Home editoriale Muri giganteschi incombono su Chiavari e Lavagna: mancanza di visione ed errori della politica rischiano di condizionare il nostro futuro

Muri giganteschi incombono su Chiavari e Lavagna: mancanza di visione ed errori della politica rischiano di condizionare il nostro futuro

da Alberto Bruzzone

di ANTONIO GOZZI

Le vicende recenti di Chiavari e di Lavagna sono segnate dalla prospettiva delle costruzioni di enormi ‘muri’ di cemento da realizzarsi in zone di grande pregio paesistico e ambientale: la piana orticolo-fluviale dell’Entella nel Comune di Lavagna e la cosiddetta Area di Colmata a Chiavari. Questi giganteschi muri, figli di progetti di intervento sbagliati e incapaci di prendere in seria considerazione il valore ambientale delle aree su cui si pensa di realizzarli, rischiano di compromettere anche un’idea di futuro economico sostenibile delle nostre comunità.

Questi muri testimoniano anche di gravi errori della politica in fasi più o meno recenti, e soprattutto mostrano: il suo grave sfasamento rispetto ai bisogni e alle visioni dell’opinione pubblica, sempre più attenta alle questioni ambientali e del territorio; una grave carenza di visione strategica; e l’incapacità, soprattutto a livello regionale e di area metropolitana genovese, di ascoltare la voce del Tigullio che viene considerato sempre come una ‘colonia’ le cui sorti interessano non più di tanto.

Ma andiamo con ordine e cerchiamo di fare il punto sulle due distinte questioni.

Diga Perfigli/Piana dell’Entella
I movimenti ambientalisti, con Italia Nostra e Legambiente in testa, associazioni varie, i Comuni della Piana guidati da Lavagna e dal suo instancabile sindaco Alberto Mangiante, dopo mesi di civile battaglia e impegno sono riusciti a sensibilizzare e a far intervenire sulla vicenda la Soprintendenza ai Beni Culturali della Liguria che si è concentrata sul tema critico della tutela paesaggistica, ambientale e monumentale di una parte di territorio di altissimo pregio nella quale un progetto di protezione idrogeologica vecchio, superato e parziale, ma finanziato con 8 milioni di euro, prevede la costruzione di un ‘muro’ altissimo che distruggerebbe irreparabilmente la bellezza e il valore ambientale della piana orticolo-fluviale.

La posizione dell’Area metropolitana genovese, competente alla realizzazione delle opere, e del suo sindaco Bucci è sempre stata molto dura. Bucci ha espresso a più riprese la sua volontà di andare avanti con la realizzazione nonostante le proteste dei cittadini. La tesi di Bucci e della Giunta Regionale ligure, di cui l’Area metropolitana è il braccio armato in materia di tutela idrogeologica, è sempre stata: “Dopo il caso Vincenzi noi non vogliamo rischiare la galera per tutelare il cavolo di Lavagna… e quindi andiamo avanti”. Una legittima preoccupazione di autotutela che si può anche comprendere.

Ciò che non si comprende è invece perché, nel momento in cui la Soprintendenza applicando la legge assume l’iniziativa di porre sull’area in questione un vincolo paesistico o addirittura monumentale (c’è da tutelare il famoso manufatto napoleonico del ‘seggiun’), Area Metropolitana e Regione proseguano in un atteggiamento pervicace al limite dell’arroganza, e mostrino una sfrontata insofferenza nei confronti dell’iniziativa della Soprintendenza che in qualche modo le manleverebbe dai rischi di cui sopra.

La ragione sta probabilmente nella difficoltà che questi enti lontani mostrano nell’ascolto e nella comprensione di ciò che sale dalla società civile, e nel tenere conto delle istanze della gente mettendosi in sintonia con la parte maggioritaria dell’opinione pubblica.

Emerge con sempre maggiore chiarezza come l’opera programmata, e cioè il gigantesco muro che corre lungo il fiume Entella dal ponte della Maddalena fino al mare sia, oltreché sbagliata e ambientalmente devastante, anche completamente avulsa da un intervento organico efficace, che deve inevitabilmente riguardare la zona a nord fino al Comune di Carasco, ma che non è mai stato seriamente progettato; il che rende impossibile il suo finanziamento con i fondi del PNRR.

La carenza di progetti esecutivi è uno dei problemi che affligge anche la Liguria, come molte altre regioni d’Italia.

Area di Colmata di Chiavari/Depuratore comprensoriale
Mentre tutte le città d’acqua cercano di attirare investimenti in turismo, attività direzionali e servizi con la riqualificazione dei waterfront e con coraggiose progettazioni urbanistiche e architettoniche atte a valorizzare queste parti urbane pregiate (si veda a proposito un interessante servizio al riguardo su ‘Il Sole 24 ore’ del 4 ottobre 2021), l’Amministrazione Comunale chiavarese appena insediata nel 2017 con una decisione che dimostra l’assenza totale di visione strategica sul futuro della città, ha stabilito di collocare il depuratore comprensoriale nell’area di colmata, e cioè in un pezzo importantissimo del waterfront cittadino di grande dimensione e unico su cui si può ancora intervenire con attività di riqualificazione.

