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Diga Perfigli e Tigullio libero: contro la Città Metropolitana e la sua prepotenza

da Alberto Bruzzone

di ANTONIO GOZZI

La triste vicenda della Diga Perfigli sta prendendo una brutta piega.

Le cose non vanno bene, nonostante la coraggiosa variante urbanistica approvata dalla maggioranza consigliare di Lavagna guidata dal coraggiosissimo sindaco Alberto Mangiante; variante che ha eliminato ogni possibilità di edificazione sui terreni della piana (con le previsioni vigenti prima della variante si potevano costruire 70.000 mq di superficie calpestabile circa 1000 appartamenti!) riportando tutte le aree a destinazione agricola.

Con una protervia e una violenza inusitate, la Città Metropolitana ha dato alle imprese assegnatarie dei lavori l’ordine di proseguire nelle attività di preparazione del cantiere; il che è avvenuto con l’ingresso senza alcun preavviso delle macchine e dei loro cingoli nei campi coltivati, con la distruzione di colture in corso, con il taglio di alberi secolari.

Violenza e protervia che sono accompagnate da un’incessante attività di disinformazione svolta da funzionari dell’area metropolitana nei confronti dei media locali, sostenendo costoro che tutti i proprietari sono stati indennizzati con il pagamento degli espropri quando ciò è assolutamente falso; tutto ciò testimonia, se ancora ve ne fosse stato bisogno, la completa mancanza di rispetto da parte della Città Metropolitana nei confronti delle comunità e dell’opinione pubblica locali, e ripropone il tema, più volte sottolineato da questo giornale, di come liberare il Tigullio da questa insensata costruzione istituzionale.

Vi è stato e vi è un movimento grande e importante di enti locali e cittadini che si oppongono alla devastazione che l’opera (la Diga Perfigli) una volta realizzata provocherà su un ambiente orticolo-fluviale di enorme pregio e quasi unico in Italia; decine di studiosi hanno rilevato l’eccezionalità ambientale e storica della piana dell’Entella, sottolineando la necessità di proteggerla; vi è stata una coraggiosa presa di posizione della Soprintendenza, che su istanza di Italia Nostra e di altri movimenti ambientalisti ha avviato la procedure per sottoporre a vincolo paesistico l’intera area; l’apposita commissione regionale si è convocata e ha incominciato i suoi lavori in tal senso. Nonostante tutto ciò, che avrebbe dovuto indurre alla cautela e ad attendere l’esito delle procedure di salvaguardia in corso, in Città Metropolitana si è voluto andare avanti.

Manifestazione insopportabile di ‘celodurismo’ da parte del sindaco metropolitano e di incapacità del presidente della Regione, che in definitiva è il vero dominus della vicenda (l’area metropolitana è in questo caso il braccio armato della Regione), di considerare e comprendere le istanze profonde del territorio e di dare ad esse risposta come deve saper fare la grande politica.

Anche nell’intervista pubblica che ‘Piazza Levante’ ha fatto al presidente della Regione prima di Natale, sollecitato sul punto Giovanni Toti si è barcamenato, trincerandosi dietro le procedure e la responsabilità dei funzionari, e non è stato capace di cogliere l’occasione per provare a volare alto, per dimostrarsi capace di una visione più nobile, politica  rispetto a quella burocratica.

Come è noto la posizione di Regione e Città Metropolitana è stata motivata da un rigido principio di autotutela di amministratori pubblici e funzionari che può essere sintetizzata così: dopo la vicenda della Vincenzi noi non vogliamo correre il rischio di finire in galera per il cavolo nero di Lavagna.

Questo giornale ha più volte riconosciuto che la preoccupazione è comprensibile e che mostra una volta di più come la Pubblica Amministrazione e i suoi esponenti vivano nel terrore delle responsabilità e della possibile dolorosa censura dell’autorità giudiziaria.

Va altrettanto onestamente riconosciuto che tale preoccupazione, sia pure comprensibile, nella fattispecie è eccessiva e il principio di autotutela non può essere utilizzato come un alibi o come lo strumento per far vedere chi comanda veramente sui cittadini di quella che viene considerata ‘una colonia genovese’.

L’Entella non è né il Bisagno né il Fereggiano. Storicamente l’onda di piena nella piana alluvionale dell’Entella non è violenta e devastante come quella dei torrenti genovesi.

È un’onda di piena dolce, che da secoli si scarica nelle amplissime aree ortive senza causare gravi danni, ma al contrario fertilizzando orti e colture.

