Home Approfondimento Lo scandalo del Palazzo Ferden: povera Chiavari! Facciamo il punto

Lo scandalo del Palazzo Ferden: povera Chiavari! Facciamo il punto

da Alberto Bruzzone

(r.p.l.) Il Palazzo Ferden è un palazzo sul lungomare di Chiavari che per quasi quarant’anni ha ospitato uffici pubblici molto importanti per la città e per il Tigullio, quali Tigullio Pubblici Trasporti, Inps, Agenzia delle Entrate.

È un edificio che fin dalla nascita è stato gravato da un vincolo di destinazione, prima vincolo alberghiero poi vincolo a servizi pubblici: un vincolo finalizzato a mettere a disposizione spazi per la direzionalità.

Tale vincolo è sempre stato un vincolo di natura privatistica, cioè non pubblicistico derivante dal piano urbanistico della città, ma creato per via contrattuale e cioè per patti intercorrenti tra i privati proprietari e il Comune.

La differenza tra un vincolo di destinazione privatistico e un vincolo urbanistico è che il primo può essere tolto con semplice delibera della Giunta Comunale, mentre per togliere il secondo bisogna attivare un’impegnativa procedura di variante allo strumento urbanistico vigente, che deve essere adottata dal Consiglio Comunale e poi va in Regione per la definitiva approvazione.

Dopo quarant’anni di onorato servizio del vincolo, che ha garantito come detto la presenza di importanti uffici pubblici a Chiavari e che ha consentito ai privati proprietari di incassare buoni canoni di affitto, recentemente, per il declino della città, anche l’Agenzia dell’Entrate, ultimo inquilino pubblico del palazzo, se ne è andata lasciando i proprietari con l’immobile sfitto.

In una situazione del genere è naturale che il privato cerchi nuovi inquilini pubblici e che non trovandoli prema sul Comune per ottenere la rimozione del vincolo e la trasformazione del palazzo da palazzo di uffici a palazzo di appartamenti. Un po’ meno naturale che il Comune risponda positivamente a questa richiesta, se è capace di pensare strategicamente al futuro della città.

Purtroppo la prima a cedere alle richieste dei privati è l’Amministrazione Levaggi, che senza alcuna riflessione strategica nel 2013 svincola l’ultimo piano del palazzo che così viene trasformato in appartamenti. La stessa Amministrazione in sede di adozione del Puc si rende protagonista di scelte surreali e ambigue. Da una parte si teorizza con un approfondimento ad hoc (scheda 7) che il vincolo è obsoleto, che gli uffici non servono più e che si può trasformare tutto in appartamenti, e che anzi si potrebbe pensare di fare due piani in più (sic)! Dall’altra si introduce un vincolo urbanistico sul palazzo confermando in maniera ancor più stringente il vincolo fino ad allora solo privatistico di destinazione a uffici pubblici.

Tutto e il contrario di tutto. C’erano o dormivano? Che cosa volevano fare davvero? Impossibile capirlo.

Ma ci pensa la Regione, che in sede di definitiva approvazione del Puc cancella la scheda 7 e i suoi sogni di gloria e lascia il vincolo urbanistico a uffici pubblici. L’Amministrazione Di Capua, salita intanto al potere, o non si accorge del vincolo urbanistico o lo accetta senza fiatare.

E veniamo ai giorni nostri. Da più di un anno il Palazzo Ferden è imbandierato con striscioni ‘Vendesi Appartamenti’. La proprietà vuole vendere e l’immobile viene offerto in giro alla ragguardevole cifra di sei milioni di euro. La proprietà propone per quell’importo appartamenti e non uffici. Come fa? Evidentemente confida che l’Amministrazione Di Capua, seguendo le orme dell’Amministrazione Levaggi, sia disponibile a togliere il vincolo sulla restante parte di palazzo.

Cosa che puntualmente succede, come ammesso dalla stessa Amministrazione Comunale nella conferenza stampa di ieri: “…ad aprile 2019 la società immobiliare Riviera (proprietaria del palazzo, ndr) presenta una Scia per cambio d’uso e chiede lo svincolo della convenzione del 1986 (il vincolo privatistico, ndr). Questa istanza viene accolta dalla Giunta Di Capua a novembre 2019…”.

E qui iniziano le domande e le cose strane.

Chi dà alla proprietà la convinzione che si può ottenere lo svincolo tanto da mettere gli striscioni di cui sopra?

Chi è il professionista che propone e ottiene dall’Amministrazione Di Capua lo svincolo privatistico di tutto l’immobile?

Alla prima domanda non sappiamo rispondere, ma alla seconda sì. L’architetto che ottiene lo svincolo privatistico è il socio storico dell’architetto Alessandro Agostino, figlio del Sindaco Vittorio Agostino, quello che all’epoca firmava quasi tutti i progetti che andavano in Commissione edilizia e se non li firmava lui non passavano.

Altre domande e cose strane.

