Home Approfondimento Un Tigullio più forte deve ripartire da un rinnovato concetto dell’idea di giustizia. Cominciamo da tutto quello che abbiamo di positivo (di Michele Scandroglio)

Un Tigullio più forte deve ripartire da un rinnovato concetto dell’idea di giustizia. Cominciamo da tutto quello che abbiamo di positivo (di Michele Scandroglio)

da Alberto Bruzzone

di MICHELE SCANDROGLIO *

Cesare Battisti e Gabriele D’Annunzio, seppure assai differenti per cultura e pensiero, erano ferventi irredentisti. Ognuno anelava a riconquistare la terra perduta, ognuno immaginava una Patria unita e forte chi sotto una autorevole monarchia chi da una altrettanto autorevole repubblica. Unico obbiettivo se pure anime diverse, questa la lezione dell’irredentismo.

Il Tigullio che pure è una piccola Patria, una enclave viva, distante e avversa da una Genova non solo matrigna ma financo arpia, perché lotti vincente per una causa giusta abbisogna di unità. E quale base per una azione unitaria forte e coesa se non la giustizia?

È la giustizia base di ogni presupposto per riaffermare il proprio autonomo pensare, come ci insegna Platone, di città o repubblica. Dunque la giustizia dovrebbe essere la luce, il faro, ma ahimè così non è. Non è giusto che il Tribunale sia stato soppresso. Non è giusto che una società fatiscente come Amiu voglia pareggiare il proprio conto economico agguantando indebitamente le positive performance del Tigullio. Non è giusto che ci si venga a dire ciò che è meglio per il nostro Fiume.

E se quest’anelito di giustizia che vorrebbe un Tigullio irredentista non ha nella forza di chi la pretende la volontà di compiere atti forti, coraggiosi e affidarsi alla sapienza di chi ha competenza, ma si adagia sulle concupiscibili ragioni del quieto vivere e della individuale convenienza allora questa giustizia difficilmente vedrà la autonomia di cui è presupposto per realizzarsi.

Ma bando alla filosofia, e partiamo da ciò che abbiamo tra le mani di positivo un territorio incantevole, da curare meglio, una pluralità di stagioni utili e di sfumature di colori ineguagliabili dall’azzurro di Portofino alla vetta del monte Penna. E soprattutto un dibattito aperto sulla ipotesi di un parco nazionale che allegandosi da quello attuale dei pochi comuni del parco di Portofino potrebbe come già da più parti auspicato ricomprendete l’Aveto e quindi sovrapposizione ideale con il nuovo Tigullio.

Lo strumento per dare ricchezza e autorevolezza ‘istituzionale’ è il Parco Nazionale di ‘Portofino del Tigullio’. Il ministro non pare insensibile. Le potenzialità enormi. Da Moneglia a Portofino, da Chiavari e Rapallo fino a Santo Stefano. Con le valli ad unire ambiti dove i cavalli sono ancora selvaggi, le mucche sono cabannine, la flotta di pescherecci da Santa a Sestri. E pur le patate quarantine. I turisti accorrono e i commerci sono solidi. La portualità turistica tra Lavagna e Rapallo è importante, a Riva ci sono ambiti industriali eccellenti. Che cosa manca? La volontà. Una piccola chiosa sul pesto, non ho dubbi che le grandi industrie alimentari che hanno chiamato il pesto ‘del Tigullio’ e non di Pra’ avranno avuto qualche solido motivo.

(* Imprenditore, console onorario della Bulgaria, già parlamentare della Repubblica)

Ti potrebbe interessare anche