Non solo: la realizzazione della diga in un solo tratto del fiume (dal Ponte della Maddalena alla foce) rischia di provocare gravi effetti collaterali sulla sponda chiavarese, e sulla stessa piana di Lavagna, che una volta allagata da monte dove la Diga Perfigli non c’è, rischia di non scaricare più le acque alluvionali nel fiume perché impedite nel loro tragitto dal gigantesco muraglione.

La totale assenza di un quadro di insieme e di un piano di bacino; l’obsolescenza di studi idrogeologici realizzati molti anni fa e che andrebbero rifatti per tenere conto dei cambiamenti climatici e della sempre minore piovosità alle nostre latitudini; i nuovi indirizzi europei che impongono, prima di realizzare muri e opere cementizie di contenimento, di vagliare tutte le possibilità alternative e più soft, costituiscono altrettanti elementi forti per avere il coraggio di cambiare indirizzo.

È assai misera e di basso livello la politica che non sa e non vuole assumersi rischi in vista di un interesse più grande e comune.

La vicenda è di grande insegnamento per i cittadini del Tigullio e i loro amministratori. Fino a quando non si avrà il coraggio di porre con forza a Regione e Città Metropolitana il tema dell’autodeterminazione e del rispetto del principio basilare che non ci si fa governare da qualcuno che non si è eletto, le cose non cambieranno.

Da questo punto di vista i consiglieri metropolitani del Tigullio, a partire da quelli di maggioranza, segnatamente da quello di Chiavari, avvocato Antonio Segalerba, il quale rappresenta una città storicamente importante nella dialettica con Genova, dovrebbero far sentire la loro voce e la loro contestazione forte e chiara. Ciò fino ad ora non è avvenuto ed è assolutamente lecito dire che in quel consesso non contiamo niente.

Le battaglie politiche giuste richiedono coraggio, la capacità di far sventolare una bandiera e di riunire sotto quella bandiera il maggior consenso possibile stringendo i ranghi e combattendo fino all’ultimo. Giochetti, tatticismi, tutela di piccoli interessi ed egoismi localistici non sono consentiti.

Il sindaco di Lavagna, Alberto Mangiante, è stato lasciato troppo solo per troppo tempo.

Due sono state le assenze più importanti.

Il Pd innanzitutto, che per ragioni incomprensibili ai più continua a non fare sentire il suo peso in questa battaglia. Bene la proposta dell’istituzione di un parco fluviale nella piana dell’Entella formulata da Luca Garibaldi, ma incomprensibile e motivata con ragionamenti risibili l’astensione dei consiglieri del Pd in Consiglio Comunale a Lavagna sulla variante urbanistica di salvaguardia.

Dall’altra il Comune di Chiavari, che non ha giocato in questa vicenda il ruolo di guida che gli spetterebbe. Affermazioni di principio più volte ripetute, ma mai azioni politiche concrete; in particolare mai il coraggio della contrapposizione in campo aperto alla Città Metropolitana e al suo Sindaco.

Oggi vediamo e leggiamo che importanti esponenti dell’Amministrazione Civica chiavarese partecipano con convinzione alle manifestazioni contro la Diga Perfigli e sostengono tesi giuste sul tema. Bene. Speriamo che questi atteggiamenti non siano solo frutto di un calcolo elettoralistico, dato il momento, ma corrispondano a una reale presa di coscienza.

All’inizio di questa battaglia, quando questo giornale con decine di associazioni lanciò la richiesta di firme per il voto di revoca dell’accordo di programma, le posizioni nella maggioranza chiavarese furono assai titubanti o addirittura contrarie alla petizione. Sia Avanti Chiavari che Partecip@ttiva, le due forze che sostengono l’Amministrazione chiavarese, ebbero parole insultanti nei confronti dei movimenti ambientalisti e delle associazioni.

Solo dopo che tre coraggiosi esponenti della maggioranza consigliare, Giuseppe e Alberto Corticelli e David Cesaretti annunciarono pubblicamente la loro firma della petizione la posizione dell’Amministrazione Chiavarese cambiò e si arrivò in Consiglio Comunale alla revoca dell’accordo di programma.

Oggi il tema torna ad essere il confronto anche duro in Città Metropolitana.

Si può pensare ad un voto di tutti gli esponenti del Tigullio in Città Metropolitana con la minoranza e contro l’azione della Città Metropolitana in tema di Diga Perfigli? Sarebbe una bella prova di forza e l’occasione per il Pd di liberarsi una volta per tutte dalle ambiguità della sua posizione in materia.

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