Home Approfondimento Via Trieste ed ex Italgas, il tema grande assente della campagna elettorale. Eppure è stato tra quelli che più ha fatto tremare Palazzo Bianco

Via Trieste ed ex Italgas, il tema grande assente della campagna elettorale. Eppure è stato tra quelli che più ha fatto tremare Palazzo Bianco

da Alberto Bruzzone

(r.p.l.) Se ne parla pochissimo in questa campagna elettorale ormai avviata e con tutti i candidati sindaco presentati ufficialmente. Se ne parla pochissimo, ma tutto è rimasto di là da essere deciso, quindi l’apprensione rimane. Che cosa si sa della riqualificazione delle aree ex Italgas in via Trieste?

Se lo domandano i cittadini, soprattutto quelli aderenti al Comitato di Via Trieste, quelli che, nel 2019, con ancora sindaco Marco Di Capua, avevano raccolto circa millecinquecento firme per dire no al progetto di cementificazione della zona, con la creazione di due palazzine. È stato uno dei temi, questo di Italgas, sul quale la maggioranza ha di più balbettato, sul quale di più è andata in difficoltà, sul quale ha perso un pezzo con il passaggio in minoranza del consigliere Giovanni Giardini, ieri consulente del sindaco in tema di urbanistica, oggi consigliere comunale di minoranza e candidato sindaco della coalizione del centrodestra alle amministrative del prossimo 12 maggio.

È stato un tema che ha visto traballare la posizione della maggioranza, con alcuni esponenti di spicco che prima hanno attaccato il comitato, poi hanno chiesto di aderirvi, poi hanno attaccato la precedente amministrazione, poi hanno incontrato Italgas per cercare di uscire dal pasticcio, poi hanno promesso spazi verdi e parcheggi pubblici e, infine, si sono ritrovati con un’area ceduta a un privato e con l’incubo del cemento che è tutt’altro che svanito. È chiaro che, di fronte a questo quadro d’incertezza, i residenti di via Trieste non siano affatto tranquilli, tant’è che il futuro di questa zona ancora latita dal dibattito elettorale.

Ma ripercorriamo un po’ le tappe di questa tormentata vicenda.

Nel maggio 2019, ‘Piazza Levante’ denunciò che l’attuale maggioranza a Palazzo Bianco aveva volutamente lasciato scadere il Piano Urbanistico Comunale (Puc) varato dal predecessore Roberto Levaggi, che per l’ex Italgas prevedeva verde e parcheggi. Tornava quindi automaticamente in vigore il Piano Regolatore del 2002 voluto dall’allora sindaco Vittorio Agostino, molto più ‘aperto’ rispetto al cemento. E infatti spuntava in questo periodo un progetto da parte dello studio di architettura Giugiaro di Torino, depositato in Comune, che prevedeva la costruzione, al posto del capannone, di due palazzine alte otto piani.

Nel silenzio generale dell’amministrazione e della città si organizzava in quei mesi una resistenza degli abitanti della zona, il Comitato di Via Trieste, che chiedeva spiegazioni alla civica amministrazione, impegnata da questo momento in poi ad arrampicarsi sugli specchi. ‘Piazza Levante’ chiedeva (leggi qui) una presa di posizione da parte della maggioranza, e segnatamente del consigliere Giardini e del consigliere Canepa, altrove strenui nemici della cementificazione, ma non otteneva risposte.

Il Comitato di Via Trieste è battagliero: rispetto al nuovo Puc vengono presentate quasi duecento osservazioni riguardanti solamente quella zona, la questione finisce in Consiglio Comunale grazie al fervore e alla passione messe in campo dalle minoranze, il dibattito politico si accende, eppure l’amministrazione non riesce a uscire dall’imbarazzo, non riesce a trovare appigli né scappatoie.

Nel giugno 2019 esponenti della maggioranza, tra cui l’avvocato Segalerba, si dichiarano contrari al progetto Italgas (ma come? L’iter non era andato avanti negli uffici tecnici del Comune durante la loro amministrazione? Forse a loro insaputa?) e con grande disinvoltura chiedono addirittura di iscriversi al Comitato. Il Comitato dignitosamente rifiuta. Le firme sfiorano le novecento unità.

Intanto spunta un render del progetto, con due palazzine alte otto piani e tutti gli spazi di pertinenza privati. Unico spazio pubblico, un corridoio che collega l’area al nuovo tribunale.

