Home Approfondimento Parco di Portofino, il sindaco di Santa Margherita, Paolo Donadoni: “Il Ministero non può imporre i confini. I comuni che non vogliono, hanno tutto il diritto di non starci”

Parco di Portofino, il sindaco di Santa Margherita, Paolo Donadoni: “Il Ministero non può imporre i confini. I comuni che non vogliono, hanno tutto il diritto di non starci”

da Alberto Bruzzone

di ALBERTO BRUZZONE

Parco Nazionale di Portofino, la situazione è in stand-by. L’ultima puntata è andata a favore degli ambientalisti, con il Consiglio di Stato che ha accolto il ricorso presentato dall’associazione Amici del Monte di Portofino, sospendendo l’efficacia della sentenza a favore della Regione emessa dal Tar della Liguria.

I confini del futuro parco, quindi, al momento tornano a essere quelli indicati dal Ministero della Transizione Ecologica. Eppure, nove degli undici comuni interessati da questo perimetro ribadiscono il concetto: noi non ci vogliamo stare a queste condizioni. Sono Avegno, Cicagna, Chiavari, Portofino, Rapallo, Recco, Santa Margherita, Tribogna e Zoagli, mentre gli unici favorevoli sono Camogli e Coreglia.

È proprio su questo terreno che si consuma lo scontro: un comune è libero o meno di stare dentro il parco nazionale? Ha autonomia decisionale? È giusto che il Ministero imponga i confini dall’alto? Nello scorso numero di ‘Piazza Levante’, l’ex direttore del Parco di Portofino, Alberto Girani, ha dichiarato in un’intervista che “laddove il Ministero ha imposto i confini, poi quei parchi sono andati a finire male”.

Al netto delle varie posizioni tra pro e contro Parco Nazionale di Portofino allargato, questa posizione è condivisa e condivisibile dalla maggior parte. “È chiaro che è così – afferma Paolo Donadoni, sindaco di Santa Margherita Ligure e già presidente del Parco di Portofino – Se un comune non ci vuole stare, ha tutto il diritto di non starci. Il Ministero ha fatto una proposta di confini, ma poi il suo compito è quello di ascoltare le istanze del territorio. È il territorio che si deve mettere d’accordo, sono le amministrazioni locali”.

Ma è esattamente questo il punto: il territorio e le singole amministrazioni locali non si stanno mettendo d’accordo. “Io non vorrei – prosegue Donadoni – che ci andassero a rimettere quei comuni che vorrebbero stare nel parco, perché altri comuni nel mezzo non ci vogliono stare. Questo solo dico. Poi posso solamente parlare del comune che rappresento, cioè Santa Margherita Ligure”.

E qui la posizione, “è netta fin dall’inizio. Nel nostro comune, diciamo sì al Parco Nazionale in tutte le aree boschive e no in quelle urbanizzate. A livello generale, siamo per un parco unico tra parte in superficie e parte marina, ovvero l’Area Marina Protetta, ma con confini che siano coerenti e compatti, non con perimetrazioni strane per andare a includere certi comuni e certi no”.

C’è da dire che la posizione di Donadoni è di assoluto equilibrio tra chi si oppone aprioristicamente, forse per soli motivi ideologici, e chi sposa la filosofia ambientalista ma in maniera troppo radicale ed estrema.

Intanto, sabato a Zoagli (7 maggio) si torna a parlare dell’argomento grazie al convegno intitolato ‘Il ruolo dei parchi tra transizione ecologica, green economy e turismo sostenibile’, organizzato da Legambiente e FederParchi, con il patrocinio da parte del Comune di Zoagli. L’appuntamento è dalle 9,30 in poi presso piazza San Martino e, in caso di maltempo, all’interno della sala consiliare del Municipio di Zoagli.

Tra gli invitati c’è l’ex senatore del Partito Democratico, Massimo Caleo, colui che inserì nella Legge Finanziaria la creazione del Parco Nazionale di Portofino, insieme a quello del Matese. Annunciato anche il vicepresidente della Giunta Regionale, Alessandro Piana che ieri, raggiunto da ‘Piazza Levante’, non ha voluto rilasciare dichiarazioni in attesa di “ulteriori valutazioni tecniche”. Presente il portavoce del Coordinamento per il Parco Nazionale di Portofino, Antonio Leverone, che illustrerà al pubblico una nuova proposta di perimetrazione.

Ne circolano già tre: quella del Ministero della Transizione Ecologica su studio dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), quella della Regione Liguria, quella di Anci Liguria. Il Coordinamento immagina cinque comuni del Tigullio (Portofino, Santa Margherita, Rapallo, Zoagli e Chiavari); sei comuni del Golfo Paradiso (Camogli, Uscio, Sori, Pieve, Bogliasco, Genova); quattro comuni della Val Fontanabuona (Coreglia, Tribogna, Lumarzo, Leivi), per un totale di quindici comuni interessati e una superficie stimata di novemila ettari.

“Seguendo lo studio di Ispra e in relazione alle disposizioni dello stesso, indichiamo alcune soluzioni possibili scaturite dalle nostre osservazioni ed esperienze di quattro anni di attività: i cinque comuni del Tigullio contengono importanti aree di protezione speciale e l’Area Marina Protetta. Rapallo dà continuità territoriale con Coreglia. I sei comuni del Golfo Paradiso assolvono all’opportunità di legare Genova al Parco oltre all’area del Monte Fasce con Bogliasco, il comune che ha sempre dichiarato la volontà di essere inserito nel Parco Nazionale. Il comune di Uscio è da ritenersi strategico in quanto comune del Golfo Paradiso al culmine della valle di Recco e area di collegamento con i comuni della Fontanabuona. Comune che con Tribogna e Lumarzo permette la continuità territoriale con le aree di crinale di Sori, Pieve, Bogliasco e Genova. Sulle indicazioni di Ispra si dovranno individuare aree di crinale da destinare a Parco in modo coerente e appropriato alle esigenze previste dalle normative vigenti. Tali aree saranno finalizzate a realizzare continuità territoriale e aree naturalistiche di collegamento. Uscio, Lumarzo e Tribogna sono quindi nelle condizioni di cui sopra per collegare aree coerenti del Golfo Paradiso, in particolare di Bogliasco, Pieve e Sori e del Tigullio con Rapallo. In relazione alla non condivisione dei comuni all’ingresso nel Parco Nazionale si potranno così soddisfare le richieste di Recco, Avegno e Cicagna. Per Sori, Pieve, Tribogna e Lumarzo ed eventualmente Uscio, si dovrebbe procedere a considerare solo le aree finalizzate alla continuità territoriale e naturalistiche di collegamento”. La questione va avanti.

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