Home Approfondimento ‘La digue’ sulla Piana dell’Entella ha un valore storico immenso. Si vada avanti con l’apposizione del vincolo paesaggistico da parte della Soprintendenza

‘La digue’ sulla Piana dell’Entella ha un valore storico immenso. Si vada avanti con l’apposizione del vincolo paesaggistico da parte della Soprintendenza

da Alberto Bruzzone

di GIORGIO ‘GETTO’ VIARENGO *

Sabato scorso ero alla manifestazione promossa per la difesa della Piana dell’Entella: ci siamo ritrovati tutti nella radura in prossimità del Ponte della Maddalena e i presenti si sono solennemente impegnati a difendere il bene ambientale oggetto dell’intervento.

L’amarezza era davvero tanta; in molte occasioni della mia esperienza politica mi sono trovato a soffrire per gli eventi, ma questa occasione è particolarmente  grave. Da anni ci troviamo a riaffermare il nostro impegno per proteggere la grande Piana, cerchiamo d’elaborare idee e continuiamo a studiare, a leggere e ricercare nei documenti i valori storici e culturali del nostro agire. Questa volta ci siamo però ritrovati davanti all’azione di un’istituzione pubblica che non ha usato i suoi mezzi progettuali e normativi, ma cingoli e motoseghe. Ho ripercorso l’intera area, come tante volte ho fatto con chi come me condivide questo impegno, fotografando e rilevando le tante emergenze, sistemazioni agricole, divisioni geometriche che raccoglievano coltivi, canalizzazioni per la gestione idraulica, viabilità interpoderali. Ebbene, oggi era tutto sbiadito, illeggibile: i cingoli delle ruspe e le motoseghe hanno annullato quel paesaggio che sino al giorno precedente era ancora rilevabile!

Cosa era successo, quale opera nefasta aveva così impropriamente devastato quel luogo? Un’istituzione, la Città Metropolitana, responsabile della messa in sicurezza dell’intera Piana. Mi sono fermato a pensare e mi chiedevo come era possibile, come si poteva giustificare il tanto scempio che rilevavo, come era giustificabile agire in quel modo, mentre un’altra istituzione dello Stato predisponeva il vincolo paesaggistico. Cercavo, nei miei pensieri, il nesso tra tale procedimento, che tende a normare una bellezza naturalistica e la tutela nel suo mantenimento, e la devastazione che si trovava sotto i nostri occhi. Chi ha autorizzato tale procedura mentre si procedeva alla stesura del vincolo?

Vorrei provare a raccontare come l’elenco delle bellezze della Piana dell’Entella siano le vere protagoniste del vincolo, come la sua secolare destinazione abbia visto i lavoratori della terra pronti a coltivarla, a renderla unica nella sua composizione paesaggistica, trasformandosi in orto-ingegneri progettisti.

Queste sono le particolarità che individuano e giustificano la possibilità del vincolo, la sua difesa normativa e istituzionale per il prossimo futuro di questo territorio. Qui la parola rilevante diventa ‘difesa’ e mi sarei aspettato, dalla Città Metropolitana, ‘rispetto’ per questo procedimento, attenzione e attesa delle motivazioni proposte dai funzionari della Soprintendenza.

Non è stato così! Con l’arroganza inqualificabile di questa procedura si è scesi sul campo, sfregiandolo senza nessun rispetto, umiliando la secolare storia della sua creazione ambientale, distruggendo in poche ore il cammino di decenni di lavoro sapiente. Ho provato a riguardare gli appunti delle ricerche di superficie praticate, un lavoro che sto eseguendo con chi opera per dare un futuro di conservazione e valorizzazione dell’intero ambito, dal Ponte della Maddalena alla Foce, la storica viabilità che si avviava dalla Porta di Santa Caterina per raggiungere il Rio Rezza. Un ambito uniforme e omogeneo, dove l’intero paesaggio è caratterizzato dalle attività agricole di chi qui ha operato per secoli. Come non rilevare che in una determinata fase storica sia stata realizzata, come scrivono i francesi nel catasto dell’epoca, ‘la digue’? Non dovrebbero le istituzioni riconoscere l’assoluto valore storico di questo manufatto?

La data di costruzione e il suo rilievo nelle carte dell’epoca riportano il 1805. Da allora ‘la digue’ ha operato diligentemente, il paesaggio circostante ha plasmato il manufatto facendolo suo, tecnicamente operando con totale successo per oltre due secoli. Ora si verificherà il suo valore materico, saranno rilevate dagli archeologi le tecniche di costruzione, sarà esaminato il corpo di fabbrica nel contesto stratigrafico della Piana, e chi è dotato di un minimo di conoscenze storiche può interpretare facilmente cosa risulterà.

Di fronte a queste sensibilità l’unico caso dell’elefante nella cristalleria è rappresentato dall’azione della Città Metropolitana. Come è possibile, dopo il voto del Consiglio Comunale di Lavagna su una delibera fondamentale per la difesa della Piana, non comprendere che la ‘destinazione a uso agricolo’ chiede rispetto? Le immagini che abbiamo stridono terribilmente con quanto votato in aula: come possono i cingoli sventrare i prossimi raccolti, sradicare gli ortaggi prossimi alla maturazione?

Eppure ricerchiamo il buon senso e la fiducia, e lo cercheremo sino all’ultimo, per verificare se è possibile non distruggere e disperdere ancora la tanta bellezza contenuta nella Piana. La forza della speranza ci viene dal rispetto per le istituzioni, quelle che ci fanno sentire cittadini dei diritti, che sperano nel vincolo monumentale e in quello paesaggistico, per avere ancora la nostra Piana come obiettivo futuro, per valorizzarla e poter vivere in un luogo di qualità.

Gli studiosi d’evoluzione urbanistica concludono nelle loro ricerche con l’indicazione di come debbano essere risolti i temi della tenuta del paesaggio e della sicurezza ambientale, e ci indicano che l’unica soluzione possibile è nell’ottenere una futura sicurezza compatibile con la storia di quel paesaggio.

Forse in Città Metropolitana non lo sanno!

(* studioso di storia e di tradizioni del Tigullio)

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