Home Approfondimento I rapporti tra Genova e il Tigullio: sempre stati paternalistici e contenuti in un pesante e interessato clima dispotico (di Giorgio Viarengo)

I rapporti tra Genova e il Tigullio: sempre stati paternalistici e contenuti in un pesante e interessato clima dispotico (di Giorgio Viarengo)

da Alberto Bruzzone

di GIORGIO ‘GETTO’ VIARENGO *

Nell’editoriale di Antonio Gozzi, pubblicato la scorsa settimana, emerge con grande chiarezza la necessità che il Tigullio riacquisti una propria autonomia decisionale sui maggiori punti strategici che riguardano il proprio territorio.

La dura esposizione richiama il ruolo di questa parte di Liguria, oggi chiusa nella contradittoria politica attuata dalla Città Metropolitana. Non credo che ci sia altro da esporre nella lettura contemporanea dei fatti, ma mi pare utile, per dare un maggiore respiro storico e culturale, ricostruire nel tempo come i rapporti di Genova con Chiavari siano sempre stati paternalistici e contenuti in un pesante e interessato clima dispotico.

La centralità del potere era sempre esercitata dalla città capoluogo, con ben poche possibilità d’autonomia lasciate al resto del territorio. Se indaghiamo le condizioni, mi sto riferendo all’epoca comunale XI-XII secolo, dalla fondazione della città di Chiavari troveremo situazioni politiche perfettamente ricalcabili nei termini espressi da Gozzi.

Il castrum e il burgus di Chiavari sono un’operazione politica, interamente gestita dal comune di Genova per contrastare il potere territoriale dei Fieschi nella sponda di levante dell’Entella. L’atto determinante è scritto il 19 ottobre del 1178, quando i Consoli di Genova decretano la nascita del borgo come estremo presidio dei loro confini di levante. Presso il Capitolo si riunirono le autorità genovesi per stilare il documento programmatico, già nella premessa un’indicazione politica importante: ‘Lodo riguardante un territorio del Comune di Genova che si trova verso il castello di Chiavari perché sia edificato dai burgensi’.

Questa frase conferma due aspetti già affrontati: il primo, riguarda l’ulteriore attestazione che si tratta di territorio dell’autorità genovese; il secondo, destina ai ‘burgensi’ l’urbanizzazione della nuova comunità.

Chiavari era territorio del Comune genovese, ne acquisì i diritti di superficie e ne programmò l’intera urbanizzazione: dalle carte d’archivio possiamo verificare quanto dovettero pagare i ‘chiavaresi’ del tempo l’intera operazione. ‘Nella prima striscia inferiore che è lungo la strada una tavola per il costo di soldi 32, a titolo di proprietà o in affitto perpetuo per loro stessi e per gli eredi, pagando 12 denari ogni anno e perciò la misura del carruggio sia computata in rapporto con l’estensione delle case che saranno a ogni lato della via’.

Le aree più interne erano considerate più preziose e i costi d’assegnazione seguivano una curva decrescente: 32 soldi la prima, 14 per l’acquisto sulla seconda viabilità e 8 per l’affitto, la terza rispettivamente 7 soldi e 4, la più vicina al mare scendeva a 5 soldi per la concessione in acquisto e 3 per l’affitto perpetuo.

Le campagne, poco sicure, favorirono l’urbanesimo e la nascita di nuove attività: tutte controllate dalle corporazioni con sedi e magistrature in Genova. Passano circa trent’anni, era l’11 aprile del 1209, e un nuovo provvedimento dell’autorità genovese, rappresentata dai consoli, autorizza l’urbanizzazione della ‘Terram Comunis Ianuae positam extra murum burgi Clavari’.

Si tratta dell’ampio spazio a est delle mura, area compresa tra il mare e il corso del fiume Entella. Come già ricordato l’attraversamento del fiume era assicurato da un ponte in legno intitolato a Sant’Erasmo, una viabilità che presto si rinnoverà con la realizzazione del Ponte della Maddalena edificato dai Fieschi. Erano passati trent’anni dal primo insediamento organizzato e l’operazione si ripeteva, anche in questo caso e come appare nella citazione riportata, l’area era considerata terra genovese, divisa in tavole per essere assegnata a coloro che s’insediavano nel nuovo e ampio quartiere. La nuova comunità godeva della protezione genovese e il Comune prima e la Repubblica successivamente, garantivano la possibilità di dotarsi di uno statuto, di cui poteva porre veto, e di uno specifico edificio per il governo della città che sarà realizzato nella Cittadella.

Questo conferma che la strategia di Genova non fosse solo la realizzazione del presidio di tipo militare, ma anche la volontà di porre un istituto giurisdizionale, posseduto da chi risiedeva in questo territorio acquisendo il titolo di ‘burgenses’.

