Home editoriale Il mega depuratore sull’area di colmata: quello che i cittadini ancora non sanno

Il mega depuratore sull’area di colmata: quello che i cittadini ancora non sanno

da Alberto Bruzzone

di ANTONIO GOZZI

Nell’ultimo numero di ‘Piazza Levante’ abbiamo spiegato perché la scelta dell’Amministrazione Comunale chiavarese di collocare il mega depuratore comprensoriale sull’area di colmata sia profondamente sbagliata e densa di possibili conseguenze negative per la città. Sulla base del progetto che è possibile vedere sul sito della Regione Liguria, e che è stato reso pubblico in pieno agosto, abbiamo constatato l’enorme impatto ambientale del manufatto (lungo quasi 400 metri per tutto il fronte mare dell’area di colmata, largo quasi 30 metri e alto 8,5 metri sul livello del mare) che praticamente impedirà la vista del mare dall’area stessa. Un gigantesco ‘muro’ di cemento che darà a Chiavari il triste record di una città di mare che sul water-front impedisce la vista del mare.

Abbiamo criticato la scelta, oltre che per ragioni di impatto ambientale e paesaggistico, anche per una questione strategica: l’area di colmata è l’ultima grande area libera della città, ed è di enorme pregio. Un’Amministrazione avveduta l’avrebbe messa in gioco per il futuro della città e per promuovere ruoli e funzioni che Chiavari ha perso negli ultimi trenta anni, vivendo un inesorabile declino della sua funzione di capoluogo naturale del Tigullio. Poteva essere un luogo meraviglioso dove in un proficuo rapporto tra pubblico e privato si potevano avviare attività avanzate, si potevano, per la bellezza dei luoghi, attirare cervelli, imprese e servizi del futuro preoccupandosi dell’occupazione dei nostri giovani.

Bastava avere un po’ di visione: ma questa non c’è, e questi temi, strategici per il futuro delle nuove generazioni, non sembrano interessare a chi pro tempore governa oggi a Chiavari. Si pensi che in cinque anni di vita Wylab, l’incubatore di start up sportech, unico incubatore certificato della Liguria, nato per iniziativa privata nei locali del vecchio Liceo Classico Delpino di via Gagliardo, che ha incubato decine di start up, ha creato più di cento posti di lavoro per giovani qualificati ed è stato visitato da imprenditori, intellettuali, pubblici amministratori, esponenti politici di tutta Italia non ha ricevuto, da parte di esponenti della Civica Amministrazione, neppure una visita o una richiesta di incontro per chiedere e interessarsi di cosa stiamo facendo.

Ma torniamo al mega-depuratore.

Ciò che ci preme evidenziare è che al di là della scelta urbanistica sbagliata e dell’enorme impatto ambientale già richiamati, c’è tutta una serie di aspetti che la cittadinanza dovrebbe conoscere per valutare la qualità della scelta e le sue conseguenze, e poter così giudicare meglio l’operato degli amministratori pubblici.

In qualunque Paese europeo e ormai anche in Italia una decisione così rilevante, che oltre agli aspetti urbanistici e ambientali rappresenta il più grande investimento pubblico mai realizzato a Chiavari, è preceduta da quello che i francesi chiamano débât public, un grande momento di informazione e partecipazione collettiva in cui cittadini, associazioni, enti e realtà economiche, sociali e culturali possono dire la loro.

A Chiavari non è successo niente di tutto questo; anzi, quasi cinque anni di amministrazione sono passati senza che sulla questione sia mai stato avviato, ad onta degli amministratori partecip@ttivi, un serio confronto e dibattito in città. Tanta propaganda contro i piani dell’amministrazione precedente, tanto bla bla bla contro la cementificazione sull’area di colmata e poi la proposta di un mega depuratore e di un parcheggio che rappresentano la più grande volumetria cementizia mai vista a Chiavari. Non è che il cemento se è pubblico vada bene di per sé: anche in questo caso impatto, dimensioni, qualità dei progetti vanno attentamente valutati.

Ma ci sono altre questioni importanti di cui non si parla.

In primo luogo, il costo. Aspetto di enorme importanza perché sarà sostenuto dai cittadini dell’ambito servito attraverso  la tariffa dell’acqua. Cioè l’Iren recupererà il costo dell’investimento facendocelo pagare in bolletta. Ebbene un depuratore di queste dimensioni, che serve cioè una popolazione pari a quella che servirà il depuratore di Chiavari, ha un costo di mercato che a seconda delle varie tecnologie si aggira intorno ai 60 milioni di euro.

