Home editoriale La verità sul car sharing elettrico nel Tigullio. Chi non lo vuole e perché

La verità sul car sharing elettrico nel Tigullio. Chi non lo vuole e perché

da Alberto Bruzzone

di ANTONIO GOZZI

La vicenda del car sharing sperimentale proposta a tutti i Comuni del Tigullio da Elettra, la società di Duferco che si occupa di mobilità elettrica, è stata l’occasione di un ennesimo attacco alla nostra azienda e a me personalmente da parte del movimento politico Avanti Chiavari e del suo candidato Sindaco avvocato Messuti.

Ho la sensazione che i chiavaresi siano stufi di questo metodo di attacchi personali nei confronti di un imprenditore che ama profondamente la sua città e che in tutta la sua vita ha cercato di dare a Chiavari più che di prendere, come sanno benissimo tutti quelli che conoscono me e la mia famiglia. Ma sul punto tornerò dopo; ora mi interessa soffermarmi sulla vicenda del car sharing parlando di fatti concreti e di numeri veri, consentendo a tutti di farsi un’idea corretta della vicenda al di là delle polemiche strumentali di un aspirante Sindaco.

Andiamo con ordine.

Duferco è entrata nel luglio 2021 nell’attività del car sharing rispondendo positivamente alla richiesta del Comune di Genova e della giunta Bucci che vedeva il rischio di una chiusura del servizio allora gestito dall’ACI.

Decidemmo di farlo non perché il car sharing oggi sia un business, ma perché Duferco Energia si occupa di tutti i temi legati alla transizione energetica e alla mobilità sostenibile. Pensammo che per noi l’unico significato possibile di questo ingresso in un campo sconosciuto fosse proprio quello di dare al nostro car sharing un significato ecologico ed ambientale, per consolidare l’immagine e la natura di Duferco Energia come azienda concentrata sulla transizione energetica e sulla sostenibilità.

Per fare ciò abbiamo deciso di sostituire il parco macchine fino allora esistente, tutto termico e quindi inquinante, con mezzi nuovi e totalmente elettrici e quindi senza alcun impatto ambientale, in modo da corrispondere in toto agli obiettivi di decarbonizzazione europea. L’investimento è stato importante. Oggi circolano nella città di Genova quasi 150 mezzi elettrici in forza alla nostra società Elettra che gestisce il servizio di car sharing. Il servizio, totalmente digitalizzato e rispondente ai più rigorosi criteri igienici, anche perché rilevato da noi in epoca di Covid, appare gradito da un numero sempre maggiore di utenti. Nei nostri dieci mesi di gestione gli utenti sono passati da 2000 a 5000, e oggi serviamo circa 200 corse al giorno. Poiché si è calcolato che un’auto car sharing levi dalle strade circa 14 auto private, possiamo stimare che in dieci mesi a Genova abbiamo ‘eliminato’ 50 tonnellate di CO2.

Avvicinandosi la stagione estiva ci siamo chiesti se un servizio di questo tipo, ecologico, digitale, flessibile non potesse essere di interesse per un comprensorio turistico come il Tigullio e per gli operatori del settore (albergatori, ristoratori, stabilimenti balneari ecc.).

Abbiamo incominciato a contattare tutti Comuni del Golfo in una logica di sistema per proporre un servizio estivo e sperimentale finalizzato all’attrattività turistica: venti auto sul territorio da Sestri Levante a Portofino a disposizione di turisti e residenti che possono liberamente spostarsi da un capo all’altro del Tigullio con le auto elettriche di Elettra, cercandole e prendendole con un’app e poi lasciandole senza costi di parcheggio in qualsiasi posteggio blu libero dell’area.

Abbiamo avuto da tutti i Comuni risposte molto positive di interesse e adesione al progetto, che è stato considerato innovativo e valorizzante l’offerta turistica. Ai Comuni il servizio non costa niente, non c’è denaro pubblico che gira quindi non si chiedono soldi alle amministrazioni locali, ma solo la possibilità di parcheggiare gratuitamente nei parcheggi blu, come peraltro prevede la legge per le auto elettriche; legge che però va recepita nei regolamenti comunali con delibera di Giunta.

