Home editoriale Perché Toti sul Parco di Portofino e sulla Diga Perfigli usa due pesi e due misure? Sommesse domande al governatore

Perché Toti sul Parco di Portofino e sulla Diga Perfigli usa due pesi e due misure? Sommesse domande al governatore

da Alberto Bruzzone

di ANTONIO GOZZI

Il Presidente della Giunta regionale della Liguria Giovanni Toti negli ultimi giorni ha ingaggiato una battaglia di principio contro la realizzazione del Parco Nazionale di Portofino, calata dall’alto per decisione del TAR del Lazio. I giudici amministrativi hanno accolto il ricorso dell’avvocato Granara, rappresentante dell’associazione Amici di Portofino, ed hanno imposto al Ministero dell’Ambiente di dare attuazione a una legge nazionale: si tratta della Legge Finanziaria del 2018, che ha istituito il Parco di Portofino grazie ad un emendamento del Senatore Caleo, sarzanese del Pd.

Il ricorso era stato presentato contro l’inerzia della Regione Liguria e dei Comuni interessati, che avrebbero dovuto coordinarsi per indicare al Ministero dell’Ambiente i confini del Parco e gli aspetti chiave della sua gestione, ma che invece per più di tre anni non avevano fatto assolutamente nulla.

Cerchiamo di capire il merito della questione. Il Parco attuale, quello che esiste da moltissimo tempo, è un parco regionale ed ha un’estensione di circa 1000 ettari. È molto ben tenuto anche se soffre un po’ di mancanza di finanziamenti che la Regione Liguria non riesce a dargli.

La proposta del Ministro all’Ambiente Cingolani, assunta in ottemperanza alla decisione del TAR Lazio, che obbligava il Ministero a operare entro il 31 luglio 2021, prevede un’estensione di 5363 ettari, molto più vasta quindi di quella del parco regionale oggi esistente. Inoltre la proposta ministeriale prevede anche un allargamento del numero dei comuni coinvolti: infatti ai tre attuali, Camogli, Portofino e Santa Margherita Ligure, se ne aggiungono altri otto sia della costa che dell’entroterra e cioè Avegno, Cicagna, Chiavari, Coreglia, Rapallo, Recco, Tribogna e Zoagli.

Ora, è certamente vero che un tema così delicato come la perimetrazione di un parco nazionale e le implicazioni conseguenti per il territorio e le popolazioni non possono dipendere da una decisione della magistratura, che non ha come fine di istituto il governo del territorio.

Toti ha quindi ragione da vendere nel dire che su un argomento di questa importanza è imprescindibile e obbligatorio ascoltare la voce dei Comuni coinvolti, della popolazione, delle associazioni e della società civile  e che l’unico metodo da adottare è quello costituzionale della ‘leale cooperazione’ tra enti e istituzioni.

Vorrei però sommessamente sollevare al mio amico Giovanni almeno due questioni.

La prima è quella relativa alla colpevole inerzia, in tutto questo tempo, della Regione Liguria sull’argomento Parco Nazionale. La sensazione è che sia stata messa la testa sotto la sabbia e che, interpretando come maggioritarie le lamentele e le opposizioni contro l’istituzione del Parco Nazionale provenienti da più parti (non sono infatti solo i cacciatori a non volerlo), si sia provato a far finta di niente, come se una legge nazionale non esistesse e non fosse in vigore.

A mio modesto avviso si sarebbe invece dovuto utilizzare il tempo a disposizione e il peso politico di Regione e Comuni per lavorare a una proposta, e presentare al Ministero dell’Ambiente un ragionamento sensato sulla perimetrazione e sulle regole di gestione; un ragionamento capace di far percepire ai cittadini le opportunità legate al Parco piuttosto che, o non soltanto, i vincoli e le limitazioni.

Un po’ quello che hanno fatto negli ultimi mesi tutti i Comuni coinvolti dalla proposta del Ministro Cingolani, cercando di delineare una perimetrazione più contenuta (3000 ettari circa contro i 5363 della proposta ministeriale) e provando a correggere errori anche clamorosi fatti dagli uffici del Ministero. Questi infatti avevano inserito nel parco, per fare un esempio, buona parte dell’area artigianale del Comune di Santa Margherita Ligure.

Purtroppo tale sensata proposta non è stata recepita dalla Regione e non è mai stata inviata al Ministero. Perché?

