Home Aziende in vetrina Il ‘Bucaneve’, le tradizioni e le delizie della Val d’Aveto preziose come e più dei fiori

Il ‘Bucaneve’, le tradizioni e le delizie della Val d’Aveto preziose come e più dei fiori

da Alberto Bruzzone

di DANILO SANGUINETI

Ci sono fiori testardi che cantano fuori dal coro, che pongono la leggiadria e la piacevolezza, che pure posseggono, in secondo piano, concentrati come sono sulla volontà di autoaffermazione alimentata da una gagliarda fiducia nella propria opera. Il Bucaneve, o Galanthus Nivalis, spunta dal terreno quando persino le cugine liliacee stanno al coperto, lontane da pioggia, freddo, vento e beninteso neve.

Ed è significativo che sia stato scelto per intitolare il negozietto che nel 1991 fu la culla della attuale azienda agricola. Una dichiarazione di intenti avere come emblema il fiore che annuncia ai quattro venti (in vallata anche qualcuno di più) la comparsa della stagione bella.

Oggi è un caratteristico edificio multisala costruito in legno e arredato con lo stesso materiale, trent’anni fa era un localino a fianco di piazza 25 Aprile a Santo Stefano d’Aveto, nel centro storico del borgo appenninico.

La signora Liliana Cervini è il capocordata della piccola e affiatata crew che manda avanti la duplice rivendita: “Io, mio marito, mio figlio e mia nipote”. Piante, fiori, orto, giardino da un lato, ossia vista e olfatto; sull’altra sponda delle eccellenze avetane, il gusto e il tatto, degustazione e vendita di formaggi tipici e prodotti locali, formaggio Santo Stefano, formaggio stagionato 16/18 mesi, ricotta, caciotte, sarasso, yogurt, budini, confetture di frutta locale, miele, nocciole, crema di nocciole, farine, patate, frutti di bosco, gelato agricolo, fiordilatte.

Se pensate che manchi il quinto senso, l’udito, siete in errore: potete sedervi fuori all’ombra delle tende a vela e godervi il panorama della Valle, il paese ai vostri piedi, il Groppo Rosso, il Bue e il Maggiorasca che fanno da quinta alla ‘conca’ incantata dell’Alto Aveto. Silenzio rotto solo da qualche avventuriero in auto che percorre via Piacenza, tratto iniziale della strada per il passo del Tomarlo, o dal fischio di due ruote spinte da motore o umani quadricipiti che rotola o si inerpica.

La storia ha un capitolo iniziale in sordina: “Nel 1991 – ricorda Liliana – giù (anche se siamo solo 100 metri più in alto dell’abitato, l’altimetria è importante per i ‘santostefanesi’, ndr) aprimmo un negozio di fiori e piante, il locale non consentiva altro, lo spazio era poco e dovevamo lasciare tutte le piante all’esterno, prendere dei parcheggi per i clienti. Ci siamo rimasti per quasi un quarto di secolo. Nel 2012 abbiamo pensato di trasferirci qui, dove c’erano i terreni di mio padre, e lavorare un po’ meglio. E abbiamo tirato su questo complesso, con sacrifici e tanta pazienza perché l’iter per avere tutti i permessi necessari è stato snervante e interminabile. Sei anni fa, nel 2015 abbiamo aperto e cominciato con piante e fiori come prima. Ben presto ci siamo accorti che non ci saremmo stati dentro, le spese si erano moltiplicate”.

C’era da diversificare e ampliare l’offerta. “Prima abbiamo collaborato con un produttore di formaggio, poi ci siamo messi in proprio. Usando materie prime dei nostri campi e orti, e aggiungendo in un secondo tempo qualche capo di bestiame per avere latte e latticini”.

Più naturale di così. “Abbiamo deciso di limitare la produzione per mantenere la massima qualità. Con il passare degli anni, ci siamo specializzati nella coltivazione e trasformazione di piccoli frutti, nella selezione e vendita di ricetta di eccellenza della nostra terra e nella produzione di yogurt e formaggi. Oggi abbiamo anche il gelato agricolo, il gelato allo yogurt (va fortissimo tra i giovani ndr) e tutti gli altri prodotti freschi non acquistabili attraverso lo shop online”.

Che si può facilmente fare andando sul sito www.ilbucanevesantostefano.it. “Abbiamo specificato il nome del paese perché ci sentiamo profondamente attaccati alla nostra patria. La nostra è una piccola azienda agricola situata nel difficile ma bellissimo territorio della Val d’Aveto. Al nostro paese è stata assegnata dal Touring Club la Bandiera Arancione, marchio di qualità per patrimonio storico, culturale, ambientale e turistico di pregio. Ne siamo orgogliosi”.

Si è capito che meno è più. “La nostra politica di non esagerare con la proposta. Certo sappiamo che se dessimo il nostro yogurt o le nostre confetture ai rivenditori non locali – e vi posso assicurare che ce lo hanno chiesto in parecchi, sulla costa, in Provincia e anche fuori – aumenteremmo il guadagno. Ma sarebbe a discapito della freschezza e soprattutto non invoglieremmo la gente a venire qui, a scoprire l’Aveto e le sue bellezze”.

Abituati ai particolarismi di altre realtà locali, questa assolutamente spontanea solidarietà ‘di zona’ quasi commuove. Si pensa all’indotto, non si resta concentrati sul proprio ombelico. “Questo ci ha aiutato anche in queste ultime stagioni non facili. Penso ai mesi del lockdown. Noi non abbiamo mai chiuso. Ma gli altri hanno sofferto. E comunque non arrivava gente e quindi in generale si è dovuto tirare i remi in barca”.

E ora? “La macchina si è rimessa in moto e c’è bisogno che corra. Ci auguriamo di vedere tante persone e di poterle incantare con la nostra offerta”. La gentile Liliana è pronta a giocare le sue carte in ogni momento dell’anno: “In Primavera vanno di più, come è logico, piante e fiori, da decorazione e da orto, poi in estate curiamo più la parte alimentare, tocca ai gelati e alle confetture”.

C’è una specialità nella specialità: la coltivazione di lamponi. “Li vendiamo freschi dopo la raccolta di un mese, più o meno a luglio, ad agosto li lavoriamo. E vanno fortissimo”. In autunno piante e frutti, in inverno le confetture anche se l’azienda tiene aperta solo nei fine settimana. “È logico, se c’è neve i clienti arrivano, passano per andare sulle piste e si fermano. Altrimenti, beh si stringono i denti”.

Fiore esile ma resiliente il Bucaneve, è l’alter ego del limone. Questo la montaliana tromba d’oro della solarità, quello un clarinetto albino che modula in una tonalità soave una melodia di promesse, di ideali e speranze, un’armonia che archivia i trascorsi e guarda all’avvenire. La Stella del Mattino, la prima ad apparire nel corso dell’anno, che come narra la leggenda venne premiata con questa invidiata primizia poiché aveva offerto ristoro a Gesù Bambino che vagava assetato nella bianca distesa di ghiaccio assieme alla sua Mamma. Una bianca tazzina che conforta. Impossibile scegliere un nome più adeguato per chi ti propone degli yogurt da urlo.

Ti potrebbe interessare anche