Home Attualità L’outdoor learning, ovvero la scuola in spazi esterni, sta prendendo sempre più campo anche a seguito della pandemia. L’esperienza dell’Asilo nel Bosco di Rapallo, ma non solo

L’outdoor learning, ovvero la scuola in spazi esterni, sta prendendo sempre più campo anche a seguito della pandemia. L’esperienza dell’Asilo nel Bosco di Rapallo, ma non solo

da Alberto Bruzzone

di ALBERTO BRUZZONE

L’outdoor learning, ovvero la didattica negli spazi aperti e fuori dalle tradizionali aule scolastiche, è la via da percorrere per il futuro. È una delle eredità positive (pochissime, eppur ci sono) che ha lasciato la pandemia di Covid-19: portare le classi all’esterno, dove c’è un minore rischio di contagiarsi e dove, grazie al rapporto con la natura, si possono solcare nuovi e interessanti percorsi, sia per i più piccoli che per gli studenti più grandi.

A confermare questo andamento, con gran parte degli istituti liguri che hanno inserito l’outdoor learning (o outdoor education) nella loro offerta didattica per l’anno scolastico 2022/2023, è Monica Guerra, che insegna Pedagogia generale e sociale presso il Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione ‘Riccardo Massa’ dell’Università di Milano-Bicocca, presiede l’associazione culturale Bambini e Natura ed è considerata, a livello nazionale, il principale punto di riferimento per la cosiddetta ‘scuola all’aperto’.

“La pandemia – afferma – ha portato a considerare in un nuovo modo le esperienze di educazione e scuola all’aperto: soprattutto nei periodi di maggior recrudescenza, infatti, sono state viste, e anche promosse, come una possibilità di ‘normalizzazione’, nel senso che permettevano maggiormente di rispondere alle condizioni utili a contenere i contagi. A partire da qui, da una necessità, addirittura da un’urgenza, si sono rafforzate proposte sia integrative o alternative alla scuola, sia all’interno delle scuole di ogni ordine e grado, che hanno portato una parte più o meno ampia della propria offerta all’esterno: queste ultime sono forse quelle di maggior interesse per immaginare prospettive di impatto per l’intero sistema scolastico”.

Secondo Monica Guerra, “le modalità sono e sono state molte e differenti: un maggior utilizzo dei giardini e dei cortili scolastici per attività differenti dal consueto e più estese rispetto ai momenti tradizionalmente ricreativi; la creazione di vere e proprie ‘aule’ all’aperto, spostando da dentro a fuori le attività o modificandole in ragione del nuovo e diverso spazio a disposizione; lezioni svolte in luoghi pubblici, come i parchi cittadini, e più generalmente in luoghi della società e della cultura, cogliendo le opportunità offerte da ciascuno. Non si può certo generalizzare, ma molti insegnanti hanno sperimentato una differente relazione con gli ambienti esterni, da quelli interni agli edifici scolastici a quelli del territorio, e per molti questo ha implicato anche un ripensamento delle proprie modalità didattiche”.

Tutto questo ha portato benefici? Secondo la docente sì: “Le ricadute, osservate negli ultimi due anni anche da chi ha avviato o ampliato le proposte all’aperto, riguardano innanzitutto, certamente, un maggior benessere di bambini e ragazzi, dal punto di vista della salute fisica e mentale, così importante a seguito delle numerose chiusure; una rinnovata e differente socializzazione, più autonoma, di nuovo fondamentale date le molte deprivazioni dovute ai lunghi isolamenti; un apprendimento più radicato e motivante, perché costruito a partire da situazioni reali, ma anche più multidisciplinare. Le esperienze maturate, insieme alle ricadute osservate, aprono a prospettive interessanti: adesso, infatti, è il momento di consolidare le sperimentazioni, di valorizzare quanto appreso sul campo e di mettere a sistema una modalità di fare scuola che, senza necessariamente spostare tutta la didattica all’aperto, aumenti le opportunità di vivere l’esterno nella quotidianità di ogni scuola”.

