Home Approfondimento Il primo bicchiere di alcol in età sempre più precoce. E l’Asl alza la guardia sul problema. Gianni Testino: “Il bere è la pandemia delle giovani generazioni”

Il primo bicchiere di alcol in età sempre più precoce. E l’Asl alza la guardia sul problema. Gianni Testino: “Il bere è la pandemia delle giovani generazioni”

da Alberto Bruzzone

di ALBERTO BRUZZONE

Il problema più grave e più urgente, in termini di dipendenza dalle sostanze alcoliche, è riassunto in una parola inglese sotto la quale si cela “la pandemia delle giovani generazioni”. Così viene definito il binge drinking, ovvero il bere allo scopo di ubriacarsi, da Gianni Testino, conosciutissimo medico genovese, direttore della struttura complessa Patologie delle Dipendenze ed Epatologia alcol correlata di Asl 3, coordinatore del Centro Alcologico Regionale Ligure, presidente della Società Italiana di Alcologia e, da pochi giorni, componente del Tavolo tecnico sull’alcol voluto dal sottosegretario Andrea Costa presso il Ministero della Salute. La prima riunione di questo neonato istituto si è svolta martedì scorso a Roma e, nel frattempo, Testino porta avanti la sua battaglia quotidiana contro “il nemico più subdolo del nostro tempo, perché non viene percepito ancora come un problema grave dalla maggior parte delle famiglie, né dalla maggior parte degli adulti in generale”. Nel corso della sua carriera, Testino si è espresso sempre in maniera netta e inequivocabile contro ogni sostanza contenente alcol, anche il solo bicchiere di vino al giorno.

Dottor Testino, perché il binge drinking è la “pandemia delle giovani generazioni”?
“Perché è il problema di gran lunga più ricorrente tra giovani e giovanissimi, pur accentuato dopo la pandemia da Covid-19. Il binge drinking, il bere sino a che non si sfinisce, è la nuova modalità del divertimento. Il consumo di alcol in Italia sta diventando la prima causa di malattia del fegato e, di conseguenza, la prima causa di trapianti di fegato. Tutto questo comporta una spesa sanitaria, per lo più pubblica, di venticinque miliardi di euro all’anno in Italia. La seconda causa di malattie del fegato, ma distanziata nettamente, sono i disordini alimentari”.

Di cosa avete parlato alla prima riunione del nuovo Tavolo tecnico sull’alcol?
“Anzitutto, siamo partiti dalle ultime statistiche da parte dell’Istat e dell’Istituto Superiore di Sanità. Si comincia a bere sempre prima, ci si prende la prima ubriacatura a un’età che, anni fa, sembrava impossibile: tra gli undici e i quindici anni. Il binge drinking investe tutte le età: si beve per ubriacarsi nel 22% dei casi maschili e nel 14% dei casi femminili nella fascia tra i 18 e i 24 anni; nel 6,8% dei casi maschili e nel 6,2% dei casi femminili nella fascia tra i 16 e i 17 anni; nell’1,7% dei casi maschili e nell’1% dei casi femminili nella fascia tra gli 11 e i 15 anni. Si tratta di una ricerca assolutamente attendibile, perché gli esperti l’hanno condotta famiglia per famiglia”.

E la Liguria rispecchia queste medie?
“In Liguria l’81% dei maschi e il 63% delle femmine consuma regolarmente alcol. Il 43% dei maschi e il 27% delle femmine beve fuori pasto. Il binge drinking interessa il 7,6% dei maschi e il 3% delle femmine”.

Come si affronta il problema?
“Occorre trovare delle modalità per educare i giovani, per far capire loro che il consumo di alcol non è un successo ma, al contrario, un fortissimo insuccesso. L’alcol incide negativamente sul rendimento scolastico, fa perdere gli amici, accresce i problemi relazionali, gli stati d’ansia, gli attacchi di panico, la depressione. Le famiglie non sono spesso preparate o sottovalutano il problema, non sapendolo riconoscere alle origini”.

