Home Aziende in vetrina L’acqua Santa Rita ritorna finalmente in bottiglia. E arriva anche la birra

L’acqua Santa Rita ritorna finalmente in bottiglia. E arriva anche la birra

da Alberto Bruzzone

di DANILO SANGUINETI

Invece di ingollare bevande astruse, frutto di idee innovative magari stuzzicanti, magari bislacche, spesso un semplice sorso di acqua di fonte basta e avanza per instillare un po’ di benessere. In parallelo c’è chi non ha bisogno di creare nuove aziende e si limita al salvataggio e al restyling delle eccellenze esistenti.

Operazione meritoria e lungimirante perché valorizza risorse preziose, accantonate, che stanno lì neppure troppo nascoste, pronte per tornare a splendere. Del resto viviamo nel tempo delle restaurazioni, anche delle resurrezioni, al limite del miracoloso. Il paragone è rischioso e rischia di sconfinare nella blasfemia: c’è chi in Val Graveglia ha scoperto che può tramutare l’acqua in liquore, che può usare la materia prima della zona per produrre due bibite entrambe di qualità elevatissima.

‘Chiare fresche e dolci acque’? A prenderla più bassa ‘Acqua e birra dei paesi tuoi’. Se è vero che non ci si bagna mai due volte nello stesso fiume, è altrettanto vero che non si beve mai dalla stessa fonte a meno che non si riesca a salvare l’azienda che la canalizza, imbottiglia e vende. Come ben sanno in Val Graveglia, per la precisione nel cuore di essa, a Statale di Ne, sede dello stabilimento Fonti Santa Rita. Di acqua ne è passata tantissima sotto i ponti dei torrenti in una zona che la natura ha dotato di sorgenti dalla eccelsa potabilità. Qualità innate di fonti che l’uomo è riuscito nel corso del tempo con impicci e pastrocchi vari a inquinare quasi irreparabilmente.

Solo l’intervento di qualcuno venuto da fuori (anche se non da lontanissimo, da Genova), una specie di rabdomante dell’economia, di comprovata capacità imprenditoriale, ha potuto invertire un flusso che pareva destinato a scomparire, a immergersi in budelli di carsica complessità.

Siamo alla vigilia del ritorno alla piena operatività dello Stabilimento Fonti Santa Rita a Statale di Ne. Santa Rita, un’acqua minerale giustamente famosa che torna d’attualità grazie all’entrata in scena di Andrea Tempofosco. Cinquantasettenne genovese, dal cognome che pare uscire da un romanzo di Italo Calvino (in realtà è solo quello assegnato ‘d’ufficio’ a un suo antenato trovatello), che ha vissuto diverse vite, una diversa dall’altra, tutte di successo.

Broker, operatore di borsa dal fiuto infallibile, poi albergatore, proprietario di un albergo rinomato nella rinomatissima Cannes. Nel 2016 capita dalle parti di Ne, visita Statale e si innamora del sito e della fabbrica che languiva in stato di totale abbandono. Fondata nel 1952, la fabbrica di acqua minerale subito impostasi per la qualità sopraffina, per circa venticinque anni aveva prosperato.

Il primo fatale cambio di mano negli anni Ottanta. Venne acquistata dal gruppo Ciarrapico, presieduto dal senatore Giuseppe, prima costruttore poi editore infine rastrellatore di imprese, diventato il re dell’acqua minerale, grazie alle simpatie e vicinanze con partiti al potere, sempre a destra, sempre chiacchierato.

Santa Rita fu una delle prime perle della sua corona a staccarsi, ancor prima che crollasse il sistema di potere che faceva capo al discusso uomo di affari romano. Nel 1992 era in affanno, alcuni passaggi di mano peggiorarono la situazione. Nel 2002 il controllo fu preso dal gruppo San Paolo di Roma che, però, andò anch’esso in difficoltà e, quindi, l’azienda fu messa di nuovo in vendita e acquistata dalla Minerali Investimenti srl. Che dopo aver realizzato i lavori di ammodernamento e ristrutturazione dello stabilimento, riprese l’imbottigliamento e la distribuzione nel 2008, ma già nel 2009 la società era di nuovo in crisi finanziaria.

L’istanza di fallimento presentata dai dipendenti venne accolta, la Regione Liguria nel 2010 revocò la concessione mineraria. Nel 2016 Tempofosco trovò un enorme spazio (5000 metri quadrati) abbandonato, macchinari in rovina, nessuna licenza per sfruttare le fonti d’acqua della Val Graveglia. In simili condizioni non solo ristrutturare, ottenere tutte le autorizzazioni e tornare a imbottigliare e vendere l’acqua ma anche accoppiarla alla produzione di birra, fondando l’unico birrificio industriale in regione, sembrava materia per una racconto di fantascienza. Ci voleva un temerario, ma di quelli al limite dell’incoscienza. Il soggetto interessato ne è consapevole.

“Mi trovai a passare da queste parti, a 650 metri di altezza, con le montagne alle spalle e un panorama incontaminato, mi invaghii subito del posto e mi venne in mente un progetto di ampio respiro. Non mi sono spaventato delle difficoltà trovate durante il percorso anche se sarebbe stato saggio esserlo”. Suona come la dichiarazione di intenti di un hidalgo che affronta impavido gli atavici difetti italici: lacci e lacciuoli, regolamenti e cavilli partoriti senza sosta dai burosauri nostrani.

Andrea Tempofosco ha tempo e mezzi per venirne a capo. “Un anno per controlli, verifiche e test su acqua, condutture, macchinari. Altri due anni per ottenere le autorizzazioni e procedere ai lavori richiesti. Un anno ancora perché dovevo sistemare le mie attività e valutare le mosse da fare. A fine 2019 ero pronto. Pensavo di partire con la produzione di birra a inizio 2020 ma…”.