Si diceva tutti i Comuni hanno aderito, tranne inspiegabilmente Chiavari. Dico inspiegabilmente perché la lettera inviata da Elettra il 14 aprile e le molte richieste di incontro per spiegare le caratteristiche del servizio sono rimaste senza alcuna risposta.

Ovviamente l’adesione al progetto non riguarda soltanto la delibera di recepimento della legge nazionale che rende gratuiti i parcheggi per le auto elettriche, assunta anche dal Comune di Chiavari nel gennaio 2022 (ma totalmente sconosciuta ai cittadini perché non pubblicizzata) ma soprattutto la volontà positiva di coordinamento con l’azienda proponente e con gli altri Comuni per la valorizzazione del servizio in una logica di sistema integrato ‘Tigullio’.

Solo dopo che Elettra, anche su sollecitazione di operatori economici locali, fa pubblicare dal ‘Secolo XIX’ un appello ai cittadini chiavaresi affinché convincano la loro silente Amministrazione ad aderire all’iniziativa, dalla pagina del suo movimento locale il candidato Messuti comunica che ci sarebbe un problema di tariffa praticata agli utenti e di necessità di bando pubblico per evitare proposte inique e discriminatorie verso altri concorrenti presenti sul mercato.

Intanto ci chiediamo perché reagisca Messuti, che fino ad oggi non mi pare ricopra alcun ruolo di particolare rilievo nella Civica Amministrazione di Chiavari, anziché la Sindaca facente funzioni Stanig a cui Elettra, correttamente, ha indirizzato le sue comunicazioni senza mai ricevere risposta.

Evidentemente il candidato Messuti vuole utilizzare questa vicenda per farsi un po’ di campagna elettorale.

Messuti sostiene che sul mercato esistono tariffe più basse di quelle richieste da Elettra. È possibile, ma è sempre necessario confrontare servizi simili. A oggi non esiste in Italia a nostra conoscenza un car sharing 100 % elettrico come il nostro. È chiaro che i car sharing con motori termici, e quindi inquinanti, costano meno. Se l’Amministrazione Comunale chiavarese ha proposte concrete analoghe alla nostra, cioè full electric, lo dica, ma non si limiti a fare riferimento a generiche tariffe più basse.

Il servizio (che, lo si ripete, non ha  alcun costo per i Comuni) partirà il 15 giugno in tutti i Comuni aderenti, perché la stagione estiva è alle porte e quindi la celerità delle risposte è necessaria oltre che esempio di buona amministrazione.

Le auto a disposizione non sono ‘4 su Chiavari’ ma 20, libere di girare senza problemi né costi di parcheggio su tutto il Tigullio’, quindi il servizio proposto è tutt’altro che insignificante.

In realtà questi punti si sarebbero potuti tranquillamente chiarire se il Comune di Chiavari avesse risposto alla nostra lettera del 14 aprile e alle molteplici richieste di incontro rimaste inevase. Tutti gli altri Comuni l’hanno fatto e con loro si è stabilito un rapporto positivo: con Chiavari è stato impossibile.

Lo stesso ragionamento vale per le colonnine di ricarica elettrica. Tutti i Comuni del Tigullio hanno fatto gare o affidamenti diretti dopo una ricerca di manifestazione di interesse e si sono dotati dell’infrastruttura.

Chiavari ha una sola colonnina installata che risale all’amministrazione Levaggi, poi più nulla, nonostante gli sforzi per bandire una gara fatti dall’Assessore Corticelli ma finiti sempre nel nulla per misteriose opposizioni e/o rinvii. Oggi la domanda di ricariche elettriche è salita fortemente, ma Chiavari è senza piano e non può soddisfare la domanda crescente. Un Comune senza infrastrutture di ricarica non viene considerato come meta dai turisti ‘elettrici’, che stanno crescendo stabilmente nel tempo.

Perché tutto ciò? Non troviamo una spiegazione riconducibile a ragioni di buona amministrazione.

La realtà è purtroppo un’altra e risiede nella ragione degli attacchi che insensatamente il candidato Sindaco e il movimento politico di cui è espressione rivolgono da anni alla nostra azienda ma soprattutto a me personalmente.

