Home editoriale Il Tunnel della Fontanabuona, ci siamo: si aprano i cantieri

Il Tunnel della Fontanabuona, ci siamo: si aprano i cantieri

da Alberto Bruzzone

di ANTONIO GOZZI

Lunedì scorso presso il teatro di Cicagna (beata Cicagna che ha un bel teatro: a Chiavari abbiamo perso pure quello!) si è tenuta un’assemblea pubblica convocata dalla delegazione del Tigullio di Confindustria guidata da Giancarlo Durante dal titolo ‘Tunnel della Fontanabuona, facciamo il punto insieme’.

La riunione è stata molto importante perché ha effettivamente consentito di fare il punto e di chiarire quali sono i passi futuri da fare a seguito dell’importantissima conquista del finanziamento dell’opera.

Che le cose stessero volgendo al meglio lo avevamo intuito nell’incontro pubblico con l’onorevole Raffaella Paita, presidente della Commissione Trasporti della Camera, organizzato nel maggio scorso da ‘Piazza Levante’ presso Wylab. In questa occasione Lella Paita, che in questa vicenda ha avuto un ruolo importantissimo, sia pure con la prudenza che si addice a un politico di rango, aveva fatto capire che per la prima volta esisteva seriamente la possibilità di un finanziamento dell’opera.

I mesi che sono seguiti hanno confermato quell’intuizione, e nell’ottobre 2021 è stata sottoscritta l’intesa tra il Ministero delle Infrastrutture e la Società Autostrade all’interno della quale è previsto il finanziamento dell’opera.

Il testo dell’accordo reca una voce complessiva per interventi pari a 930 milioni di euro da destinare alla realizzazione di ulteriori viabilità d’accesso della città di Genova all’Autostrada A10, costituite dal tunnel subportuale e dalla realizzazione dello svincolo e del collegamento con la viabilità in località Fontanabuona. Negli allegati dell’intesa vi è il dettaglio delle varie misure che prevedono 700 milioni per il tunnel subportuale e 230 milioni per la realizzazione della viabilità in Val Fontanabuona.

Basteranno i 930 milioni per realizzare completamente le due opere?

Al riguardo vi è nell’accordo citato un articolo interessante, là dove si dice che “resta inteso che in deroga al precedente art.2.3, qualora l’importo complessivo dei due interventi di accesso all’Autostrada A10 risultasse maggiore di 930 milioni, la parte eccedente dovrà essere per intero soggetta a remunerazione tariffaria”. Il che, ci par di capire, significa che il completamento delle due opere è comunque coperto.

Gli interventi all’assemblea di lunedì hanno confermato l’unità di intenti di tutti i soggetti coinvolti: Regione presente con il Governatore Toti, Città Metropolitana con il suo Sindaco Bucci, i parlamentari, tutti i sindaci della Fontanabuona e del Tigullio che da decenni premono per l’opera, le categorie economiche e sociali, le forze politiche.

In particolare il Sindaco Bucci ha sostenuto con forza che l’opera è anche nell’interesse di Genova perché costituisce il primo tassello di quella gronda di Levante che potrebbe avere un’importanza straordinaria nel decongestionamento dell’area metropolitana. Bucci ha parlato di ridondanza e della necessità di avere itinerari alternativi rispetto al nodo genovese per i collegamenti nord/sud.

Bucci ha ragione. Nella situazione in cui siamo sulle autostrade liguri, che spesso rappresenta un appesantimento inaudito per la mobilità di persone e cose, la realizzazione del tunnel costituirà una valvola di sfogo di enorme importanza. La percezione genovese dell’essenzialità dell’opera è la migliore garanzia che essa andrà avanti spedita e Bucci nell’entusiasmo, che vorremmo condividere con lui, ha parlato di apertura dei cantieri prima della fine del 2022. Una volta tanto non c’è conflitto di interessi tra il Tigullio e il suo entroterra e Genova e, da irredentista, lo devo onestamente ammettere.