La seconda questione sottende una domanda al Presidente Toti: Giovanni, ma perché nel caso del Parco di Portofino tu giustamente dici che è imprescindibile ascoltare i Comuni, il territorio, le associazioni, la società civile e invece a proposito della Diga Perfigli non fai altrettanto? Al riguardo tu, la tua Giunta, il Sindaco metropolitano Bucci (mai eletto dalla gente del Tigullio) siete completamente sordi alle indicazioni dei Comuni della piana dell’Entella, i quali hanno compiuto atti formali per scongiurare lo scempio della piana, alle proteste delle associazioni ambientaliste, con Italia Nostra e Legambiente in testa, al volere delle migliaia di cittadini che hanno raccolto firme contro il mega-muro di cemento. Anche in questo caso non dovrebbe applicarsi il sacrosanto principio costituzionale, da te giustamente richiamato per la vicenda del Parco di Portofino, della ‘leale collaborazione tra enti e istituzioni’?

Sicuramente risponderai che in questo caso siamo nella materia delicatissima della difesa idrogeologica e che non potete che applicare un rigido principio di autotutela perché non avete alcuna intenzione di finire sotto le forche caudine della magistratura “per difendere il cavolo nero di Lavagna”.

E ciò è comprensibile. Assai meno comprensibile è l’atteggiamento che la Giunta regionale e il sindaco metropolitano hanno assunto nei confronti della Soprintendenza, che dopo mesi di studi e analisi ha condiviso le preoccupazioni di Comuni, cittadini e associazioni ambientaliste, e ha avviato la pratica per porre un vincolo paesistico sulla piana dell’Entella, cercando di salvare questo ambiente meraviglioso dallo scempio della Diga Perfigli.

La Soprintendenza con un atto di coraggio e di presa di responsabilità ha fatto il suo mestiere, fornendo alla Regione e al Sindaco metropolitano ragioni giuridiche e di legge per non essere tacciata di omissione di atti di ufficio, tenuto conto anche del fatto che a partire dall’avvio della pratica e fino alla conclusione della stessa, che speriamo positiva (a nostra conoscenza non si è mai verificato che la Regione abbia dato parere negativo a un vincolo paesistico proposto dalla Soprintendenza) vige una norma di salvaguardia, e cioè di blocco di ogni intervento.

Anche qui, invece di leale collaborazione i rumors parlano di reazioni scocciate, o più che scocciate, di Regione e Città metropolitana all’iniziativa della Soprintendenza.

Per evitare, qui sì, il rischio dell’omissione di atti di ufficio, la Regione deve convocare senza indugio l’apposita Commissione (prevista dalla legge regionale) che deve esprimersi al riguardo della proposta di vincolo della Soprintendenza. La Commissione non è costituita? Bisogna ricostituirla. La Regione si è tempestivamente attivata al fine della sua ricostituzione, con la richiesta ai vari enti esterni (università, associazioni ambientaliste, ordini professionali ecc.) di nominare i loro membri? Una risposta al riguardo sarebbe gradita.

Infine un suggerimento/proposta alla Soprintendenza.

Al di là del vincolo paesistico, nel caso di specie piana dell’Entella e ‘seggiun’, esistono tutti i presupposti di legge per applicare, inaudita altera parte, e cioè con decisione unilaterale della Soprintendenza che in questo caso non deve chiedere nulla a nessuno, il vincolo monumentale.

’Eh’, si dirà, ‘addirittura il vincolo monumentale su ‘seggiun’ e sulla piana ortiva’? A meno di tre chilometri di distanza, a Chiavari, solo qualche anno fa la Soprintendenza, inaudita altera parte, ha applicato il vincolo monumentale a un uliveto urbano di proprietà privata e alle piane che lo sostengono, motivando la decisione con la vicinanza dell’uliveto a un manufatto edilizio, l’ex convento delle Clarisse, già coperto da vincolo monumentale.

A Lavagna sarebbe esattamente la stessa cosa, perché la piana e il ‘seggiun’ sono vicini e prospicienti al Ponte della Maddalena, già coperto da vincolo monumentale. Anzi in più a Lavagna ci sarebbe la proprietà pubblica del ‘seggiun’, come chiaramente risulta dalle carte comunali.

A fronte di un’eventuale inerzia colpevole e omissiva della Regione o di colpi di mano nella prosecuzione dei lavori iniziati e poi sospesi ad agosto dalla Città Metropolitana, quella del vincolo monumentale sarebbe l’arma finale, coerente con lo spirito della legge sui vincoli, con l’enorme valore dei luoghi, con la volontà dei Comuni e delle popolazioni.

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