Home editoriale L’anno che è andato e l’anno che verrà. Il Tigullio, la proposta degli ‘stati generali’

L’anno che è andato e l’anno che verrà. Il Tigullio, la proposta degli ‘stati generali’

da Alberto Bruzzone

di ANTONIO GOZZI

Anche per il nostro Tigullio si può provare a fare un bilancio dell’anno appena trascorso e interrogarsi su ciò che ci riserva il futuro.

L’ottica con cui lo faremo sarà la nostra solita e cioè glocal, attenta alle vicende del territorio ma anche interessata a collocarle in uno scenario e in una prospettiva più ampi.

Se si ragiona così non si può fare a meno di considerare il Tigullio, con le sue peculiarità e opportunità ma anche con i suoi limiti, un pezzo di Liguria: regione a forte invecchiamento della popolazione, piccola e tutto sommato marginale rispetto alle dinamiche economiche più rilevanti in atto nel Paese, soprattutto se la dimensione marittima e mediterranea non diventerà strategica per l’Italia.

L’anno appena trascorso vede il nostro comprensorio battersi ancora con forza, come il resto del Paese, contro la pandemia. Le cose da questo punto di vista non sono andate male nel senso che gli ospedali e le terapie intensive hanno retto anche nei momenti più drammatici, i presidi vaccinali hanno funzionato bene garantendo una copertura efficace della popolazione, e si può sperare che anche da noi il 2022 sia l’anno della definitiva sconfitta del Covid.

Abbiamo sostenuto su queste pagine che la vicenda pandemica e le sue conseguenze, in particolare in termini di cambiamento degli stili di vita, potrebbero significare un’opportunità per il Tigullio, con un forte ritorno di interesse per la nostra terra, le sue bellezze, la possibilità di viverci bene fuori dal caos e dagli assembramenti dei contesti metropolitani.

Naturalmente cogliere questa opportunità significa essere capaci di predisporre accoglienza e servizi avanzati idonei a popolazioni abituate a usufruirne nelle grandi città che si vogliono almeno parzialmente lasciare. Parliamo di servizi di connettività innanzitutto (banda larga anche nei comuni dell’entroterra) e culturali, di istruzione, sanitari e sportivi a supporto soprattutto delle giovani generazioni. Per fare ciò ci sono anche i soldi del Pnrr.

Tutti i grandi comuni del Tigullio hanno ottenuto ingenti risorse per opere di ‘rigenerazione urbana’ e cioè interventi che vanno esattamente nel senso di cui sopra. Adesso questi soldi vanno spesi bene ed entro i termini previsti dal Pnrr.

Al riguardo si registra nel nostro Tigullio una importante novità. È in atto un cambiamento di pesi e di ruolo tra i comuni della costa. Al declino della centralità di Chiavari, che perde progressivamente servizi e forza economica, corrisponde la crescita di Rapallo e di Sestri Levante. Entrambi i comuni hanno usufruito di due sindaci importanti, Carlo Bagnasco e Valentina Ghio, che tanto hanno fatto per le loro città. Entrambi oltre a essere bravi sindaci hanno un significativo peso politico: segretario regionale di Forza Italia Bagnasco, papabile per il ruolo di segretario regionale del PD Valentina Ghio. Entrambi potrebbero giocare un ruolo importante nel necessario riequilibrio tra Genova e il Tigullio.

Sul tema torneremo nei prossimi numeri perché la suddivisione delle risorse del Pnrr tra centro e ali della Liguria sarà una delle grandi questioni dei prossimi mesi.

Se allarghiamo lo sguardo e riflettiamo su ciò che di più rilevante è avvenuto nel Tigullio nell’anno appena concluso non possiamo che intravedere luci ed ombre. Tanto per cambiare, tutto o quasi ruota sull’asse dolente e storico del rapporto con Genova.

L’assetto istituzionale determinato con la fallimentare legge sulle aree metropolitane, che ha costretto il Tigullio a essere ricompreso, senza volerlo, nell’area metropolitana genovese, in qualche modo investe e condiziona nel bene e nel male tutte le vicende di cui tratteremo.

Questo giornale ha affrontato più volte il tema. Siamo portatori e promotori di una visione di specificità e autonomia della nostra terra in termini di idee per il futuro dell’economia, della società, della cultura e dei servizi. Siamo stati per questo chiamati ‘irredentisti’, e così scherzosamente ci piace definirci. La Catalogna non è lontana.

Vedrete, dall’elenco di fatti che riportiamo, che concentrare l’attenzione sui rapporti squilibrati tra Genova e il Tigullio consente di avere una visione più chiara della situazione reale.

La vicenda più importante del 2021 è senza dubbio quella relativa al definitivo finanziamento dell’opera del tunnel della Fontanabuona. La capacità e la dedizione di una deputata ligure non genovese che ricopre una carica importante, Lella Paita, presidente della Commissione Trasporti e Infrastrutture della Camera, e il sostegno di tutti i parlamentari liguri, del presidente della Regione e del sindaco metropolitano hanno fatto sì che l’opera sia stata ricompresa nell’accordo Stato/Aspi del dopo crollo del Ponte Morandi.

L’opera, che dovrebbe essere cantierata rapidamente e terminata prima della fine del decennio, rappresenta una conquista strategica per l’entroterra, per la Val Fontanabuona, per le sue importanti attività economiche e per le pari opportunità delle sue popolazioni. Come ha onestamente ammesso il sindaco Bucci, il tunnel rappresenta però anche un grande interesse di Genova, che intravede nell’opera un primo elemento costitutivo della Gronda di Levante capace di decongestionare il nodo stradale e autostradale del capoluogo.

