Home Eventi Un testamento insolito, cinque eredi stranamente assortiti, una casa abbandonata: l’ultima avventura letteraria di Emilia Marasco

Un testamento insolito, cinque eredi stranamente assortiti, una casa abbandonata: l’ultima avventura letteraria di Emilia Marasco

da Alberto Bruzzone

Il prossimo appuntamento del ‘Maggio dei Libri di Piazza Levante’ si svolgerà in via eccezionale presso la Società Economica di Chiavari, e se il meteo lo consentirà potremo usufruire del bellissimo Giardino dei Lettori situato sul retro della Biblioteca. Sarà un’occasione da non farsi scappare per accedere al Giardino, rimasto a lungo inutilizzato a causa della pandemia. Venerdì 20 Maggio alle ore 18 ‘Piazza Levante’ presenta ‘L’estate ci scalderà’ di Emilia Marasco. L’autrice dialoga con Sabina Croce, presenta l’incontro Alberto Bruzzone (via Ravaschieri 15, ingresso dalla Biblioteca). In caso di maltempo, ingresso dalla Sala Ghio Schiffini.

di SABINA CROCE

Cinque persone (più un bambino) che non si sono mai conosciute sono convocate dal testamento di Amandine al cospetto di una vecchia casa abbandonata e malconcia ai margini di un paesino dell’entroterra ligure di ponente, non lontano dal confine francese.

Un vecchio falegname con un nipotino malinconico, una ragazza incinta e sola che vorrebbe studiare e lavorare come storica dell’arte ma è perseguitata dai debiti, un’artista irrequieta che non vuole legami, uno scrittore/esploratore che ha smesso di cercarne, e un giovane senegalese che di tutta questa storia ne sa più di tutti gli altri si ritrovano davanti ad una vecchia casa dalla pianta un po’ strana che ha conosciuto giorni migliori.

Amandine ha lasciato a ciascuno di loro un pezzo della casa in cui è nata e cresciuta. Unica clausola per entrare in possesso dell’eredità è andarla a reclamare presentandovisi in una certa data, la stessa per tutti.

La casa nasconde un mistero che affonda le sue radici nella storia di Amandine. Questa ci viene svelata a poco a poco, e a sua volta si intreccia con una vicenda più lontana nel tempo, che parte dalla vicina Francia, e precisamente da un’altra casa: quella in cui il pittore Pierre Bonnard teneva reclusa la moglie, modella e musa Marthe.

Morendo, Amandine si è fatta ‘deus ex machina’ delle vite di tutte queste persone, che in vita aveva conosciuto variamente e in tempi diversi. Il suo gesto donerà a tutti loro un tetto sopra la testa, un luogo al quale ritornare, qualcuno che nelle loro vite mancava, in definitiva una famiglia.

Ci vorrà del tempo perché tutte queste vite si possano amalgamare: il tempo che occorrerà per ripulire le stanze, aggiustare i mobili e gli infissi, riportare alla vita l’orto e il giardino, inserirsi nella vita del paese. Passeranno i mesi e volgeranno le stagioni, e intanto che ciascuno troverà ciò che gli mancava si sveleranno i fatti e i misfatti, le delusioni e i dolori che stanno sullo sfondo di questa vicenda.

La prima considerazione che mi è venuta leggendo ‘L’estate ci scalderà’ è che è un libro pieno di pittura. La pittura di Bonnard nella vicenda e nei paesaggi, ma anche il colore, la luce e la composizione che dominano la scrittura di Emilia Marasco. Leggendo il libro ‘vediamo’ tutto molto nitidamente, e ce lo godiamo con gli occhi prima che nella mente.

La seconda cosa che ho pensato è che, nonostante sia ambientato in un paesino della Liguria, questo di Emilia Marasco è un libro molto ‘francese’, e non solo perché dalla Francia arrivano alcuni dei personaggi.

È frequente in una certa buona narrativa e anche cinematografia d’oltralpe il tema dell’incontro casuale, a volte solo apparentemente, di tante individualità diverse che in qualche modo si aggregano in una sorta di famiglia sostitutiva, più soddisfacente di quella di origine. Famiglie strambe, magari, ma che in qualche modo funzionano.

Il primo paragone che mi è venuto in mente a questo proposito è stato quello di Fred Vargas e delle curiose vicende investigative dei suoi tre storici, che come tre fratelli abitano insieme, un piano ciascuno, un’altra strana casa nel cuore di Parigi. Ma poi procedendo nella lettura ho capito che un altro riferimento letterario importante è Valérie Perrin, con le sue storie di personaggi feriti che trovano l’equilibrio offrendosi gli uni agli altri in una disponibilità fatta di gesti semplici, versare il vino, spezzare il pane, aggiustare una sedia, ripulire un pezzo di giardino (cambiare l’acqua ai fiori).

Pian piano veniamo a conoscere la storia dei personaggi, e da ciascuno di essi apprendiamo un pezzetto della storia di Amandine. E così i tasselli si incastrano, le ferite si rimarginano, le stagioni fanno il loro giro ed anche la vecchia casa alla fine avrà – forse per poco, forse per sempre – una famiglia che la abita.

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