Home Aziende in vetrina La seconda vita della Lavanderia San Giorgio, dopo il salvataggio dal fallimento

La seconda vita della Lavanderia San Giorgio, dopo il salvataggio dal fallimento

da Alberto Bruzzone

di DANILO SANGUINETI

Decaduto da terra di naviganti a landa di migranti nel volgere di un paio di crisi economiche, il Tigullio constata, con sua grande sorpresa, l’esistenza di capitani coraggiosi, gente capace di solcare qualsiasi mare con ogni tempo. Non su una tolda ma ad una scrivania, non usando un sestante ma un personal computer; in ogni caso è sempre un’avventura nella quale i più coraggiosi si lanciano per scoprire se questa zona, particolarissima sia nelle magagne che nelle eccellenze, possa essere ancora base un viaggio avventuroso, se ci sono i margini per costruire qualcosa che regga all’urto del tempo.

Matteo Campodonico fin da imberbe non tradì alcuna paura delle sfide, anzi mostrò spavalderia nell’andare a cercare le più toste, e in apparenza rischiose, pur di mostrare che anche a Chiavari e dintorni c’era chi pensava e faceva per tenersi a passo con tempi che cambiano a vorticosa velocità.

A nemmeno trent’anni aveva sfondato con ‘l’invenzione’ di WyScout, piattaforma-applicazione rivolta a chi opera nell’ampio e variegato universo del football. Il successo strepitoso della startup – che consente a dirigenti, allenatori, operatori commerciali del settore di accedere a un bagaglio di informazioni video-audio sterminato e imprescindibile per fare trading di giocatori e tecnici – gli avrebbe consentito di vivere di rendita senza troppi pensieri per il futuro. Al contrario, quando la sua creatura dimostrò di poter camminare sulle sue gambe, senza più bisogno dei genitori e di balie, si addentrò per sentieri meno battuti.

Per cominciare un salto nel turistico-alberghiero, rilevando nel 2018 e rilanciando Villa Riviera, abitazione patrizia del secolo scorso, trasformata in un luxury resort a cinque stelle. Una volta preso contatto con questo aspetto fondamentale dell’economia ligure, ha pensato di rivolgersi all’indotto del settore, e ha provato, manco a dirlo, a scalare la parete più liscia, da sesto grado superiore: salvare dalla quasi sicura dissoluzione una lavanderia industriale, specializzata nel servire hotel e strutture ricettive, ristoranti e varie strutture food & beverage; con un portafoglio di clienti un tempo foltissimo, tra Liguria e Alta Toscana, Basso Piemonte e Pavese.

Per la Lavanderia San Giorgio, collocata nell’area industriale di San Colombano Certenoli (via Scaruglia, 88), un anno fa, stava per suonare la campana. La proprietà della società per azioni il 4 febbraio aveva dichiarato fallimento. Incerto per non dire disperato il futuro dei sessanta, tra fissi e stagionali, dipendenti, quasi il 90% donne. L’azienda, nata nel 1975, non era riuscita a reggere l’ultimo tremendo colpo: le chiusure in massa di alberghi e ristoranti dovuti ai vari lockdown del primo anno di pandemia avevano cancellato la stragrande maggioranza delle commesse. I dipendenti da mesi lavoravano uno o due giorni alla settimana, per il resto cassa integrazione e la minaccia di finire nel limbo degli assistiti sociali.

Un mese dopo arriva Campodonico che in pochi giorni formalizza la proposta di acquisizione, riceve il via libera dei curatori fallimentari, la gratitudine quasi incredula di amministratori e sindacalisti, e sciorina il piano industriale per il rilancio. Un treno a levitazione magnetica di fronte ad accelerati bofonchianti vapore… Nello spiegare i tempi e i metodi di intervento si coglie il suo inconfondibile stile proattivo. “Per giorni e giorni, prima di presentare la nostra offerta, sono andato nella sede della San Giorgio. La sensazione era di potercela fare, a vincere la gara e vincere anche il dopo… gara. Non ci siamo sbagliati e non ce ne siamo pentiti perché abbiamo trovato un gruppo di persone in gamba, determinate a far bene. L’azienda è una realtà storica del territorio, leader nel suo settore. Negli anni precedenti aveva avuto un po’ di problemi, ma c’erano tutte le condizioni per recuperare il terreno perso”.

