Home Attualità Il ‘pasticcio’ delle Case di Comunità, i medici di Medicina Generale insorgono contro la Regione: “Così distruggerete la sanità territoriale”

Il ‘pasticcio’ delle Case di Comunità, i medici di Medicina Generale insorgono contro la Regione: “Così distruggerete la sanità territoriale”

da Alberto Bruzzone

di ALBERTO BRUZZONE

Nel giorno in cui la Regione Liguria annuncia una parziale retromarcia a proposito della privatizzazione degli ospedali di Cairo e di Albenga, in provincia di Savona, rimane sempre molto acceso il dibattito sul progetto delle cosiddette Case di Comunità, ovvero il fulcro di una vasta riforma a livello nazionale di tutta la sanità territoriale.

L’iniziativa parte direttamente dal Governo e viene finanziata attraverso i fondi del Recovery Plan: secondo le previsioni di Palazzo Chigi, non ci saranno più studi medici sul territorio affidati ai singoli dottori o a gruppi di dottori associati, che lavorano in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale, bensì delle strutture, una ogni cinquantamila abitanti, per ospitare i medici a rotazione, ventiquattro ore su ventiquattro e sette giorni su sette, con contratti da dipendenti rispetto alle Aziende Sanitarie Locali.

L’obiettivo è quello di riorganizzare la sanità territoriale, di alleggerire la pressione sui pronto soccorso, ma si rischia di fare un pasticcio andando a smontare un sistema consolidato da decenni e che si è peraltro rivelato fondamentale durante i mesi più duri dell’emergenza sanitaria. In Liguria, ad ogni modo, queste Case di Comunità dovrebbero essere trentatré.

La partita è affidata direttamente al presidente della Regione, Giovanni Toti, che ha mantenuto, come noto, la delega alla Sanità, e che si sta avvalendo, in questa fase, del manager Giuseppe Profiti, già molto noto in ambienti vaticani, al centro dello scandalo dell’attico del cardinal Tarcisio Bertone e quindi presidente dell’ospedale ‘Bambin Gesù’, dirigente in Regione Liguria e nel consiglio di amministrazione dell’ospedale ‘Galliera’.

Trentatré sedi, si diceva e, per il Levante genovese, si fa l’ipotesi di Sestri Levante, dove andrebbero a confluire tutti i medici di base del Tigullio. Scelta logistica assai azzardata, anche perché rischia di sguarnire completamente importanti città e ingenti fasce di popolazione. La vertenza è aperta, il piano dovrebbe essere vagliato a fine ottobre e partire entro la fine del 2021, ma al momento è fiera l’opposizione di gran parte dei medici.

A ‘Piazza Levante’ parla Antonio Zampogna, noto e stimato medico chiavarese, segretario provinciale della Fimmg, la Federazione Italiana Medici di Medicina Generale. In una nota congiunta diffusa nei giorni scorsi, la federazione raccomanda che queste nuove strutture siano “integrative e non sostitutive”.

“Noi non siamo contrari a priori – osserva Antonio Zampogna – ma vogliamo ribadire determinate condizioni. I medici, in particolare i medici di famiglia, si sono fatti carico con sacrificio, generosità e senso di responsabilità di garantire l’assistenza ai cittadini in un contesto organizzativo e logistico condizionato da anni di disinvestimento sul sistema salute del nostro paese e in particolare sulle cure territoriali. Noi condividiamo l’obiettivo della ‘questione medica’, ma il PNRR non investe sui professionisti, bensì esclusivamente sulle strutture edilizie. E quando i soldi saranno finiti?”.

Secondo Zampogna, “le Case di Comunità possono rappresentare indubbiamente un’ulteriore opportunità solo se realizzeranno un’offerta assistenziale integrativa e non sostitutiva nel sistema attuale delle cure territoriali”. E la Fimmg completa: “Integrare nella Casa di Comunità il primo punto di accesso, la struttura burocratica amministrativa, la tecnostruttura, le specialità, non può certo migliorare l’accesso al servizio, quanto renderlo sempre più distante dai bisogni quotidiani e ‘generalistici’ dei cittadini. Un approccio ideologico, teorico, senza alcuna chiarezza circa il ruolo che si svolgerebbe all’interno, ha larghi margini di incertezza circa l’effettiva efficacia e sostenibilità”.

Zampogna parla di “ulteriori silos della sanità completamente avulsi dal contesto generale. Così come sono stati previsti, non garantirebbero continuità assistenziale, restando scollegati da tutto il resto. Non va distrutto l’esistente, certamente va migliorato, ma non distrutto. Non è pensabile che un residente a Santo Stefano d’Aveto per parlare con il proprio medico debba andare a Genova o a Sestri Levante. Il discorso dev’essere di prossimità: quindi strutture come le Case di Comunità possono starci, ma come punto di riferimento complessivo, per esempio quando il medico di base è fuori turno, oppure come appoggio nel caso di visite attraverso la telemedicina”. Il medico chiavarese parla del suo caso: “Sono in attività dal 1982. Ho visto crescere molti miei assistiti, sono medico dei nonni, dei genitori e dei figli, di intere famiglie. Dove lo mettiamo il rapporto fiduciario e dove la mettiamo la conoscenza personale nelle Case di Comunità? È importantissimo che un medico conosca i propri pazienti e il paziente, a sua volta, si fida maggiormente del suo medico di base. Non è che si possano distruggere tutti questi rapporti”.

Zampogna ricorda che “anni fa, ci vennero prospettati 132 milioni di euro di finanziamenti per aggiornare gli studi medici e per nuove dotazioni e strumentazioni. Che fine hanno fatto quei fondi? Perché non se n’è più parlato? Noi non siamo contrari alle aggregazioni, e infatti molti medici si sono organizzati in studi professionali associati, quello che potevamo fare lo abbiamo fatto”.

La Fimmg, attraverso le varie sedi territoriali, ha chiesto un incontro con le rispettive amministrazioni regionali. La Liguria è uno dei fronti più caldi anche perché dovrebbe fare da apripista. Intanto, anche sulla vaccinazione continuano a emergere perplessità. È stato dato il via libera alla vaccinazione congiunta per il siero anti-influenzale stagionale e per la terza dose del siero anti Covid, “ma a noi non hanno detto ancora nulla – sostiene Zampogna – Aspettiamo indicazioni dalla Asl 4, che a sua volta aspetta indicazioni da Alisa, che a sua volta aspetta indicazioni dal Ministero. Mi pare tutto assurdo: noi abbiamo dato disponibilità anche per dodici ore al giorno, nel periodo più complesso dell’emergenza sanitaria. Siamo andati a vaccinare presso le strutture pubbliche, siamo stati disponibili per i test sierologici. Non abbiamo battuto ciglio. Ora ci stanno facendo un sacco di difficoltà, cosa che non stanno facendo per esempio alle farmacie. Ci dicano chiaramente che ruolo hanno i medici di base e che cosa intendono per sanità territoriale”.

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