Home editoriale Draghi: “Questa è l’ora dell’Europa e dobbiamo coglierla”. Anche noi stiamo con il presidente

Draghi: “Questa è l’ora dell’Europa e dobbiamo coglierla”. Anche noi stiamo con il presidente

da Alberto Bruzzone

Per l’editoriale di questa settimana riproponiamo e volentieri pubblichiamo il discorso che il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha pronunciato la scorsa settimana all’Atlantic Council Distinguished Leadership Award 2022. Facciamo questa scelta, su indicazione del nostro editore, Antonio Gozzi, in quanto condividiamo a fondo la posizione di Draghi sul conflitto tra Russia e Ucraina e sulla necessità di serie, concrete e reali prospettive di ripartenza.

di MARIO DRAGHI *

Buonasera a tutti e grazie per essere qui.
Presidente Rogers, caro John,
Presidente Kempe,
Segretario Yellen, Janet,
Ministro Al Jaber,
Ambasciatrice Markarova,
Illustri ospiti,
Signore e signori,

È davvero un grande onore essere qui con voi stasera. Vorrei ringraziare l’Atlantic Council per il premio, di cui sono estremamente grato e, ancor di più, per questa splendida serata, in cui siete qui, tutti insieme. Voglio condividere questo premio con il mio governo, con il mio Paese, con i miei concittadini.

L’Italia ha attraversato momenti estremamente difficili negli ultimi anni. Abbiamo affrontato la pandemia prima di chiunque altro nel mondo occidentale. Abbiamo subito uno shock economico molto più forte che altrove in Europa. Ora assistiamo al ritorno della guerra nel nostro continente, che minaccia la nostra sicurezza, la nostra prosperità, la nostra sicurezza energetica. E questo accade per la prima volta dalla Seconda guerra mondiale.

Eppure – come ha fatto così tante volte nel corso della sua magnifica storia – l’Italia si è ripresa.

E siamo pronti a fare la nostra parte, insieme ai nostri alleati europei e transatlantici, per superare questo momento tragico. Per riportare la pace dove c’è il male.

Vorrei anche ringraziare Janet per il suo discorso estremamente generoso – che non merito (per fortuna ero dietro le quinte e non potevo arrossire davanti a tutti!). Le sue parole mi riportano ai primi anni Settanta, durante i miei primi anni negli Stati Uniti, quando ero un dottorando al MIT e Janet era assistente di cattedra a Harvard. Allora ero un giovane che arrivava da Roma, e tutto ciò che vedevo a Cambridge mi era nuovo.

Tre cose mi colpirono in particolare, e mi sono rimaste impresse da allora. L’apertura di questo Paese accogliente – gli Stati Uniti d’America.  La generosità dei miei mentori – i compianti Franco Modigliani e Paul Samuelson, Bob Solow e Stan Fischer, i quali vorrei ringraziare stasera. La genialità dei miei compagni di studio – Paul Krugman, Larry Summers, Pentti Kouri, a cui ero più legato, e molti altri ancora. Stasera è seduto con noi uno dei miei più cari amici, Francesco Giavazzi. Al MIT ho imparato a guardare avanti, a pensare con rigore. E, più di ogni altra cosa, dato il mio carattere, a sfidare le convinzioni tradizionali, indipendentemente da quanto affermate siano.

Queste lezioni mi risuonano oggi nella mente, mentre siamo alle prese con una delle peggiori crisi dai tempi della Seconda guerra mondiale. L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ha provocato un cambiamento di paradigma nella geopolitica. Ha rafforzato i legami tra l’Unione europea e gli Stati Uniti, ha isolato Mosca, ha sollevato seri interrogativi per la Cina. Questi cambiamenti sono ancora in corso, ma una cosa è certa: sono destinati a rimanere con noi per molto, molto tempo. Dobbiamo continuare a sostenere il coraggio degli ucraini, che lottano per la loro libertà e per la sicurezza di tutti noi. Dobbiamo continuare a infliggere costi alla Russia, muovendoci rapidamente con il nostro prossimo pacchetto di sanzioni. Ma dobbiamo anche fare tutto il possibile per raggiungere un cessate il fuoco e una pace duratura. Spetterà agli ucraini decidere i termini di questa pace – e a nessun altro. Nel frattempo, dobbiamo prepararci al mondo in cui vivremo domani. Dobbiamo essere pronti a continuare ad essere al fianco dell’Ucraina, anche ben oltre la fine della guerra. La distruzione delle sue città, dei suoi impianti industriali, dei suoi campi richiederà un enorme sostegno finanziario.

L’Ucraina avrà bisogno di un proprio Piano Marshall, come quello che ha contribuito a creare la relazione speciale tra l’Europa e gli Stati Uniti. E dovremo garantire che le sue istituzioni democratiche rimangano forti, stabili e vivaci. L’Ucraina è nostra amica. L’Ucraina rimarrà nostra amica. I tempi difficili sono iniziati ben prima della guerra, ma ognuna di queste crisi comporta grandi conseguenze per l’Europa: rischi, ma anche opportunità.

Faccio qualche esempio. La pandemia ha unito l’Unione europea in modi che erano impensabili anche solo pochi mesi fa. Mi riferisco al nostro sforzo comune sulle vaccinazioni, un modello per il mondo; e al piano Next Generation EU – un primo seme di quel ‘momento hamiltoniano’ che due secoli fa ha contribuito a creare i moderni Stati Uniti. La guerra in Ucraina potrebbe avvicinare ancora di più i Paesi dell’Unione Europea. È evidente che i singoli Stati non possono far fronte da soli alle molte e difficili sfide che li attendono nei prossimi anni. È altrettanto evidente che ciò che serve ora è uno sforzo collettivo, che ci unirà molto più di quanto abbia fatto in passato.

C’è una cosa che voglio dire: dovremo razionalizzare la nostra spesa per la difesa, evitando inefficienze e duplicazioni; dovremo accelerare la transizione energetica; dovremo rilanciare la ripresa economica; dovremo affrontare le disuguaglianze nuove e quelle di lunga data. Queste trasformazioni radicali richiedono cambiamenti nelle nostre istituzioni e possono richiedere modifiche nei nostri Trattati. Dobbiamo tenere a mente l’urgenza del momento, l’entità della sfida. Questa è l’ora dell’Europa e dobbiamo coglierla. Le scelte che l’Ue deve affrontare sono brutalmente semplici. Possiamo essere padroni del nostro destino oppure schiavi di decisioni altrui.  Ciò che mi rende ottimista è che sappiamo di non essere soli. In questo momento di profondo cambiamento, alcune cose rimangono invariate: lo stretto legame tra l’Unione europea e gli Stati Uniti. Un legame senza tempo che ci rafforza entrambi.

Grazie.

(* Presidente del Consiglio dei Ministri)

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