Home SportCalcio La Lavagnese riparte dall’Eccellenza ma Compagnoni non molla: “È una nuova sfida, posso continuare a divertirmi. Serve una bella ventata di aria fresca”

La Lavagnese riparte dall’Eccellenza ma Compagnoni non molla: “È una nuova sfida, posso continuare a divertirmi. Serve una bella ventata di aria fresca”

da Alberto Bruzzone

di DANILO SANGUINETI

Terminano le epopee, le favole hanno una data di scadenza: nel calcio una bella storia che dura venti anni se non è un miracolo è un’impresa ai confini dell’epica. La Lavagnese abbandona la serie D conquistata nel 2001. Ha affrontato 18 campionati consecutivi nella massima serie dilettanti, ha ottenuto un record di durata e una serie di primati (un solo play out salvezza, due volte nei play off promozione) che le hanno permesso di festeggiare il centenario (2019) a bandiere spiegate. La società un mese fa però ha dovuto alzare bandiera bianca e accettare il verdetto: ritorno in Eccellenza. Una stagione sfortunata, caratterizzata da numerosi eventi avversi, forse un pizzico di stanchezza in colui che prese la società allo sbando, vegetava in Prima Categoria, e che portò con una cavalcata formidabile in un quadriennio a conquistare ben tre promozioni di fila.

Il timore era che Stefano Compagnoni, il presidentissimo – in carica da 25 anni, record di longevità nel Tigullio, in Liguria e ormai anche in Italia – ne avesse abbastanza. Interpellato, smentisce i profeti di sventura. Ha già metabolizzato il ko, ha imparato la lezione, si dice pronto a rinnovare, a modificare alcune cose ma non a mollare il posto di combattimento.

“Non posso negare che in questo biennio, tra problemi generali, pandemia eccetera, problemi del club (il campo ‘Riboli’ da rifare, i costi sempre crescenti di gestione) abbia avuto un paio di momenti di sconforto. In questa stagione poi non ce n’è andata una dritta. Abbiamo provato a giocare contro ogni avversaria, solo in poche ci hanno messo sotto, eppure alla fine la nostra perseveranza non è stata premiata”.

A farlo cambiare idea proprio la proclamazione della sentenza appena prima dell’ultima giornata. “In quella triste domenica ho voluto personalmente premiare Giovanni Battista Romanengo, classe 2000, per le 100 presenze in bianconero e Andrea Croci, classe 1985, alla sua ultima partita come calciatore con ben 334 gettoni e 67 reti in bianconero. Mentre uscivo ho pensato che Romanengo era un bebè quando la Lavagnese giocava la sua prima partita in serie D. E che non potevo lasciare così, senza una ‘rivincita’. Infatti ho pensato a una bella ventata di aria fresca in società, a fare spazio ai giovani. Perché non partire proprio da Croci?”.

Detto, fatto. Compagnoni ama parlare con i fatti. “Ho affidato la carica di direttore generale a Giacomo Nicolini, che in bianconero ha giocato per tanti campionati. Andrea Croci, altro lavagnese doc, sarà il direttore sportivo indipendentemente dalla categoria nella quale militeremo”.

‘Jack’ Nicolini è il genero del presidente, Croci è uno di casa, ma sono anche due giovani che hanno idee e tanta voglia di far bene. “Ho detto loro che possono sempre contare sul sottoscritto, voglio energia ed entusiasmo perché sono convinto che il momento del riscatto è vicino. Intanto spero che ci tolgano quanto resta dell’ingiusta penalizzazione comminata ai margini dell’inchiesta sullo Spezia e il tesseramento di giovani nigeriani. Dal prossimo luglio spero che potremo tornare a fare mercato dopo che per tre sessioni ci hanno impedito di acquistare rinforzi. L’abbiamo pagata cara. Il peggio è che da parte lesa siamo diventati complici della società professionistica pur senza averci guadagnato un centesimo. Inutile recriminare, per indole tendo sempre a guardare avanti, a non voltarmi indietro”.

Senza più carichi pendenti, la Lavagnese potrebbe anche ambire al ripescaggio immediato in serie D visto il suo punteggio nella classifica di merito. “Vedremo. Per il momento mi interessa di più costruire un nuovo gruppo, e non parlo solo della squadra”. Ancora una volta ha mantenuto la promessa in tempo quasi reale. Entrano a far parte del gruppo Lavagnese Agostino Prestileo, Simone Del Nero e Antonio Verrini. Prestileo, ex arbitro della sezione di Chiavari, successivamente addetto alla terna arbitrale e responsabile Integrity tra i professionisti della Virtus Entella, riferimento dell’Academy biancoceleste, coadiuverà il segretario del settore giovanile Angelo Birindelli e sarà il referente e responsabile organizzativo di tornei e camp estivi.

Simone Del Nero, classe 1981 originario di Carrara, ha un passato da calciatore di tutto rispetto, 82 presenze in A, 60 in B, 19 in C, 59 in D e 18 in Eccellenza con le maglie di Brescia, Lazio, Empoli, Cesena, Carrarese, Massese e Rivasamba oltre che due esperienze in Scozia con il Livingstone e in Malaysia con il Johor Darul Tazim. Inoltre 6 presenze con la Nazionale Olimpica dove nel 2004 ha ottenuto il terzo posto alle Olimpiadi di Atene e 13 presenze con la Nazionale Under 21 con la quale ha vinto il Campionato Europeo nel 2004 in Germania, poi una Coppa Italia nel 2008/2009 e una Supercoppa Italiana nel 2009 con la Lazio. Simone sarà il responsabile del Settore Giovanile e curerà personalmente la tecnica individuale dei giovani bianconeri dagli Allievi agli Esordienti e le sinergie tecnico tattiche tra i formatori delle varie leve.

Infine Antonio Verrini è il nuovo vice presidente. Ex giocatore e direttore sportivo del Rapallo Rivarolese. Ex difensore di Borgorosso Arenzano, Aquanera Comollo Novi, Vado, è figlio di Maurizio Verrini, presidente del Rapallo Rivarolese mancato mesi fa a causa del Covid.

Nomi ‘pesanti’. Altro che gettare la spugna. Il presidente Compagnoni mette i guantoni e si porta a centro ring. “L’obiettivo è riguadagnare il terreno perduto, sul campo e fuori. È una nuova sfida, forse quello di cui avevo bisogno per tornare a divertirmi”. Avversari, in campo e fuori, avvertiti.

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