Ecco perché il sistema sta cogliendo anche a livello pratico l’opportunità dell’outdoor learning. Ciò avviene, in maniera ‘spinta’, ad esempio, presso alcune scuole primarie genovesi. La proposta per il 2022/2023 ricalca sempre più questa filosofia: portare le aule fuori dai muri della scuola, utilizzare di più gli spazi esterni, anche solamente i cortili, laddove non c’è la possibilità di uscire fuori per boschi o per sentieri. Si moltiplicano, alla scuola media, gli indirizzi sportivi: il primo esperimento ‘ufficiale’, in questo senso, arriva dall’IC Pegli, ma dall’anno prossimo si aggiungeranno anche altri comprensivi. “È un’occasione straordinaria – conclude Monica Guerra – e sarebbe davvero un peccato mancarla, per ogni bambina e bambino, ogni ragazza e ragazzo, oltre che per noi adulti, ma anche per sperimentare una rinnovata relazione con il nostro pianeta”. A Rapallo, in località Sant’Andrea di Foggia, a interpretare e a declinare con impegno e passione il concetto di outdoor education c’è l’associazione di promozione sociale L’Albero maestro, che propone il progetto ‘Asilo nel Bosco’. “Si tratta – affermano i promotori – di una realtà pedagogica relativamente nuova in Italia, originariamente diffusa soprattutto nei paesi dell’Europa centrale e settentrionale. Il primo asilo nel bosco è nato negli anni ’50 in Danimarca. Questa pratica educativa, che conta una storia che dura ormai da mezzo secolo, si è diffusa soprattutto nei paesi del Nord: paradossalmente, dove il clima è più rigido, i bambini trascorrono molte più ore all’aperto rispetto ai paesi mediterranei. Questa tipologia di ‘asilo’ ha come principale peculiarità lo svolgimento delle attività nel contesto naturale e l’assenza di un edificio. È un’esperienza quotidiana a stretto contatto con la natura, nella consapevolezza e fiducia che questo è l’ambiente di vita, di gioco, di crescita migliore e più salutare per i bambini”.

Nell’‘Asilo nel Bosco’ la classe, intesa come spazio chiuso e sempre uguale, scompare e lascia il posto all’ambiente esterno ricco di stimoli. I bambini ‘imparano facendo’ attraverso diverse esperienze che stimolano la curiosità, l’immaginazione, l’autonomia e la creatività.

Un’esperienza diretta e continuativa (durante tutto l’anno, con tutti i tempi atmosferici) nell’ambiente naturale per i bambini dai 3 ai 6 anni. “Nel bosco forse non possono imparare tutto, ma imparano le cose fondamentali: a muoversi, ad ascoltare, a vedere, a toccare, a sentire, ad affrontare gli imprevisti, ad aiutarsi. Imparano la complessità delle relazioni che legano tutti gli esseri viventi sul pianeta, imparano la dimensione del passare e ritornare del tempo, e del cambiamento che condiziona tutta la nostra esistenza”.

Sono cinque gli elementi fondamentali del percorso, secondo L’Albero maestro: “Stare fuori: la pioggia, la nebbia, il buio, il sole, modificano e arricchiscono la nostra esperienza del mondo, le nostre percezioni, il nostro sentire. Come si modificano i colori, i materiali, i suoni nelle stagioni e con diversi tempi atmosferici? Uscire solo con il sole è come rinunciare a conoscere il nostro mondo nella sua varietà e ricchezza, è vedere solo un lato delle cose e rimanere ciechi a tutto il resto. Essere liberi, liberi di proporre, sperimentare, sbagliare, farsi male, oziare, arrabbiarsi, ripetere, cambiare, di prendersi la responsabilità delle proprie scelte. Fare esperienza diretta: troppo spesso i nostri bambini imparano il mondo per formule preconfezionate, lasciamo invece intatta la gioia della scoperta, la libertà dell’interpretazione. Accogliere, chi va piano e chi corre sempre, chi è timido e chi è fracassone: nel bosco c’è spazio per tutti. Rischiare: di non sapere come va a finire, di lasciar fare, di cambiare idea, di non avere il controllo, di condividere le scelte. Accogliere l’imprevisto, l’avventura, la sorpresa, e anche la paura”. Educazione all’aria aperta: forse è il momento giusto perché prenda campo.

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