Home Aziende in vetrina MoonGarage, dove i mezzi a due e quattro ruote tornano all’antichissimo splendore

MoonGarage, dove i mezzi a due e quattro ruote tornano all’antichissimo splendore

da Alberto Bruzzone

di DANILO SANGUINETI

La metamorfosi è una maniera astuta per ingannare la crudele tirannia del Tempo. Sugli esseri umani rimodellamenti e adeguamenti portano a conseguenze francamente imbarazzanti; nel campo degli ‘inanimati’ gli effetti sono decisamente più esaltanti, nell’estetica come nel rendimento.

Oggi l’arte del restauro si sposa con la filosofia del customizzare (tremenda trasposizione italica dal termine inglese per ‘personalizzazione’), la miscela che ne scaturisce è interessante. Per i cultori delle due e quattro ruote può diventare addirittura una mania, una magnifica ossessione.

Nell’ambiente poco se non niente viene preso alla leggera: la passione di molti è il diletto di alcuni ed è una professione per pochissimi dato che richiede competenza, scrupolosità e tanta, tanta inventiva. Adeguare, spesso resuscitare modelli dati per perduti, inventare prototipi, trovare soluzioni per problemi apparentemente irrisolvibili è il pane quotidiano del MoonGarage, che ha il suo workshop a Leivi ‘bassa’, in via San Terenziano 12A.

Una casa con rimessa annessa che si incontra, se si arriva da Chiavari, dopo un chilometro di strada che sa di bucolico ma che è lontana dal West anche più della via Emilia cantata da Guccini. Non siamo nel Grande Paese, anche se il ‘garage lunare’ ha preso molto dello spirito pionieristico, non fosse altro per come i due titolari hanno fuso le loro esistenze e forgiato le loro varie competenze.

Una coppia nella vita e nel lavoro, Diana Bisio e Marco Muzio, che un po’ più di due anni fa decise che era ora di mettere a frutto l’ampia esperienza lavorativa nel settore Automotive e creare un santuario per le auto e le moto da ‘rigenerare’, un porto sicuro per le veterane di mille scorribande, un’incubatrice di esperimenti ‘fusion’.

Nel MoonGarage si possono ammirare alcuni dei lavori e ricevere indicazioni per poterne compiere altri al proprio destriero di acciaio o alla compagna di una vita al volante. Grandi pezzi unici, omaggi a campioni e marche gloriose, c’è di che perdersi. Sono inusuali diversi aspetti dietro le pareti a scorrimento e le vetrate a ribaltina del garage, anzi dello workshop.

C’è la faccia nascosta della luna, il fatto che co-titolare e co-ideatrice di complicati restauri sia una donna. Chi non ha esperienza nel campo, e magari una mentalità un po’ datata, tende a pensare che quando si parla di motori si entri in un campo strettamente riservato ai maschi, con grande prevalenza del tipo alfa, quello che non deve chiedere mai.

Qui c’è una signora a controllare le operazioni. Diana Bisio si mostra stupita dell’altrui. “Io vengo dall’industrial e mechanical design del settore automotive. Assieme a Marco, che ha avuto stesso percorso professionale, a inizio 2019 abbiamo deciso di dedicare una parte del nostro tempo a questo progetto”.

Ecco perché dietro e prima della perizia manuale, c’è una fase teorica nella quale si lavora molto di… meningi. “Ci occupiamo sia di ricerca e sviluppo di nuovi progetti, che di sviluppo ed implementazione di progetti esistenti, offrendo supporto ingegneristico, meccanico e meccatronico. Tutti i nostri modelli sono progettati dal nostro team con Cad 3d meccanici e renderizzati con software di ultima generazione. Questo ci permette di modellare, ingegnerizzare, modificare e realizzare qualsiasi particolare di una moto o di un’autovettura per assecondare le richieste dei nostri clienti. Grazie alle immagini fotorealistiche è possibile proporre diverse soluzioni, dando al cliente l’esatta percezione del lavoro finito”.

Per spiegare a noi poveri profani e ai digiuni di informatica arriva Marco. “Creiamo moto ‘special’ e singoli pezzi ‘speciali’, unendo la nostra passione alla tecnica di progettazione 3d. Ci occupiamo quindi della creazione, da zero all’esempio fatto e finito di moto uniche; restauro e/o preparazione di moto sia stradali che racing; progettazione 3d di pezzi speciali e parti di auto e moto. In più possiamo effettuare ‘verniciatura a polvere’”.

Se serve entrano in campo anche ditte e botteghe amiche: “C’è la preparazione teste, servizio esterno in collaborazione con Luminiengineering di Giorgio Lumini; la verniciatura ad aerografo, altro servizio esterno in collaborazione con FN Aerografie di Federico Naldi”.

La corsa del MoonGarage inizia a marzo 2019, un anno dopo un pit stop non preventivato. Diana racconta di mesi passati al chiuso: “Fermati completamente mai, certo con i lockdown abbiamo dovuto rallentare. Lavoravamo tra le nostre quattro pareti, tenendoci in contatto con i clienti in via telematica, ma non era certo la stessa cosa. C’era anche da considerare il problema di pezzi e materiali speciali che non potevamo avere essendo chiuse le ditte fornitrici”.

Poi, circa un anno fa, le ruote (della filiera produttiva oltre che quelle gommate) hanno ricominciato a girare. “Ed è stato un crescendo impetuoso. La gente ha scoperto l’importanza della vecchia auto e della polverosa moto dimenticate in garage. Hanno tirato fuori le veterane e in tanti ci hanno chiesto aiuto per ‘spolverarle’. Il 125cc di quanto erano giovani, la Cinquecento di papà sono tornati utili e pure di moda”.

Aggiunge Diana, la più ‘amministrativa’ del duo. “Il momento è favorevole, è vero, anche se occorre consolidare la tendenza prima di cantare vittoria. La crescita è dovuta soprattutto a un’utenza giovane nuova e (sorride beffarda ndr) diversa…”.

Spiega Marco: “Il discorso sul maschilismo imperante in questo settore è roba da secolo scorso. Le donne bikers e quelle driver, amatoriali e pure professionali, sono la norma non l’eccezione. Se non mi credete, andate su una strada del nostro Tigullio e contate quante autiste di due o quattro ruote passano in un’ora. Scommetto qualsiasi cifra che saranno maggioranza”.

Viene quasi il sospetto che sia lui non Diana quello in soggezione. “Siamo interessati ai desideri del cliente non alla sua provenienza o retaggio. Perché ci teniamo ad accontentare tutti, è un nostro punto di onore”. Tanto che hanno ideato una parola nuova per definire il loro lavoro. Restomage. “Abbiamo cercato un termine che definisse quello che facciamo. Non è solo restauro, non è solo restomod (crasi di restauro e modding, ndr), non è solo un omaggio, non è solo un’opera special, non è una replica. Ci abbiamo pensato a lungo e non possiamo che definirlo un Restomage”. Un recupero omaggio alle epoche classiche delle due e quattro ruote. Un Diario della Motocicletta, un Souvenir dal Selvaggio. Uno si sente una via di mezzo tra Shane e Terminator a bordo dei bolidi ‘sistemati’ da Marco Muzio e Diana Bisio. Tecnica e arte. I Diego Rivera-Frida Khalo del restomod.

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