Home Attualità Linda Laura Sabbadini, chair del G20 delle donne: “Dobbiamo essere promotrici di cambiamento”

Linda Laura Sabbadini, chair del G20 delle donne: “Dobbiamo essere promotrici di cambiamento”

da Alberto Bruzzone

di ALBERTO BRUZZONE

Ci sarà anche e soprattutto la questione delle donne afghane, al centro del dibattito previsto per oggi a Santa Margherita, in occasione dell’evento internazionale ‘International Ministerial Conference on Women’s Enpowerment’, uno degli appuntamenti speciali nel programma complessivo dei vertici del G20, di cui l’Italia ha assunto la presidenza lo scorso dicembre.

Nel Tigullio arrivano i ministri e le ministre delle Pari Opportunità e delle Politiche Sociali di alcuni tra i paesi più importanti del mondo. A organizzare la giornata è il Ministero per le Pari Opportunità e la Famiglia, attualmente guidato da Elena Bonetti. Chair del G20 delle donne è Linda Laura Sabbadini, attuale presidente dell’Istat, premiata nei giorni scorsi, proprio a Santa Margherita, nell’ambito del Festival della Bioetica, una delle manifestazioni che stanno facendo da contorno al G20.

“Servono corridoi umanitari – afferma – e serve soprattutto un organismo indipendente che vigili sulla situazione delle donne in Afghanistan. Dobbiamo ricordarci com’era la situazione di queste donne vent’anni fa e com’è adesso: è un momento criticissimo, sarà molto difficile riuscire a mantenere i risultati che sono stati raggiunti”.

Secondo Linda Laura Sabbadini, “il G20 ha un ruolo fondamentale, per il rispetto dei diritti umani in Afghanistan, e in particolare dei diritti delle donne, laddove essi vengano violati”. È questo l’indirizzo conclusivo dell’incontro che si terrà oggi e che è già stato tracciato: “I diritti vanno difesi tutti insieme e la democrazia non dovrebbe mai essere messa in discussione. Il G20, in generale, è l’occasione per tornare a riflettere sul potere delle donne e per tornare a ribadire che esiste la possibilità per le donne di contare veramente nella storia, come recita la nostra Costituzione”.

La presidente dell’Istat è una donna da sempre impegnata “per le altre donne, per i bambini, per le minoranze”: ragiona per numeri e con i numeri, ma senza mai tralasciare l’aspetto umano.

“Nessuno – dice dei tempi attuali – si aspettava di vivere un periodo così difficile, un momento così cruciale per l’umanità. La pandemia di Coronavirus ha avuto un impatto sulle nostre vite. Lo shock che abbiamo ricevuto è stato rapido e inaspettato. L‘occupazione femminile e maschile è diminuita, in particolare per le donne. Poi il vaccino, una luce che apre grandi speranze. Abbiamo un’opportunità. L’ultima dichiarazione dei leader del G20 ha stabilito la necessità di lanciare una road map per l’uguaglianza di genere”.

I piani di azione su cui lavorare per l’empowerment delle donne sono molteplici: dal lavoro, all’assistenza e lavoro di cura, all’ambiente, con uno sguardo tipico femminile che Sabbadini ha definito “olistico”. In merito al carico professionale e di cura che le donne hanno assunto su di sé in pandemia, Sabbadini rinnova poi la necessità di “maggiori investimenti in sanità, in particolare nei servizi territoriali, assistenza e servizi sociali, in generale nelle infrastrutture sociali. Dobbiamo investire nella medicina di genere. Ma è necessario anche adottare strategie per prendersi cura del nostro pianeta ed evitare di sfruttarne irreversibilmente le risorse. Le donne possono svolgere un ruolo di primo piano nell’affrontare la crisi climatica. Le capacità di cura che hanno già dimostrato all’interno dei movimenti degli attivisti possono anche permeare i paesi politicamente ed economicamente. Il coinvolgimento delle competenze femminili può avere un ruolo cardine per la transizione verso un’economia decarbonizzata e fornire opportunità di sviluppo”.

Importante questo coinvolgimento anche per quella che viene definita la ‘rivoluzione tecnologica’. Secondo la presidente dell’Istat, ci sono degli obiettivi primari: “Aumentare l’occupazione femminile, le infrastrutture sociali, creare un piano d’azione contro gli stereotipi di genere, compiere maggiori investimenti nell’imprenditorialità innovativa”.

Un aspetto centrale, in tal senso, riveste l’attenzione sull’educazione sin dall’infanzia. “È importante mettere in atto programmi educativi permanenti, rivolti a ragazzi e ragazze fin dall’infanzia, incentrati sulla condivisione della consapevolezza, sulla trasmissione inconscia degli stereotipi in tutti i campi dall’intelligenza artificiale ai media e alla comunicazione pubblicitaria”. La pandemia, purtroppo, “è un grande ostacolo per il raggiungimento dell’uguaglianza di genere e in tutte le sue forme: fisica, psicologica, sessuale, economica. Questo è uno dei più gravi problemi dei diritti umani, ma noi donne dobbiamo essere sfidanti, dobbiamo essere promotrici di cambiamento”.

Sabbadini lo dice con una frase a effetto e di sicura presa: “La ripresa o sarà donna o non sarà sostenibile. Il G20 ne ha l’opportunità, con la dichiarazione dei leader di Roma di dare una svolta epocale, come mai era successo nella storia del G20. Noi società civile delle donne siamo qui per contribuire con le nostre proposte e la nostra ricchezza. Fatene buon uso”.

Si parte con una raccomandazione generale. “Non vogliamo più sentir parlare di inclusione quando si parla di strategia di genere – spiega Sabbadini – le donne sono la metà del mondo, non sono una minoranza. Noi siamo incluse già. Quando parlate di parità di genere dovete far riferimento al’empowerment delle donne che è potere ma non solo, è essere messe in condizione di contare, di essere protagoniste, di governare. Le donne non vogliono elemosine. L’uguaglianza di genere deve essere messa al centro delle politiche di ogni Paese, è il punto focale della vera ripresa, economica e culturale, la diversity arricchisce le politiche”.

E si sottolinea il bisogno “di investire nella medicina di genere, di garantire uguali diritti di accesso alle finanze per l’imprenditoria femminile, di assicurare l’accesso alle nuove tecnologie per l’upskilling e il reskilling delle donne in campo digitale. Un’attenzione particolare è dedicata, per la prima volta, alla violenza sulle donne e sulle bambine per cui sono necessarie politiche sistematiche e permanenti di tutti i governi. Anche la transizione ecologia è considerata una grande occasione per le donne, ed è necessario dare uguali opportunità nei green jobs. È fondamentale ridurre il gap lavorativo e salariale con gli uomini, non a loro discapito, ma con l’aumento dell’occupazione femminile”. E poi la richiesta di un impegno, con una data ben precisa. “Chiediamo al G20 – conclude la chair – di garantire alle donne il 50% dei luoghi decisionali entro il 2030. Più i governi e la presidenza del G20 riusciranno ad andare avanti insieme, più il futuro sarà rosa. Avanti con la forza delle donne per cambiare il mondo”. Avanti tutta.

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