Ottenuto lo svincolo, la proprietà decide di vendere anche se a un prezzo fortemente più basso di quello richiesto in partenza. Chi compra?

Due società: una di Genova e una di Chiavari, che si dividono l’immobile, entrambe caratterizzate da alcune particolarità. In realtà compra tutto la società di Chiavari, che rivende poi un pezzo alla società di Genova. Quali sono le particolarità?

La società di Genova, che propone al Comune di Chiavari il frazionamento dell’immobile e il progetto di ristrutturazione in appartamenti ha come architetto progettista l’Assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Chiavari, architetto Massimiliano Bisso che, così facendo, viola una norma imperativa del Testo Unico degli Enti locali che impedisce agli assessori che si occupano di territorio di esercitare la professione nei comuni da loro amministrati. Sì, avete capito bene, si tratta proprio dell’Assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Chiavari, che è anche Presidente di Avanti Chiavari e cioè del gruppo consigliare più forte della maggioranza, quello degli ex-agostiniani, che fa il bello e il cattivo tempo in città.

Le dichiarazioni dell’Assessore Bisso nella conferenza stampa di ieri sono anch’esse surreali. Dice Bisso che non c’è niente di male in quello che ha fatto e che quello è il suo mestiere. La legge è legge, caro Bisso, e se un amministratore pubblico viola la legge se ne dovrebbe andare. In base a un principio di basilare legalità, il Sindaco facente funzione ha il dovere di far rispettare la legge ai suoi Assessori, e deve stare attenta la signora Stanig perché se non lo fa potrebbe configurarsi il reato di omissione di atti d’ufficio.

L’altra società, quella di Chiavari, ha tra i soci Gian Marco Ghiggeri, neonominato consigliere di amministrazione del Torriglia e padre del consigliere comunale Luca Ghiggeri, anche lui componente della maggioranza che governa. Acquisto e rivendita di un pezzo in pochissimo tempo. Si dice che l’acquisto in questo caso sia finalizzato a trasformare il piano terra e il primo piano dell’immobile in un nuovo centro medico-diagnostico. Anche questa destinazione non è attualmente consentita dal Puc.

Il giovane Ghiggeri, consigliere comunale di maggioranza, diventa l’agente immobiliare di tutta l’operazione. Della sua agenzia è il numero di telefono da contattare scritto sugli striscioni. È lui che propone la vendita dei futuri appartamenti del Ferden.

Si tratta di situazioni entrambe assai imbarazzanti, per la commistione tra incarichi pubblici e interessi privati. Sembra una coazione a ripetere. Agostiniani vecchi e nuovi sembrano avere un debole: usare gli incarichi pubblici per favorire le loro attività professionali e fare affari; e nessuno dice niente.

Ci sono altri professionisti e contemporaneamente amministratori e/o consiglieri comunali che hanno assistito le società acquirenti e/o venditrici coinvolte in questo affare? Se sì, sono state pagate loro parcelle professionali per questa assistenza?

Avanti Chiavari, che rivendica l’eredità agostiniana e che si propone come faro e modello di buona amministrazione, accetta che il suo presidente architetto Bisso violi apertamente la legge e dia l’impressione che grazie alla sua carica pubblica potrà favorire gli interessi dei privati suoi clienti? Bisso ha firmato altri progetti presentati al Comune di Chiavari e approvati negli ultimi anni?

Il consigliere comunale Ghiggeri non si rende conto che offrendo in giro appartamenti che appartamenti ancora non sono dà la sensazione di voler favorire suo padre e poter influenzare con il suo voto l’Amministrazione Comunale che deve fare lo svincolo urbanistico per renderli tali?

Eh sì, perché non basta lo svincolo privatistico già accordato, ma per fare appartamenti o centri medici in quell’edificio occorre proporre una bella variante al Puc.

Le due società acquirenti, nonostante l’autorevole supporto professionale di assessori e consiglieri, si trovano ad aver speso un sacco di soldi per nulla perché senza variante urbanistica non si fanno né appartamenti né studi medici.

Ma chi mai avrà il coraggio di proporre questa variante con interessi privati di Assessori e consiglieri così smaccatamente in campo? L’interesse privato in atti di ufficio è duramente sanzionato dalla legge penale.

In una situazione di questo tipo, opaca assai, e sulla quale varrebbe la pena che qualcuno si decidesse a fare un po’ di luce, non sembra azzardato chiedere ai professionisti attualmente facenti parte dell’Amministrazione civica chiavarese (compresi avvocati e commercialisti che sono i soli, secondo alcuni, ad avere le competenze della buona amministrazione) di rendere pubblici, in omaggio a un principio di trasparenza, i nomi dei loro clienti che hanno interessi a Chiavari che incrociano la civica amministrazione. Vale per Bisso e Ghiggeri ma anche per tutti gli altri.

Ciò consentirebbe di fugare ogni dubbio sul fatto che non ci sia un commercio di autorizzazioni pubbliche travestito da parcelle professionali.

Stay tuned.

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