Davvero si riuscirà ad aprire i cantieri prima della fine del prossimo anno?

Cosa deve succedere in termini procedurali?

Il progetto definitivo è disponibile; ora bisogna passare al progetto esecutivo, e gli esperti del Ministero delle Infrastrutture ci dicono che non dovrebbe essere un gran problema e non dovrebbe richiedere molto tempo. Poi si dovrebbe aprire la Conferenza dei Servizi per ottenere tutte le autorizzazioni ai passaggi e alle opere richieste dalla realizzazione del tunnel; una volta passata la Conferenza dei Servizi, non resterebbe che la Valutazione di Impatto ambientale presso il Ministero dell’Ambiente e della Transizione ecologica e a questo punto, esperite le procedure di gara per l’affidamento dei lavori, i cantieri potrebbero effettivamente partire.

La realizzazione definitiva dell’opera è prevista nell’arco dei 6/7 anni. Un sogno!

Da vecchio socialista lasciatemi dire che l’intervento che mi ha fatto più riflettere è stato quello dell’onorevole Raffaella Paita, che ha esposto un concetto essenziale ripreso in chiusura anche dal rappresentante di tutti i sindaci della Fontanabuona, l’avvocato Gabriele Trossarello.

Paita ha detto che la realizzazione del Tunnel è una conquista enorme perché rappresenta l’affermazione della democrazia.

Cosa c’entra la democrazia con un tunnel? C’entra, e Lella lo ha spiegato semplicemente e molto bene raccontando di un suo incontro recente con due donne che lavorano presso un’azienda industriale della Fontanabuona. Queste due donne le hanno spiegato che l’esistenza del tunnel rappresenterebbe per loro la possibilità di recuperare 15 minuti la mattina e 15 minuti alla sera per recarsi quotidianamente sul posto di lavoro. Mezz’ora in tutto. Ebbene, a loro dire, quella mezz’ora in più disponibile al giorno sarebbe in grado di cambiare loro la vita nella possibilità di accudire meglio i figli e gli altri congiunti, nella possibilità di ritagliarsi qualche minuto per sé stesse, nel ridurre la loro fatica quotidiana.

Oltre alla straordinaria importanza per le attività economiche insediate in Fontanabuona questo è il vero significato del tunnel.

Rendere meno diversa e disagiata la vita di tutte quelle persone che con coraggio e attaccamento alle loro radici hanno deciso di rimanere a vivere nell’entroterra ligure, evitando che lo stesso diventi un deserto buio e triste. Queste persone hanno gli stessi diritti che hanno tutti gli altri nell’accesso alle cure sanitarie, nell’accesso ai sistemi educativi, nella disponibilità di servizi e di presidi culturali. Non occuparsi di loro e applicare analisi costi/benefici che non tengono conto della qualità della vita delle persone e del diritto delle stesse a essere considerate pari agli abitanti della città della costa è una stronzata.

Molte volte questo errore è stato fatto con riferimento ai servizi del Tigullio, primo fra tutti il caso dell’analisi che ha portato alla chiusura del Tribunale di Chiavari, chiusura che non ha migliorato in nulla il servizio e che anzi costringe decine di migliaia di persone, per avere giustizia, a imbarcarsi in viaggi senza fine sottraendo tempo al lavoro e alle famiglie.

Genova in quell’occasione non ha aiutato il Tigullio e la sua gente è stata una volta di più matrigna e, con egoismo, ha pensato a sé e ai suoi servizi non rendendosi conto che l’accentramento è male e il decentramento è bene come dimostra anche la vicenda del Covid.

Il tunnel della Fontanabuona va nella direzione giusta, ridà speranza nel futuro, consente ai giovani della Fontanabuona di andare all’Università rimanendo in valle, li rende pari ai loro coetanei della costa: aumenta insomma la democrazia.

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