Home Aziende in vetrina Delucchi Ferramenta a Chiavari, un’istituzione sin dagli anni Sessanta

Delucchi Ferramenta a Chiavari, un’istituzione sin dagli anni Sessanta

da Alberto Bruzzone

di DANILO SANGUINETI

Non c’è lima che non trovi ferro per i suoi denti, brugola che giri a vuoto, martelli e pinze che siano lasciati arrugginire assediati dalle compatte schiere di chiodi, viti e bulloni. Da Delucchi Ferramenta a Chiavari in Caruggio Dritto trovi tutto e di più: oltre agli articoli della categoria citata, cornici e casalinghi. L’unica, comprensibile, mancanza è la capacità di reagire alla aggressiva concorrenza di un commercio all’ingrosso pianificato per rullare qualsiasi cosa gli si opponga. Supermercato di genere, ipermercati, catene di negozi, franchising, e ultimo e peggiore la vendita massifica on line, pezzi grossi che strappano clienti ai singoli negozianti, distruggono la tradizione, fanno strame di ciò che si è consolidato nel tempo con opera certosina. Sarà inevitabile, ma è davvero un vulnus che impoverisce cittadine come la ex ‘capitale’ del Tigullio.

Delucchi è un punto fermo, uno dei pochi negozi del salotto buono della città che dagli anni Sessanta a oggi hanno mantenuto lo stesso indirizzo commerciale e la stessa gestione familiare. Ha caratterizzato gli anni ruggenti della ripresa e del boom economico, dal 1958 ad oggi, era una tappa obbligata per chi aveva necessità di fare qualche lavoretto o una riparazione in casa. Ha superato diverse tempeste, si prepara ad affrontare l’inverno del suo scontento.

Il titolare Fabio Delucchi, presenza fissa nel negozio, assieme alla consorte Claudia, è da una vita dietro il bancone, lungo e accogliente, di via Martiri della Liberazione 125 rosso. Detesta le lamentazioni, disdegna gli appelli, ragiona perché non si rassegna, rifiuta il destino che appare segnato. “Il guaio della memoria, almeno per coloro che la conservano (sorride ndr), è che impedisce le illusioni, ricordi come era e come sai che non sarà più. Nel 1958 questo negozio aprì sotto portici che stavano ‘rifiorendo’. Il primo locale era meno della metà di questo, la mia famiglia lo prese in affitto e lo stipò di mercanzia. Alle spalle c’erano un giardino e una corte interna, poi la proprietà diede il suo assenso, si buttarono giù i muri divisori e venne creato un unico ‘open space’”.

Nessuna velleità da arredatori postmoderni, c’erano esigenze pratiche. “Ne approfittammo per ampliare il magazzino, aggiungere decine di metri di scaffali. Potevamo fornire al cliente molteplici opzioni, dare una risposta a ogni richiesta, anche la più dettagliata, e soddisfare ogni esigenza, anche la più insolita”.

Ci potrebbe essere alle vista un’altra ristrutturazione. “La proprietà ha in progetto una serie di miglioramenti nella parte ‘interna’. Il nostro ‘capannone’ ha in effetti bisogno di un ammodernamento, con le attuali agevolazioni sarebbe ancora più semplice”.

È il guaio di chi deve operare e programmare in casa di altri. “In passato cercammo di comprare i muri, risposero di no, oggi forse potremmo trovare un accordo ma, sinceramente, nelle attuali condizioni, siamo noi a essere dubbiosi. Andiamo avanti come siamo adesso, quando ci sarà da discutere, discuteremo”.

Il perché è intuibile. “È cambiato lo scenario, anzi è proprio cambiato il mondo. La vendita su Internet, i giganti multinazionali come Amazon, la concorrenza dei negozi che vendono di tutto a prezzi stracciati, provenienti da paesi dove si produce sottocosto. Stamattina ho visto qui vicino i corrieri consegnare otto pacchi in tre minuti. Come possiamo competere?”.

I colpevoli sono tanti, spesso senza volto, Delucchi non è tipo da filippiche. Il che non implica che accetti lo status quo. “Qualcosa faremo, per forza. Con Claudia ne parliamo e ragioniamo spesso su cosa sia meglio. Certo in questo negozio abbiamo messo il cuore, tuttavia ci sono dei limiti che voglio rispettare. Ci ho sempre messo la faccia, pagato ogni fattura e rispettato ogni scadenza, ed intendo proseguire così, nessuna eccezione alla regola”.

Il futuro è un’ipotesi. Anche perché è dura andare contro la corrente. “Ho letto articoli entusiasti per l’apertura in città di negozi che promettono ‘tutto a 1 euro’. Mentre lo facevo pensavo: il risparmio vale la inevitabile carenza di qualità, la perdita di professionalità?”.

Potrebbe servire un appello ai clienti, agli affezionati, agli habitué? “Non credo funzionerebbe. Voglio essere franco: a sostenere i nostri affari sono più i visitatori che la gente di qui. Negli ultimi anni abbiamo perso almeno l’80% dei residenti. Si sono abituati ad andare negli ipermercati e prendere ciò che serve anziché rivolgersi al ferramenta di fiducia. Infatti abbiamo virato verso i casalinghi proprio per tentare di arginare questa emorragia. Per gli articoli del ferramenta ci affidiamo agli stranieri che vengono in Caruggio e si ricordano di questo o quel pezzo mancante. Non i turisti, niente milanesi, che abituati a casa loro, anche qui si rivolgono alla grande distribuzione”.

E pensare che l’introduzione dell’isola pedonale era servito alla causa della Delucchi Ferramenta. “Con il traffico era il caos, adesso la gente viene con comodo, si ferma, osserva e qualche volta ci sceglie. E riusciamo pure a convincere qualcuno a tornare”. Perché, possiamo garantirlo, il signor Fabio e la signora Claudia assicurano qualcosa che altrove non è facile trovare: pazienza, gentilezza, competenza, sanno consigliare per il meglio anche chi non è un drago del bricolage o un signore della chiave a stella. La paura è che la crisi commerciale innestata sulla pandemia abbia dato il colpo di grazia. “Invece è stato esattamente il contrario. Con i lockdown la grande distribuzione ha dovuto forzatamente segnare il passo, noi a parte le prime settimane dell’anno scorso, abbiamo tenuto aperto, e in tanti sono passati per un acquisto. Entravano e uscivano rapidi, ma era un flusso quasi continuo. Ora siamo tornati sulla media pre-Covid”.

Eppure ci deve essere una via di uscita. “Resistere non è semplice. Sino a pochi anni fa a Chiavari c’erano otto negozi specializzati in articoli casalinghi, adesso siamo rimasti in due, qui nel centro città, il resto ha tirato giù la saracinesca per l’insostenibilità economica dell’attività”.

Eppure Fabio Delucchi non si compiange e nonostante tutto rimane al suo posto dietro il bancone, assistito dalla consorte, egualmente fiera, ancora più determinata. Viene solo un po’ di magone. Delucchi Ferramenta ha quel che serve a tappare ogni falla, a sistemare ogni carico, a inchiodare ogni asse. Cortesia e competenza a bizzeffe. Ha una risposta, unica, chiara, utile, sempre o quasi. Neppure Delucchi possiede il mastice in grado di rattoppare gli strappi nell’anima.

Ti potrebbe interessare anche