In sequenza pandemia, crisi economica, guerra in Ucraina, altra crisi energetica alle porte. “Faccio prima a pensare a cosa ‘non’ è successo. È stato un super stress test. Ma sono andato avanti. E ora finalmente si parte”.

Il complesso rimesso a nuovo è molto ampio, copre una superficie di oltre 5000 metri quadri. “Una parte, 1200 metri quadri, è stata dedicata al Birrificio che prima della chiusura non esisteva. È pronto e operativo. Prima di Pasqua ho presentato le domande per le autorizzazioni finali, non ho ricevuto alcuna osservazione, direi che ci siamo. Anche se per prudenza terrò le dita incrociate per qualche giorno”.

Bisognerebbe aver dato un’occhiata a come era ridotto il fabbricato per comprendere l’entità (e il costo) del restauro. “Abbiamo dovuto bonificare 4000 metri quadri di Eternit. Toglierlo e smaltirlo, poi rimettere in funzione le macchine, cambiarne alcune, sostituire alcuni pezzi in quasi tutte”. Per fortuna Tempofosco ha avuto il sostegno di elementi che avevano lavorato qui e altri esperti del settore, tipo la lombardo-sestrina Elena Scandolara, che ricorda: “Con Andrea è stata intesa alla prima occhiata. E con lui e con la Santa Rita ci sono grandi prospettive. Io ho lavorato in diversi stabilimenti ma un’acqua con queste caratteristiche, oligominerale, buona e salutare, non l’avevo mai vista. Da queste fonti esce un liquido cristallino, basta guardare i test dedicati per comprenderlo”.

Il ricordo di chi ha ‘anta’ e l’assaggiò conferma il parere dei tecnici. Il nodo è riuscire a riportarla sulle tavole degli italiani. “Se non fosse bastato il resto, c’è la crisi del vetro. Le fabbriche che lo producono accusano la crisi delle materie prime e dell’energia, produrlo è diventato difficile, quasi impossibile. Una spada di Damocle sulla nostra produzione che dovrebbe partire ma che rischia di fermarsi. Abbiamo deciso di iniziare con il vetro a perdere (impossibile mettere in loco un impianto di riciclaggio per plastica e vetro visto le condizioni imposte dall’area e le autorizzazioni da richiedere, ndr) ma stiamo correndo sul filo del rasoio”.

La tabella di marcia di Tempofosco. “Vorrei iniziare subito con la birra e con l’acqua entro l’estate. Imbottigliata con impianto linea in pet e linea in vetro, utilizzando contenitori diversi. Sì, è vero, l’acqua ha caratteristiche chimiche e fisiche eccezionali: tra le prime per qualità in Italia, ci sono 3 sorgenti a 1 km dallo stabilimento e una conduttura sotterranea che fa arrivare qui, poi parte l’impianto di imbottigliamento, la bottiglia viene tappata, etichettata, alla fine affardellata e messa su pallet per essere trasportata ai punti vendita. Stessa cosa per le bottiglie di vetro, piccole e grandi”.

È quindi accertato che la prima creatura ‘marchiata’ Santa Rita sarà alcolica. “Per la birra ho pensato a due impianti: uno più piccolo (stiamo comunque parlando di macchinari in grado di produrre 300 litri per ogni ciclo, ndr), per didattica e prova di ricette con prodotti locali; l’impianto grande da 2000 litri per ogni ciclo, raddoppiabile in contemporanea, è quindi in grado di sfornare 4000 litri di birra al giorno. Partiremo subito, un mese per la maturazione e poi via verso bar, birrerie, negozi, supermercati. Abbiamo scelte una tipologia di prodotti che valorizzino al massimo le qualità dell’acqua, ciò che rende unico il nostro prodotto. Che tipo di birra? Direi che l’acqua Santa Rita è perfetta per creare una classica ‘bionda’”.

Una novità assoluta. E il bello è che non sarà l’unica. Entrare nel centro direzionale appare un salto nella macchina del tempo. Aria retrò. L’area relax ufficio stile bar anni Sessanta, dai tavoli al flipper al biliardino. Zona uffici anni Settanta con carta da parati, disegni, quadri e oggettistica del secolo scorso. “Ho voluto ricreare gli anni del fulgore per questo stabilimento, creare un posto di lavoro che si distinguesse”. Il tocco dell’imprenditore che vede ben oltre il libro mastro, uno che pare aver studiato e compreso la lezione di giganti come Adriano Olivetti, colui che introdusse nel microcosmo azienda la filosofia del progresso comune, uno che aveva compreso come l’educazione, il benessere sociale andassero alimentati di pari passo alla crescita del fatturato e degli utili. Idee al posto delle pratiche, cultura e senso della storia curate quanto la tecnologia. Tempofosco ha la stessa tempra donchisciottesca del ‘Veggente di Ivrea’. Uno che non ha timore di battersi contro i giganti a molte braccia generati dall’occhiuta macchina statale, funzionante a moto alterno, lenta e benevola solo quando c’è da agevolare i ‘soliti noti’. L’augurio di cuore non solo a lui – a tutti quelli che come lui, ostinatamente, si rifiutano di abbandonare la contesa di fronte a uno Stato e relative dependance che si muovono a disarmante lentezza – è che in una delle bottiglie così faticosamente assemblate non riesca a scovare un Genio tanto ben disposto da esaudire il suo desiderio in tempi ragionevoli. Nessuno avrà a pentirsene. Uno stabilimento, un’azienda, un marchio, una valle che rifioriscono. Non è forse l’acqua indispensabile per il germoglio?

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