Home Eventi I cristiani e l’Ucraina: chi nega il diritto alla legittima difesa sta dalla parte degli aggressori

I cristiani e l’Ucraina: chi nega il diritto alla legittima difesa sta dalla parte degli aggressori

da Alberto Bruzzone

Da Don Sandro Lagomarsini, parroco di Cassego, una frazione di Varese Ligure, riceviamo e volentieri pubblichiamo una riflessione a proposito del conflitto in Ucraina.

di DON SANDRO LAGOMARSINI *

Chiariamo anzitutto i termini con cui descrivere la situazione. In Ucraina non c’è una guerra. In Ucraina non c’è una guerra tra due Nazioni e due eserciti. In Ucraina c’è l’aggressione militare della Federazione Russa contro una Nazione indipendente e sovrana.

È una aggressione ripugnante per i pretesti e i metodi. È una aggressione sacrilega perché sostenuta da false motivazioni cristiane. Di questo tipo di aggressione ha parlato il Concilio Vaticano Secondo con queste parole: “Ogni atto di guerra che miri indiscriminatamente alla distruzione di intere città o di vaste regioni e dei loro abitanti, è delitto contro Dio e contro la stessa umanità e va condannato con fermezza e senza esitazioni” (Gaudium et Spes, n. 80). Chi non ripete a voce alta questa condanna sta dalla parte degli aggressori.

In Ucraina c’è la lotta di resistenza, in parte armata e in parte non violenta, di un popolo aggredito che ha il diritto di difendersi. Questo diritto è riconosciuto dal Concilio: “Una volta esaurite tutte le possibilità di un pacifico accomodamento, non si potrà negare ai governi il diritto di una legittima difesa” (GS, n.79).

Chi nega questo diritto sta dalla parte degli aggressori. Chi indica come unica via d’uscita la diplomazia, nega colpevolmente la realtà. La realtà è quella di un capo della Federazione Russa che ha umiliato e deriso tutti quelli che hanno tentato una mediazione e, per ultimo, ha fatto cadere missili sulla testa del Segretario delle Nazioni Unite. I giustificazionisti che vogliono far passare l’aggressione russa non come una ennesima violazione del diritto internazionale, ma come una comprensibile reazione a torti subiti (o immaginati), faccia conoscere ai governanti russi quanto ha scritto Giovanni XXIII, un campione dell’Ostpolitik: “Nella nostra età, che si gloria della potenza atomica, è irragionevole (pensare) che la guerra sia ancora un mezzo adatto a risarcire i diritti violati” (Pacem in terris, 1963).

A chi tenta di arruolare i papi nell’equidistanza di una pace astratta, va ricordato che Giovanni Paolo II, campione di errori di giudizio dentro e fuori la Chiesa, ha approvato l’intervento armato nel conflitto iugoslavo chiamandolo “ingerenza umanitaria” e questo non gli ha impedito di essere proclamato santo.

È una pace cristiana quella di chi – dopo due mesi di distruzioni e di massacri – marcia da Perugia ad Assisi senza nessuna condanna del Paese aggressore e senza esporre nessuna bandiera del Paese aggredito? O non è piuttosto una operazione che allontana lo sguardo dalla situazione reale e tranquillizza le coscienze a poco prezzo? Nel giorno finale ci sarà un coro che canterà: “Abbiamo gridato. Pace! Pace!”, mentre un altro coro canterà: “Abbiamo gridato: Signore! Signore!”. Ma il Signore risponderà agli uni e agli altri: “Via da me, operatori d’iniquità!”. Non volete mandare armi e poi andate a portare viveri e pannolini? Anche questa è collaborazione alla resistenza. E perché mandare le ambulanze, se poi i guariti tornano a imbracciare le armi?

Il trombettiere della favola di Esopo venne considerato, giustamente, un nemico combattente. Sostengono la resistenza anche i coristi di Odessa che intonano “Va’ pensiero”. Ma col loro canto fanno continuare la guerra, non è vero? Gli ideologi che vogliono la resa come risposta alle aggressioni, perché i bambini crescono felici anche sotto la dittatura, aggiungano – per favore – che quei bambini diventeranno giovani senza libertà di parola e di giudizio, in attesa di essere mandati a uccidere e a farsi uccidere.

La pace, dice il Concilio (GS, 79) “non è effetto di una dispotica dominazione ma viene con tutta esattezza definita ‘opera della giustizia’” (Is 32,7). Dunque con quale diritto, mentre sono in corso distruzioni e massacri, gli analisti discutono di quali bocconi di Ucraina dare in pasto all’orso russo perché si fermi? Se non siamo d’accordo su tutto questo, allora è meglio tacere. Magari riflettere e pregare. Solo dal riconoscimento della realtà può nascere l’ispirazione per trovare gli strumenti per superarla.

(* Parroco di Cassego, frazione di Varese Ligure)

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