali necessari per non agire sempre e solo in emergenza, ma con programmazione”. La Regione ha iniziato a studiare delle misure di ristoro e intanto, per aiutare gli allevatori, è stata approvata su proposta del vicepresidente con delega all’Allevamento, Alessandro Piana, la concessione di centotrentamila euro di finanziamenti per l’annualità 2022.

L’unico settore che sembra salvarsi, per il momento, è quello vitivinicolo, ma si guarda con preoccupazione alle prossime settimane: “Non cambierà nulla nell’immediato – è la previsione di Federico Grasso di Arpal – L’afa continuerà a essere percepita: caleranno un minimo le temperature, ma aumenterà l’umidità. L’anticiclone mostra i primi segni di indebolimento con l’entrata di un minimo di aria fresca, ma non dimentichiamo che arriviamo da sei stagioni consecutive con un grave deficit di precipitazioni, quindi non basteranno dei piccoli temporali per risolvere il problema della crisi idrica”.

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