C’è un pregiudizio dovuto al fatto che io non sono tra gli estimatori di questa Amministrazione e non l’ho mai nascosto, esprimendomi liberamente sul punto anche dalle pagine molto lette di ‘Piazza Levante’. È possibile in democrazia esprimere dissenso argomentato sui comportamenti di un’Amministrazione pubblica? Io penso proprio che non sia solo possibile e lecito ma anche giusto e doveroso, e che sia mio diritto continuare a farlo ogni volta che lo riterrò motivato e opportuno.

Continuerò a farlo anche perché ho la sensazione che ci sia da parte di molti il timore di esprimere la propria opinione e il proprio dissenso nei confronti di questa proterva Amministrazione.

I giornali e la stampa sono gli strumenti di informazione e controllo di quello che il potere fa, e ‘Piazza Levante’, nei suoi quattro anni di storia, si è concentrata tra l’altro su una serie di questioni delicate e scabrose per l’Amministrazione attuale quali gli incarichi dati all’avvocato Lanzalone, la vicenda dell’area Italgas, la vicenda della diga Perfigli, le scelte sul depuratore, la situazione pietosa delle scuole di Chiavari e in particolare dei licei, la vicenda Ferden con gli incarichi professionali illegali dell’assessore Bisso e i conflitti di interesse di altri membri della maggioranza consiliare, la necessità che i professionisti che sono anche amministratori pubblici (avvocati, commercialisti, ingegneri, architetti ecc.) dichiarino pubblicamente, anno per anno, il loro volume d’affari affinché i cittadini possano sapere se ci sono stati anomali incrementi di ricavi nel periodo in cui hanno amministrato la cosa pubblica; così come dovrebbero dichiarare se tra i loro clienti ve ne sono che intrattengano con la Civica Amministrazione rapporti di concessione, licenza, autorizzazione ecc.

‘Piazza Levante’ ha sempre fatto i suoi commenti e le sue critiche in maniera circostanziata;  si dice che sia stata querelata.  Nel caso si difenderà in giudizio, tranquilla di ciò che ha scritto.

Ma il dissenso e la critica non piacciono ai signori che comandano pro tempore, e allora preferiscono inventare la balla di Gozzi e delle mani sulla città.

Tutti sanno che la mia attività professionale e imprenditoriale è fuori da Chiavari, nel resto d’Italia e del mondo. Tutti sanno che in questi anni ho cercato di riportare a Chiavari valore generato fuori, investendolo in iniziative diverse volte a rendere importante la città ma assai poco redditizie.

Tutti sanno che una società di calcio professionistica perde soldi, e che noi abbiamo investito milioni di euro al Comunale su una proprietà pubblica per abbellire lo stadio e renderlo idoneo al calcio professionistico; che un incubatore, che senza l’aiuto di nessuno ha creato più di cento posti di lavoro per giovani chiavaresi e del Tigullio, fa i salti mortali per stare in equilibrio economico; che l’unica operazione edilizia in corso a Chiavari, quella delle Clarisse, ci vede protagonisti sulla realizzazione per ora di 8 appartamenti (non 80) solo dopo aver rilevato l’operazione già autorizzata dal Comune a un altro imprenditore chiavarese. Il Sindaco Marco Di Capua ci chiese di pagare anticipatamente i cospicui extra oneri di urbanizzazione su questa operazione perché gli servivano subito per il restauro di Palazzo Rocca, e noi lo abbiamo fatto di buon grado, salvo essere attaccati poco tempo dopo da Avanti Chiavari per il presunto ‘biscione’ che staremmo realizzando alle Clarisse. Biscione autorizzato appunto dall’Amministrazione. Difficile trovare una coerenza in tutto questo.

Non abbiamo mai proposto lottizzazioni o progetti edilizi e non lo faremo in futuro. Abbiamo se mai rilevato operazioni già approvate su richiesta di altri, svolgendo un ruolo industriale e non di speculazione immobiliare.

Cerchiamo di continuare a fare del nostro meglio ma non siamo disposti a baciare nessun bastone e forse per questo veniamo attaccati senza sosta, soprattutto quando le elezioni si avvicinano, con il racconto dell’uomo ombra e delle mani sulla città. Aizzare il pubblico contro un nemico è da sempre una strategia di distrazione dalle proprie mancanze.

Balle colossali buone per la propaganda ma non per il futuro di Chiavari.

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