Nel corso del XIII secolo l’autorità organizza i propri possedimenti con un nuovo assetto istituzionale, le podesterie rappresenteranno il decentramento delle funzioni amministrative e giudiziarie: Chiavari sarà sede della nuova istituzione.

Questa organizzazione conferisce una posizione di notevole prestigio e offre riflessi sulla crescita delle strutture sociali, creando un baricentro d’interessi in Chiavari. L’amministrazione della giustizia, civile e criminale, favorisce la formazione di una classe burocratica per l’esercizio di queste funzioni, dirette e applicate in loco. Tra il 1282 e il 1285 sono già presenti in Chiavari 23 notai, questo dato conferma l’ascesa istituzionale del nuovo assetto cittadino.

In seguito, tra il terzo e quarto decennio del Trecento, Chiavari diventa sede del Vicario per tutto il Levante, un ruolo di vero e proprio capoluogo, da cui dipendono e sono subordinate le podesterie di Recco, Rapallo, Sestri, Moneglia e il vasto entroterra. Questo ruolo destinava Chiavari a sede dell’Archivio Notarile, un fondo documentaristico unico e ricchissimo di dati per la nostra storia. Purtroppo, non riuscendo a trovare una sede adeguata, è stato trasferito nei depositi dell’Archivio di Stato di Genova a Campi. A capo della curia di Chiavari è il Podestà, inviato da Genova, in città vive in una ‘domus’ a lui riservata, prima in piazza San Giovanni, successivamente nella Cittadella.

Questo lungo periodo presenta novità importanti e fondamentali, capaci di ribadire nel tempo il ruolo politico di Chiavari, ma la vera svolta arriverà con il periodo napoleonico, quando si dispone un vero cambiamento e si stabilisce la prima grande espansione urbanistica della città.

La cultura politica cambia definitivamente, i nuovi ruoli istituzionali confermano Chiavari centro del territorio, la città della giurisdizione dell’Entella, successivamente capoluogo del Dipartimento degli Appennini. Altra novità è la divisione della pratica della giustizia dall’amministrazione pubblica, nasceranno così il Tribunale, il Circondario, il Municipio. Una catena formidabile d’avvenimenti che richiedono profonde modifiche, il municipio diventa sede del nuovo ruolo istituzionale e viene costruito uno specifico edificio.

La Repubblica Democratica, che aveva spazzato via la vecchia aristocrazia, destinava Chiavari a rappresentare la giurisdizione dell’Entella, il cammino dell’innovazione si fa più veloce, adesso presiede la comunità il ‘sindaco’, la giunta ne realizza gli atti e i progetti.

Nel 1805 Carlo Garibaldi scrive le sue ‘Memorie di Chiavari’, non mancherà d’affermare un concetto che sarà rilevante per il futuro: “Fatto capoluogo vede immediatamente aumentare la sua popolazione di più di cento famiglie d’impiegati”. Una semplice frase rilevatrice, la Chiavari degli ortolani, contadini e artigiani, vede una nuova presenza: la borghesia; il prefetto francese e le autorità imperiali abitano in Palazzo Costaguta, occorre una nuova città per nuovi cittadini.

Se questo è il profilo della futura comunità, adesso è necessario progettare l’espansione di una città moderna, capace di dialogare con il Centro Storico e il territorio circostante. Con l’Unità d’Italia, Chiavari perderà il ruolo di provincia, la sede del Circondario che sarà cancellato dai nuovi ordinamenti amministrativi introdotti dalle politiche del regno. Un nuovo accentramento genovese giungerà con il periodo della dittatura fascista, saranno cancellate le moderne norme napoleoniche, prima fra tutte l’elezione del sindaco, del consiglio comunale e il tribunale. Il podestà tornerà solo come figura amministrativa, cancellando il ruolo programmatorio di una possibile classe dirigente locale.

Con la Liberazione si riprenderà il cammino democratico, la Costituzione garantirà un nuovo assetto dello Stato, dove Comuni e Province ne risulteranno i nuovi cardini. La Regione tarderà sino alla metà degli anni Settanta. In quel periodo, grazie a una forte classe politica locale, si avvia il dibattito per l’istituzione della Quinta Provincia Ligure in Chiavari. Diversi parlamentari, costruendo un vasto schieramento la sosterranno, ma non si giungerà mai alla sua realizzazione.

L’attuale Città Metropolitana ci riporta a un potere di governo lontano, spesso assente, talvolta cieco e incapace di scelte che favoriscano i nostri territori. Il resto lo avete letto nell’articolo di Gozzi, ma è bene parlarne e riflettere, costruire nuove condizioni, capaci di ridare al Tigullio voce e speranze per il futuro, dove rinnovate autonomie permettano progettazioni condivise da chi vive questa terra e non imposte da autorità spesso assenti ed estranee al territorio.

(* studioso ed esperto di storia e di tradizioni del Tigullio)

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