Home Aziende in vetrina La Bacchetta Magica Giocattoli di Chiavari: quando il gioco di una volta è un fatto estremamente concreto e serio

La Bacchetta Magica Giocattoli di Chiavari: quando il gioco di una volta è un fatto estremamente concreto e serio

da Alberto Bruzzone

di DANILO SANGUINETI

Nessuno è più serio di una persona che gioca. In attesa di trovare una definizione di ‘giocattolo’ che sia più esaustiva di ‘passatempo infantile’, sottocategoria che copre una parte, si sospetta appena appena preponderante, dell’insieme ‘occupazioni per le quali vale la pena di vivere’. Perché il gioco non si fa per gioco: basta informarsi presso chi lo propone all’attenzione delle varie fasce di età, a cominciare dai piccoli che sono o dovrebbero essere i principali destinatari delle miniature o riproduzioni di esseri viventi, di cose e scenari che aiutano il puro esercizio ludico.

Un esperto in tal senso è il signor Andrea de Martini che da oltre 33 anni è nel settore come proprietario o gestore di negozi specializzati. Genovese, si è fatto le ossa in grandi ‘boutique del giocattolo’ del capoluogo e poi dieci anni fa ha deciso di puntare sulla Riviera di Levante.

In corso De Michiel, centro-est di Chiavari, c’era una istituzione come ‘Malatesta Giocattoli’ che pagava le conseguenze della fine di un’epoca, la transizione rapida e devastante dall’analogico al digitale, prima nell’elettronica e da lì ovunque nella vita di tutti i giorni. Si apriva uno spazio interessante e un occhio esperto come quello di de Martini lo coglieva al volo.

Il resto lo racconta l’interessato. “Aprimmo, io e la mia socia e amica Paola, a 20 metri dal locale di Malatesta (numeri 24-26). Ci appoggiammo alla catena di negozi per bambini più famosi di Francia, la JouéClub, ottenemmo la fiducia dei suoi amministratori. Ed ecco nascere la Bacchetta Magica Giocattoli, che utilizza in franchising il marchio transalpino”.

Una Giocheria potenziata, per intenderci, con oltre 400 negozi sparsi sul territorio. “JouéClub garantisce materiale di primissima qualità. Grandissimo assortimento dei marchi che vanno per la maggiore, prima di tutto Lego naturalmente, ma anche Ravensburger o Mattel. E poi alcuni pezzi unici – card e board game, puzzle, action figure – che sono delle chicche per gli appassionati”.

Viene il dubbio che non si stia parlando solo di infanti. “Ci vantiamo di poter accontentare ogni gusto, dai sei mesi agli ‘enne’ anni di età. Chiaro che la fetta più grande delle nostre vendite se la accaparrano i genitori su ‘istigazioni’ dei figli minorenni, ma c’è una discreta porzione anche per i teenagers, e per i ‘cresciutelli’”.

Stiamo parlando di giochi ‘concreti’. Video e app alla Bacchetta Magica non trovano ospitalità. “Vero, puntiamo su giocattoli e giochi tradizionali e non ce ne siamo pentiti”. Eppure a guardarsi in giro, con poppanti che nelle carrozzine smanettano non si sa quanto a caso sui cellulari materni e paterni, sembrerebbe che il signor Andrea stia combattendo una battaglia di retroguardia. “Sì e no perché, soprattutto negli ultimi tempi, i mezzi materiali per fare ricreazione sono stati rivalutati da pedagoghi e psicologi infantili. Si è sottolineato da più parti come il giocattolo non immateriale sia essenziale per sviluppare la manualità del piccolo ma non solo. Dal punto di vista intellettivo come di coordinamento delle facoltà sensitive niente può sostituire la bambola, la macchina, la scatola di costruzioni. Può scatenare la fantasia e accendere sinapsi che davanti a uno schermo, tattile o meno, restano tristemente spente”.

Difficile non concordare. È una guerra che può essere se non vinta, almeno pareggiata… “Penso che il bambino stesso dopo tante ore passate immobile senta la voglia di toccare, assemblare e naturalmente correre. Un impulso che è diventato più forte in questo particolare periodo della nostra storia”.

Infatti per un negozio come La Bacchetta Magica la pandemia potrebbe essere stata una opportunità. “Anche in questo caso debbo replicare che l’osservazione è vera al 50%: indubbiamente i lockdown generali o relativi a zone e persone particolari hanno spinto verso ‘passatempi’ intelligenti e di qualità. Ma è altrettanto vero che la crisi economica ha spinto a essere più prudenti e mirati nelle spese. In ogni caso non è questa al momento la maggiore preoccupazione di chi agisce nel nostro settore”.

C’è un moloch più spaventoso e forse anche più pervasivo del pur disastroso coronavirus. “Una parola sola: ‘Amazon’. Per i dettaglianti è come combattere con una fionda contro un gigante ben più grande e soprattutto molto più corazzato che Golia. Là dentro trovi tutto e te le spediscono ovunque. Per fortuna che io e Paola ci siamo attrezzati per tempo: abbiamo, appoggiandoci anche in questo caso a JouéClub, la possibilità di ricevere e soddisfare ordini online, cosa che in un momento come questo dove meno si esce e più si è contenti, ci consente di tenere i rapporti con la nostra clientela e piazzare i nostri articoli”.

Beninteso, questo non esenta il signor Andrea dal fare i turni forzati per tenere sempre alzata la serranda. “Ho pensato che si doveva fare qualcosa per controbattere ai cambiamenti nelle abitudini imposte da questi due anni assurdi. Un negozio di giocattoli, anche il nostro, fa metà del fatturato in soli due mesi, novembre e dicembre, come è intuibile. Poiché gli ultimi due Natali sono stati in parte compromessi dalle ondate epidemiche, ho pensato di controbilanciare tenendo aperto anche per la maggior parte dell’estate e in quasi tutte le domeniche nel corso dell’anno. Come è andata? Beh diciamo che possiamo essere non scontenti del risultato. Niente di eclatante ma almeno teniamo a galla la barca”.

Certo questo ha comportato un sacrificio da parte di de Martini. “Io mi occupo prevalentemente della parte amministrativa, tengo i conti, i contatti con i fornitori, ecc. Ma per i festivi e le domeniche sono tornato volentieri dietro il bancone. E non è stata poi quella gran fatica. Quando si fa un lavoro nel quale si crede e ci si occupa di cose che piacciono, a prescindere da tempo e soldi, non è mai un dovere doloroso”. Perché è stato colpito tanti anni fa dall’unica forma benigna di ludopatia. In lui, come in tanti che come lui considerano il gioco una parte essenziale dell’esistenza, convive quel fanciullo bergmaniano che rimaneva incantato davanti al fuoco di una lanterna magica e che crescendo ha appreso che la ‘teoria dei giochi’ determina l’esistenza anche dei più insospettabili tra i seriosi. Chiedete al Conte Prospero, indimenticabile figura di posseduto dal demone delle carte creata da Peppino Marotta: per lui giocare (e vincere) con Gennarino era più importante che salvare il palazzo avito e proseguire una storia magniloquente.

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