Purtroppo analoga convergenza di interessi non si incontra in altre vicende che restano non risolte per lo scontro di visioni e di interessi tra Città Metropolitana e Tigullio.

Parliamo naturalmente della Diga Perfigli della quale, come ‘Piazza Levante’, ci siamo lungamente occupati e che nonostante l’intervento coraggioso della Soprintendenza vede ancora contrapposti i comuni della piana dell’Entella e i loro cittadini, che dell’opera, vero scempio di uno straordinario ambiente orticolo-fluviale, non ne vogliono sapere, e Città Metropolitana e Regione, che trincerandosi dietro uno stretto principio di autotutela vogliono farla a tutti i costi.

Parliamo dell’appalto della ‘rumenta’, dove Città Metropolitana vuole a tutti i costi imporre ai comuni del Tigullio, che hanno un sistema efficiente di raccolta differenziata e di espletamento del servizio, il meccanismo dell’affidamento ‘in house’ alla municipalizzata genovese Amiu invece che fare ricorso a meccanismi di confronto competitivo e di mercato per l’affidamento del servizio stesso. Forse ci salverà la nuova Legge sulla concorrenza del Governo Draghi che impone, nel caso dell’affidamento del servizio ‘in house’, una rigorosa motivazione dell’atto e la dimostrazione tangibile dell’interesse dei cittadini.

Entrambe le vicende dimostrano che un ente sovraordinato di questo tipo, con un Sindaco non eletto che è il Sindaco di Genova al quale del Tigullio non frega assolutamente nulla non può decidere su destini di popolazioni che in questo ente non si riconoscono. Pensate che la Città Metropolitana e il suo Sindaco hanno competenze in materia urbanistica e soprattutto di sviluppo economico. Avete mai sentito la Città Metropolitana parlare di sviluppo economico del Tigullio?

A nulla servono in questa situazione i consiglieri del Tigullio nell’Assemblea dell’area metropolitana che sono sistematicamente in minoranza e di cui finora, comunque, raramente si è sentita la voce.

Ci sono infine temi sospesi, in attesa di decisioni finali, fondamentali per il futuro del Tigullio.

Parliamo della candidatura di Sestri Levante appoggiata da tutti gli altri Comuni del Tigullio come Capitale italiana della cultura per l’anno 2024, per la quale la procedura è in corso e si aspettano le decisioni del Governo; della vicenda della delimitazione del Parco Nazionale di Portofino che vede, almeno finora, Comuni, Regione e Ministero della Transizione Ecologica incapaci di individuare una soluzione di perimetrazione condivisa, ed infine il tema della sanità sul quale mi voglio soffermare in chiusura.

Il presidio dell’Asl 4 è fondamentale per le popolazioni del Tigullio. Ancora più fondamentale è che si definisca un quadro programmatico completo ed efficace dei servizi sanitari dove il ruolo e il rango dei diversi plessi ospedalieri e territoriali sia precisamente delineato.

Per molto tempo vi sono state voci addirittura di soppressione della Asl 4, con un ennesimo accorpamento della stessa sui servizi del capoluogo, come è successo qualche anno fa per i trasporti pubblici e come si vorrebbe fare ora per i servizi di igiene urbana. Per molto tempo vi è stata, tra il vertice sanitario e le istanze del Tigullio, una sorta di incomunicabilità che ha provocato confusione, incertezza, dubbi sulle reali intenzioni per il futuro.

L’arrivo di Paolo Petralia al vertice della nostra Asl ha fortunatamente invertito questa tendenza. È la sensazione che si ha, a partire dal pieno accoglimento della proposta del Comitato Assistenza Malati del Tigullio sul ruolo dell’ospedale di Lavagna e dell’importante intervento di denaro privato a sostegno della dotazione infrastrutturale dell’ospedale stesso, capace di far divenire Lavagna ospedale di primo livello.

L’intervento di risorse private a sostegno della sanità pubblica è in questo caso virtuoso e molto interessante. Non vi si chiedono convenzioni, né si pretende di sostituire il servizio pubblico, ma si sostiene e aiuta la sanità pubblica ad aumentare la sua efficienza e qualità, condizioni essenziali per attrarre professionalità qualificate che la rendano ancora più attrattiva.

Un modello che andrebbe valorizzato e promosso, ad esempio garantendo ai privati contributori un quadro trasparente e certo di rendicontazione delle risorse messe a disposizione e utilizzate.

Resta da definire come si assicurerà, nel nostro frazionato territorio, un’adeguata offerta sanitaria di prossimità, così che questo frazionamento si ritrovi, nella post pandemia, ad essere un asset e non un ostacolo al ripopolamento dei nostri borghi: anche qui possiamo costituire un laboratorio di sperimentazione valido per tutto il Paese, che di borghi e territori bellissimi da ripopolare certo non manca.

Il modello pubblico/privato di cui sopra ci pare di poter dire che sia una delle originalità e specificità del Tigullio e può diventare un esempio per la Liguria e per altre regioni mostrando una virtuosa collaborazione tra pubblico e privato in materia di sanità.

A ben vedere il confronto e la collaborazione tra società civile, privati e mano pubblica è storicamente una caratteristica del Tigullio: basti pensare al ruolo e all’importanza della Società Economica di Chiavari.

In assenza di sedi istituzionali idonee alla discussione occorre individuare un luogo all’interno della quale Comuni, consiglieri regionali del Tigullio, consiglieri dell’Area Metropolitana, associazioni, forze vive dell’economia e della società del Tigullio possano confrontarsi e proporre soluzioni per il futuro. Solo le proposte e la capacità di raccogliere su di esse vasto consenso nobilitano e giustificano l’anelito di autonomia e specificità. Gli Stati generali del Tigullio? Potrebbe essere un’idea sulla quale lavorare nel 2022.

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