Ritiene che i vari lockdown per il Covid abbiano peggiorato la situazione?
“Direi proprio di sì. In certi casi, l’aumento dell’acquisto di bevande alcoliche è stato del 400%. Ma se da un lato si è bevuto di più, dall’altro gli adulti si sono resi conto di quanto bevessero i loro figli. Diciamo che i lockdown hanno aperto gli occhi. Noi come Asl 3 lavoriamo molto con le scuole, ma questo impegno non deve scendere”.

Come sta andando il progetto ‘Glu glu test’ di Asl 3?
“Anzitutto, devo ringraziare la mia collega, l’opeatrice socio sanitaria Patrizia Balbinot (nella foto a fianco), per averlo proposto e ideato. Diciamo che è un questionario che, mantenendo la forma anonima, si sta rivelando molto utile, perché consente ai singoli di capire se hanno problemi di dipendenza. Anche tra gli studenti può essere di aiuto: alcuni si accorgono, rispondendo, di avere punteggi molto alti. È un primo campanello d’allarme verso un percorso di maggiore consapevolezza. Tutto è importante e prezioso, in questa direzione”.

Nei giorni scorsi, a Palazzo Ducale a Genova, avete incontrato gli studenti delle primarie. Come mai?
“Perché i comportamenti scorretti rispetto all’alcol e alle droghe cominciano in età sempre più precoce. Per questo abbiamo pensato di abbassare l’età media del pubblico a cui ci rivolgiamo. Sono state due ore e mezza molto interessanti durante le quali ci sono state fatte moltissime domande, intelligenti e puntuali. Noi iniziamo a spiegare a quest’età che cosa comportano l’uso di alcol e di sostanze stupefacenti perché, statistiche alla mano, l’incidenza di questi problemi è anche in età un tempo impensabili”.

Qualche esempio?
“Nella fascia tra i 12 e i 13 anni, l’85% è già entrato in contatto almeno una volta con bevande alcoliche, il 7% ne fa utilizzo una volta a settimana e il 15% vive all’interno di famiglie con problematiche legate all’abuso di alcol. Ecco perché abbiamo spostato gli incontri indirizzandoli a un’età ancora più bassa. Oltre ai consumi di alcol e droghe, ci sono le pessime abitudini alimentari. Basti pensare a un solo dato: il 21% dei bambini della scuola elementare non consuma mai frutta e verdura. È chiaro che occorre apportare dei correttivi, che occorre insegnare dei migliori e più efficaci stili di vita”.

È uno degli obiettivi della sanità pubblica.
“Agli studenti consegniamo il nostro manuale ‘Educazione a Corretti Stili di Vita’ e nel frattempo chiediamo agli insegnanti di realizzare degli elaborati sul tema della nostra chiacchierata. Il volume è stato prodotto in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale e in particolare con Roberto Galuffo, referente Educazione Alimentare e Salute dell’Usr Liguria Ufficio III. Poche e semplici informazioni scientificamente corrette bastano ad affrontare gli argomenti principali che influenzeranno il futuro dei nostri giovani attraverso un filo conduttore che dimostra come nessuna tematica possa essere trattata efficacemente, se affrontata separatamente dalle altre. Mi riferisco ad alimentazione, fumo, consumo di sostanze tossiche (alcol e sostanze) e comportamenti correlati (violenza, bullismo, cyberbullismo, gioco d’azzardo, malattie sessualmente trasmissibili), pericolo dei social e pubblicità ingannevole. Inoltre, abbiamo introdotto il tema della cultura vaccinale, utilizzando testimonianze e filmati esplicativi. In conclusione, si arriva a una serie di consigli che partono dalla corretta alimentazione al fare del movimento, all’evitare fumo e alcol. Se tutti i ragazzi seguissero stili di vita sani, il 90% del diabete sarebbe sconfitto e il 60% dei tumori prima di settant’anni non esisterebbe neppure. Ecco perché nei nostri incontri si ascolta cos’è il ‘vaccino per la vita’”.

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