La localizzazione in faccia al mare, a ‘fil di banchina’ come si suol dire, espone poi l’impianto a rischio fortissimo di danni per mareggiate (vedi quanto è successo recentemente ai depuratori di Rapallo e Santa Margherita Ligure) e impone costosissime difese a mare; si parla di un extra costo per la difesa e il potenziamento della diga foranea di altri 20 milioni di euro circa, e siamo a 80 milioni. Se poi verrà accolta la richiesta di abbassare un po’ il manufatto, a 6,5 metri invece dei previsti 8 per renderlo un po’ meno impattante, si parla di altri 20 milioni e siamo a 100.

Poi c’è il parcheggio, in parte interrato in parte no. Il costo si aggira tra i 15 e i 20 milioni a seconda di quanto viene interrato. Chi li paga questi? Anche in questo caso la tariffa? Se sì, che logica c’è, e che legittimità amministrativa c’è, a far pagare a tutti i cittadini del comprensorio un parcheggio utilizzato dai cittadini della sola Chiavari? È giusto? Gli altri Comuni se ne staranno? E l’Iren pensa di poterlo fare legittimamente senza esporsi a rilievi della Corte dei Conti o dell’Arera, l’Autorità per l’Energia, che ha competenza anche sulle acque?

Inoltre un impianto così vicino al mare esposto alla corrosione ed erosione del mare e del salino avrà costi di manutenzione altissimi, anch’essi ribaltati sulle bollette e quindi a carico nostro.

Poi ci sono gli odori. Gli esponenti di questa Amministrazione hanno vinto le passate elezioni parlando di miasmi terribili e di fumi gialli scaturenti dai camini del depuratore allora collocato nella zona del Lido. Balle. Fortunatamente le moderne tecnologie, che saranno utilizzate anche in questo caso, consentono di non avere alcun fumo giallastro né miasmi tossici. Ma un depuratore è un depuratore, i reflui trattati sono i reflui trattati e il rischio di odori spiacevoli incombe. Basta andare a Savona vicino all’uscita dell’autostrada, dove è localizzato il depuratore, per raccogliere le lamentele degli abitanti; o ancora a Genova in Darsena, dove la situazione è buona ma in alcuni giorni l’odore si sente. Il camino del depuratore da cui escono i fumi viene collocato, in base al progetto, nell’angolo a sud ovest dell’area, nel posto più lontano possibile dall’ipotizzato sito scolastico (che per legge deve distare almeno 100 metri) ma anche il più vicino al porto turistico. Bel biglietto da visita per il nostro Porto, che si vanta di essere accogliente ed efficiente. Ci saranno sicuramente le lamentele degli utenti del porto per gli odori, e speriamo che tali lamentele non si estendano a tutti gli abitanti del fronte mare: il vento prevalente, come tutti sanno, tira da sud est, il che significa che in caso di odori sgradevoli questi rischiano di essere sospinti verso le palazzate della passeggiata a mare.

I camion. Un depuratore è un impianto industriale che produce fanghi, i quali vanno evacuati continuamente a mezzo di camion. Camion pieni di fanghi puzzolenti che transitano sulla passeggiata a mare non sono il massimo, e in più l’accessibiltà per mezzi pesanti (sottopasso in via Tito Groppo o salitina e curva in fondo a corso Buenos Aires) come si sa è sofferente.

Tempi di esecuzione e servizi coinvolti. Fare il depuratore sull’area di colmata significa perdere per molti anni i parcheggi attuali e gli impianti sportivi attuali. Cosa pensa di fare l’Amministrazione per risolvere il problema che coinvolge i pendolari e le centinaia di giovani atleti che tutti i giorni praticano i campi della colmata?

Tubature. Il mega depuratore dell’area di colmata va collegato ai quartieri della città, e ai comuni dell’entroterra che saranno serviti dal depuratore stesso. C’è un piano dei lavori delle tubature? Da dove passeranno? Si sente parlare di via Piacenza e via Parma. Ma ci si rende conto che quelle strade, che sono già un inferno, rischiano di essere bloccate per anni, isolando ancora di più Chiavari dal suo entroterra?

Tutti questi aspetti avrebbero dovuto essere considerati in una valutazione di impatto ambientale previa alla scelta di localizzazione. Non è stato così. La propaganda ha prevalso su uno studio attento e razionale capace di valutare le alternative possibili.

Oggi la valutazione di impatto verrà svolta dalla Regione nell’ambito della procedura di Paur (Provvedimento Autorizzativo Unico Regionale). Vedremo quali saranno le valutazioni delle strutture regionali che, certamente ben disposte verso la realizzazione di un’opera pubblica così importante, non potranno però non considerare le questioni sopraesposte. Così come bisognerà stare attenti agli aspetti di copertura di costi ed extracosti, perché la tariffa ha le sue regole che non si possono forzare più di tanto, pena ricorsi e responsabilità contabili ed economiche degli amministratori.

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