Home SportGinnastica Ginnastica, la Federazione spera nel Piano nazionale di ripresa e di resilienza per risolvere l’annosa questione della carenza di strutture adeguate

Ginnastica, la Federazione spera nel Piano nazionale di ripresa e di resilienza per risolvere l’annosa questione della carenza di strutture adeguate

da Alberto Bruzzone

di DANILO SANGUINETI

Base nel senso di fondamentale. E una tautologia che va ripetuta ad libitum. La ginnastica, artistica ritmica aerobica o come vi pare, è la pedana (anche in senso letterale) sulla quale qualsiasi atleta è consigliabile salga prima di affrontare una disciplina sportiva. Proprio perché propedeutica a qualunque altro lavoro atletico andrebbe tutelata con scrupolosa attenzione, invece la troviamo negletta e avvilita. E ora pure alle prese con una carenza di strutture grande quanto l’intero Stivale. E particolarmente avvertito dalle nostre parti, in Liguria.

Stringendo ancor più il cerchio si arriva alla Riviera di Levante, ove gli impianti dedicati sono più rari dei frigoriferi al Polo. Il presidente del comitato regionale Pino Raiola ne è consapevole al punto dal lanciare un appello ‘urbi et orbi’ perché si faccia qualcosa.

“La ricerca degli impianti idonei a svolgere attività agonistica sarà la priorità della Federazione Ginnastica d’Italia in Liguria. Non possiamo purtroppo fare da soli. Perché nascano nuove strutture le istituzioni si debbono attivare”.

La ginnastica, come del resto l’intero movimento sportivo, esce da due anni che non è azzardato definire tremendi. Intende ripartire ma… “I problemi che avevamo prima della pandemia oggi sono solo all’apparenza risolti. Certo, come frequenza ai corsi e partecipazione alle gare i numeri ci sono, ma non basta. Occorre rivedere i nostri programmi, soprattutto bisogna sfruttare la particolare congiuntura”.

Raiola è di Recco, arriva dalla ‘città dello sport’ e conosce a fondo la problematica. “Bisogna scovare spazi da dedicare allo sport, strutture per accogliere società che stanno soffrendo perché comunque ci si muove in ambienti resi ancora più angusti (non è che prima si navigasse nell’abbondanza, ndr) dalle norme anti Covid. Il mio è un appello alle istituzioni affinché aumentino l’attenzione verso l’attività di base”.

Il momento è cruciale e probabilmente irripetibile. “La ricerca di spazi di impianti è facilitata dal fatto che la mia federazione, come le altre che agiscono sotto l’egida del Coni, beneficeranno degli aiuti economici statali e delle aperture di molteplici linee di credito grazie al Pnrr, il piano di rinascita favorito dall’arrivo dei fondi europei”.

In soldoni (anzi in soldi e basta) si tratta del famoso decreto resilienza che apre un fiume di denaro dall’Europa a Regioni e istituzioni locali tramite l’amministrazione centrale e la task force creata ad hoc dal Governo. Raiola conferma: “La FGI e il Credito Sportivo ci sono, le domande non possono arrivare dalle società che semmai saranno i gestori degli impianti, ma debbono avere come referenti e interlocutori o i comuni o enti amministrativi locali come Città Metropolitana e Regione”.

Il comitato regionale chiede a città, area metropolitana, regione, se può individuare spazi dove costruire impianti, in seconda battuta di scegliere quelli da ampliare, quanto meno rinnovare. “Sì, l’appello è per amministratori e politici. Prendo come esempio la zona dove lavoro da una vita come dirigente di società sportiva. Non c’è da Bogliasco a Camogli un Palazzetto dello Sport degno di questo nome dove poter ospitare eventi di una certa risonanza. Le società di ginnastica della zona attive e propositive sono costrette ad adattarsi a tensostrutture o palestre scolastiche, soffrendo, è chiaro, di innumerevoli e inevitabili limitazioni”.

Un paradosso per chi conosce le vicende dello sport di casa nostra. Oggi c’è il ‘grano’, non ci sono i mulini dove macinarlo e produrre ‘la farina’. “Prima della pandemia con le limitazioni dovute al Patto di Stabilità, alle restrizioni sugli appalti e alle problematiche legate alle gestioni degli impianti, comuni e regioni erano comprensibilmente restii a intervenire. Oggi la situazione è assai più favorevole. La Federazione potrebbe affiancarli nello sforzo economico, il Credito Sportivo penserebbe al resto senza chiedere condizioni proibitive”.

Un esempio sempre legato alla nostra realtà. “Perché non pensare a una palestra comprensoriale nel Golfo Paradiso? Un impianto pensato e costruito con tecniche ultramoderne che verrebbe gestito dai club del circondario”. Certo, bisognerebbe mettere d’accordo i tanti galli di un pollaio che non brilla per le capacità di convivenza. E poi resterebbe sempre il problema dello spazio dove piazzare l’impianto. “Nel Ponente si stanno già muovendo, e qualcosa hanno fatto anche nei mesi scorsi. Va detto che sull’altra riviera sono avvantaggiati in quanto a siti a disposizione, qui i posti utilizzabili sono pochi e ambitissimi”.

Sarebbe il caso che per una volta gli amministratori che dicono di pensare in verde (inteso come piante ma anche come generazioni in divenire) ma che spesso ragionano in bianco (inteso come cemento) stessero a sentire quanto suggerisce chi nello sport vive e combatte. Se è vero che siamo entrati in una nuova era perché non avere anche nuove, sul serio, politiche?

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