Palazzo Bianco affida addirittura ad un consulente l’incarico di dimostrare, senza peraltro riuscirvi, che la responsabilità di questo cemento ricade sulla precedente amministrazione.

Ma la Regione Liguria nel luglio del 2019 conferma che il Puc Levaggi prevedeva per l’area verde e parcheggi, e che l’edificabilità si è ottenuta mediante la scadenza di questo stesso Puc permessa dall’amministrazione Di Capua. La Regione sottolinea inoltre come la trasformazione dell’area in zona residenziale preveda un’importante e costosa operazione di bonifica del suolo.

Intanto, il Comitato di Via Trieste supera le mille firme contro l’operazione. Sempre nel luglio 2019 si chiarisce un altro tassello della vicenda: la richiesta di declassamento della zona da rossa a gialla nel piano di bacino è stata presentata da Italgas in Regione nel maggio 2018, quando ancora valeva il Puc Levaggi e nella zona quindi non si poteva costruire. La Regione dà parere favorevole nel luglio dello stesso anno, e ne dà comunicazione oltreché ad Italgas, al progettista e al Comune di Chiavari. A questo punto, manca solo il Puc: e puntualmente, a fine anno il Puc viene lasciato scadere. Il cerchio è completato, la zona è edificabile, e l’amministrazione lo sa perfettamente.

E arriviamo all’agosto 2019. È solo a questo punto che in maggioranza ‘volano gli stracci’, come titolava ‘Piazza Levante’ il 1° agosto 2019.

Il consigliere Giovanni Giardini, che a detta della pagina Facebook di Avanti Chiavari aveva fino ad allora partecipato a tutte le riunioni riguardanti il progetto Italgas e che si fregiava della carica di consulente del sindaco in materia urbanistica se ne esce a sorpresa con la tesi che il progetto non è fattibile, destando un comprensibile sconcerto tra i membri della sua stessa maggioranza. La quale non tarda a rispondergli sempre dalla pagina Facebook di Avanti Chiavari ricordandogli di essere stato uno dei protagonisti del progetto Italgas. Parte una serie di accuse reciproche e messaggi trasversali che sfociano in un infuocato Consiglio Comunale di fine agosto, in cui Giardini sente “puzza di bruciato” (ma poi non specifica la natura della puzza), lascia l’incarico, passa in minoranza e inizia a diramare comunicati dove sostiene che tutto è accaduto a sua insaputa.

Nel pieno della calura estiva, il Consiglio Comunale vota un ordine del giorno di contrarietà al progetto, contro anche il parere della Commissione Edilizia.

Un gran pasticcio insomma, risolvibile solamente avviando una trattativa con Italgas. Che in effetti parte e, a dicembre del 2019, si aprono degli spiragli: l’azienda sarebbe pronta ad abbandonare il progetto e realizzare qualcosa di più ‘pubblico’ e a beneficio dei cittadini. Da lì in poi, i passaggi sono veloci. Nel febbraio 2020 il sindaco informa i cittadini che sta trattando con Italgas per cercare di realizzare posti auto e spazi verdi in una zona molto gravata dal traffico. Non essendo poi pervenuta alcuna notizia, il Comitato in data 6 luglio 2020 chiede al sindaco informazioni in merito. Il 13 gennaio 2021 il Comitato apprende finalmente dal sindaco che il progetto di edilizia residenziale era stato bocciato e si stava trattando con la proprietà per acquisire l’area in questione. Il 31 marzo 2021 l’ufficio stampa del Comune comunica che il primo cittadino Marco Di Capua, a seguito di un colloquio avvenuto a Milano il giorno precedente con la dirigenza Italgas, ritiene fondamentale realizzare in quell’area spazi verdi e parcheggi. Il 29 aprile 2021, durante il Consiglio Comunale, il sindaco ribadisce nuovamente la gratuità dell’area e l’impegno a non edificare. A sorpresa, pochi giorni dopo iniziavano a circolare voci di possibili acquisti dell’area da parte di varie società, ma il Comitato, rassicurato dalle dichiarazioni nel Consiglio comunale del 29 aprile, non dà credito a tali voci anche se, di lì a poco, suo malgrado si deve ricredere.

L’area viene effettivamente ceduta ad altri privati per un pugno di lenticchie, quando il Comune avrebbe potuto facilmente comprarla e destinarla all’uso di servizi a favore dei cittadini. Il cemento non sparisce dagli incubi. Una sola cosa è certa: se i cittadini di Via Trieste non si fidano più, come dar loro torto?

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