A patto di investire, non vivere di rendita. Allestito un piano di rilancio industriale senza sacrificare neppure un posto di lavoro. “Non è stato un salto nel vuoto. L’esperienza con Villa Riviera ci aveva fornito dati preziosi. Avevamo cominciato a conoscere il settore e proprio come clienti avevamo apprezzato la Lavanderia San Giorgio, la qualità del servizio e delle persone che lo effettuavano”. I passi successivi, secondo Matteo Campodonico, erano obbligati. “Partire da quello che c’era e poi avanzare. Bisogna continuamente guardare, imparare, migliorare, il che comporta investimenti, uso della tecnologia, certamente innovazione”.

Certo che iniziare con la tempesta che ancora infuriava… “Il Covid si era abbattuto come un maglio sul turismo e sulle attività connesse. In quel momento (il maggio del 2021, ndr) era un mezzo disastro: ferma ogni attività turistica, ferma anche la lavanderia che dagli esercizi commerciali, legati a doppio filo alla clientela che veniva da fuori zona, dipende. La scommessa era di guardare alla ripresa, sperare che l’estate portasse un po’ di sereno, in ogni senso”.

Così è stato. “La seconda metà dell’anno è stata positiva, senza alcun dubbio. Abbiamo potuto procedere con il piano di rinnovo e miglioramento”. ‘Capitan’ Matteo provvede a rimodernare il vecchio bastimento. “La Lavanderia aveva macchinari antiquati, nella costruzione come nella tecnologia che sfruttavano. Era il suo peccato originale: lasciare che gli anni trascorressero senza curarsi di quanto avveniva nel settore, e anche attorno ad esso. Abbiamo provveduto a cambiare quasi tutto nella catena di produzione, un investimento di 2,5 milioni. E abbiamo potuto recuperare prima la competitività e poi i clienti. Serviamo oltre 300 aziende turistiche e commerciali, principalmente nelle province di Genova e La Spezia”.

Senza neppure dover aumentare i prezzi, sino a oggi. Un’altra mossa vincente. “La stagione turistica 2021 ci ha premiati”. Adesso però sono all’orizzonte nuove e forse ancora più severe prove. “Il periodo di massima attività coincide con la stagione turistica in Riviera, quindi da aprile a settembre grosso modo. Non vogliamo arrivarci con il fiato corto, ma…”.

Il ‘ma’ è grosso come una casa e ha un nome: crisi energetica. L’impennata dei costi di gas ed elettricità è un salasso che ditte come la San Giorgio, che hanno macchinari in funzione h24 ogni giorno dell’anno, non sono in grado di sopportare a lungo. “La prima ‘scossa’ è già arrivata, stiamo tentando di tenere botta anche se non è semplice. Le uscite si moltiplicano e per far quadrare i conti servirebbe un rialzo dei prezzi. Una spirale inflattiva che al momento rifiutiamo, anche se sarà il tempo a decidere: nel senso che si può reggere nel breve termine ma sul lungo periodo, se la crisi continuerà a mordere, saremo costretti ad aumentare i prezzi”.

Matteo Campodonico non è preoccupato, è solo realista. “L’importante è avere sempre chiaro il quadro della situazione e non avere paura di intervenire, se necessario. Il rischio c’è ma sarebbe ancora maggiore rimanendo fermi”. La vera minaccia è la sclerotizzazione, il cadere a pezzi per paura di modificare lo status quo. Un pericolo che l’ancora giovane capitano di impresa non corre. “Io penso che questa zona, il Tigullio, il suo entroterra, insomma il Levante della Liguria, sia unica, che abbia particolarità e potenzialità straordinarie. Pregi che rimangono immutati qualsiasi cosa gli uomini ‘combinino’. E questa unicità va compresa, assecondata, arrivo a dire sfruttata. Ci credo e ci investo, tutto qui”.

Ed è tantissimo. Di aziende (e proprietà) decotte è zeppo da queste parti. La ‘nuova’ Lavanderia San Giorgio è un esempio di azienda rimessa in piedi da un atto di fiducia razionale, o di ragionevole ottimismo se preferite, da parte di un imprenditore che non si è sciacquato le mani nell’Entella o usato i suoi macchinari come lavacro per la coscienza. Ha ascoltato una richiesta di aiuto. Ha valutato ed è intervenuto. Nel cuore della ‘Terra di Maniman’ la sola esistenza di uno che prima fa, e poi dice (con parsimonia), è un mezzo prodigio.

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