Dopo quasi cinque anni di chiacchiere e propaganda “contro la cementificazione dell’area di colmata” e quasi alla fine del ciclo amministrativo i nodi stanno venendo al pettine, mostrando l’erroneità della scelta e le conseguenze che essa provocherà sul tessuto cittadino.

Molte sono le controindicazioni che stanno emergendo.

La prima riguarda l’ingombro e l’impatto visivo e ambientale del nuovo depuratore. Avendo deciso l’Amministrazione comunale di collocare lo stesso ‘a fil di banchina’, e cioè nella parte di area di colmata più prospiciente al mare, il manufatto sarà un’enorme costruzione lunga circa 400 metri, larga più di 30 metri e alta 8 metri sul livello del mare. Un edificio mastodontico, un altro gigantesco ‘muro’ che si collocherà, come nel caso della diga Perfigli, in un ambiente di alto pregio ambientale. In articulo mortis il Comune di Chiavari ha chiesto, peraltro a quanto si sa inascoltato, all’Area Metropolitana e all’Ireti (l’azienda di Iren che realizzerà l’intervento ) di abbassare di 1,5 metri il ‘muro’ per portarlo alla stessa altezza del resto della diga foranea. Chi osserva dalla passeggiata a mare l’altezza della diga foranea del porto si rende conto di quanto già quest’ultima crei impedimento alla vista del mare e del paesaggio: figuriamoci una costruzione alta un metro e mezzo in più. Probabilmente la richiesta del Comune di Chiavari sarà respinta perché abbassare il depuratore comporta costi assai elevati dovuti alla costruzione in zona di mare.

La realizzazione del depuratore devalorizzerà completamente l’area di proprietà comunale e ciò per diverse ragioni.

Un depuratore, sia pure funzionante con le più moderne tecnologie, non favorisce certamente l’attrattività turistica della zona, confinante tra l’altro con il porto turistico.

L’altezza, la lunghezza e la larghezza del manufatto impediranno totalmente la vista del mare, della costa e del paesaggio del Tigullio, in particolare del promontorio di Portofino, dando a Chiavari il triste primato di essere la prima città sul mare che impedisce a sé stessa di vedere il mare dal suo waterfront.

La presenza del depuratore comprensoriale può mettere in discussione la possibilità, per la verità mai seriamente coltivata, di realizzare sull’area di colmata anche un polo scolastico di cui la città avrebbe grande bisogno.

Si perde con questa scelta l’opportunità di fare della zona un vero strumento per il rilancio della città che ha perso ruolo e peso negli ultimi decenni.

Inoltre nessuno ha spiegato alla cittadinanza quali saranno le conseguenze della realizzazione dell’opera in termini di durata dei lavori necessari, e quindi di perdita temporanea dei parcheggi dell’area di colmata utilizzati soprattutto dai pendolari, né delle implicazioni del passaggio delle tubazioni che da Carasco e Cogorno porteranno i liquami fino a Chiavari: via Piacenza e Caperana, già oggi super congestionate, collasseranno definitivamente al momento della posa delle tubazioni?

Ma c’è di più. Non contenta del ‘muro’ di cemento rappresentato dalla costruzione del depuratore, sul quale nessuno ha mai fatto una valutazione di impatto ambientale, la Civica Amministrazione chiavarese ha deciso di costruire sulla restante parte libera dell’area, oltre a un campo da calcio, anche un grande parcheggio a due piani per cercare di non perdere del tutto i posteggi attualmente posti sull’area di colmata stessa. Il problema di questa idea è che il manufatto del nuovo parcheggio è di nuovo un cassone di cemento molto impattante, sia in termini volumetrici che di collocazione. Non si capisce perché, come fatto in altra parte della passeggiata a mare, il parcheggio non possa essere completamente interrato, lasciando la superficie libera per utilizzi più qualificanti dell’area.

Forse sulla questione del depuratore aveva ragione il M5S quando sosteneva la necessità di realizzare più depuratori di piccola dimensione proprio per evitare impatti e uso sbagliato di una risorsa territoriale così strategica.

Muri sbagliati, muri impattanti, scelte di governo del territorio senza senso e che prescindono dai valori ambientali e da una visione del futuro. Non si può lasciare al solo coraggio della Soprintendenza la soluzione di questi problemi. L’opinione pubblica e i cittadini devono far sentire la loro voce; così come deve fare la buona politica, se c’è.

Ma mentre sull’obbrobrio della diga Perfigli qualche speranza di spuntarla ancora c’è, l’impressione è che sul depuratore comprensoriale i giochi siano definitivamente fatti.

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